Bff Bank affonda in Borsa dopo ispezione Bankitalia, mercato in allarme

Bff Bank affonda in Borsa dopo ispezione Bankitalia, mercato in allarme

31 Marzo 2026

BFF Bank sotto pressione: cosa è successo, quando e perché

Nel weekend del 29 marzo 2026, a mercati chiusi, BFF Bank, leader italiano nel factoring verso la pubblica amministrazione, è finita sotto una stretta vigilanza di Banca d’Italia. L’istituto ha affiancato al consiglio di amministrazione due commissari, Raffaele Lener e Francesco Fioretto, per rafforzare il controllo su crediti, contabilità e governance. Nella seduta borsistica successiva il titolo ha perso oltre il 50%, ampliando il crollo a più dell’80% da inizio febbraio e oltre il 90% dai massimi del 2024. La crisi esplode a Milano ma riguarda un player europeo della finanza specializzata. La causa principale è un mix di rilievi ispettivi su classificazione dei crediti, errori contabili pluriennali e contenziosi con la pubblica amministrazione, che hanno incrinato la fiducia del mercato e costretto a rinviare il bilancio 2025.

In sintesi:

  • Azioni BFF Bank crollate di oltre il 90% rispetto ai massimi 2024.
  • Banca d’Italia affianca due commissari al consiglio per rafforzare la vigilanza.
  • Rischio fino a 1,3 miliardi di euro di crediti deteriorati aggiuntivi teorici.
  • Errori contabili 2015-2025 e contenziosi su 400 milioni verso la pubblica amministrazione.

Intervento della vigilanza, crediti e contabilità: cosa c’è davvero in gioco

Banca d’Italia non ha commissariato BFF Bank, ma ha deciso una misura intermedia: il consiglio mantiene i poteri, operando però sotto sorveglianza rafforzata di Raffaele Lener e Francesco Fioretto. Mandato prioritario: ripulire processi di classificazione crediti, controlli interni e reporting. L’ispezione è ancora in corso, quindi il quadro regolamentare e quantitativo non è definitivo, alimentando volatilità estrema in Borsa.

Il nodo centrale riguarda i crediti factoring verso la pubblica amministrazione. L’“effetto contagio” tra posizioni verso lo stesso debitore pubblico potrebbe far emergere fino a 800 milioni di euro di esposizioni deteriorate aggiuntive. Una lettura più restrittiva delle regole sui giorni di arretrato potrebbe aggiungerne altri 500 milioni. Nel worst case teorico: circa 1,3 miliardi di NPE incrementali, cifra che la banca considera non integralmente cumulabile. BFF Bank rivendica un CET1 ratio al 14,1% a fine 2025, sostenuto dal basso tasso storico di perdita sui crediti verso lo Stato, ma resta incerto l’impatto su accantonamenti e utili futuri.

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Parallelamente emergono anomalie contabili: tra 2019 e 2023 circa 54 milioni di incassi di capitale sono stati registrati come interessi e commissioni, gonfiando ricavi e imposte. La rettifica ha ridotto il patrimonio netto di apertura 2025 di 15,1 milioni. Sono ora sotto revisione ulteriore operazioni per 452 milioni (2015-2025); su una parte del campione l’impatto stimato appare contenuto, ma segnala debolezze strutturali nei processi amministrativo-contabili.

Effetti su clienti, reputazione e possibili scenari futuri

La crisi ha già effetti operativi. In conference call, l’amministratore delegato Giuseppe Sica ha ammesso che il contesto «non aiuta a farsi nuovi clienti» e che non si attendono acquisizioni significative nel primo e secondo trimestre, pur esistendo una pipeline in corso. Per un operatore specializzato nel factoring, la frenata dei nuovi volumi può tradursi in minori ricavi nei prossimi trimestri, proprio mentre crescono fabbisogni di accantonamenti e costi di compliance.

Le criticità non nascono oggi: un’ispezione del 2024 aveva già imposto riclassificazioni dei crediti e acceso un faro della Procura di Milano. Nel 2026 sono seguiti profit warning, revisione del piano industriale e cambio di vertice con la nomina del nuovo CEO. Il provvedimento di fine marzo è quindi l’ultima tappa di una crisi a “stratificazione progressiva”, che il mercato ha reagito a prezzare solo quando l’incertezza regolamentare e contabile è divenuta sistemica.

I prossimi mesi ruoteranno intorno a tre snodi: conclusione dell’ispezione di Banca d’Italia, definizione dell’impatto dei potenziali 1,3 miliardi di crediti deteriorati aggiuntivi e chiusura delle verifiche contabili e legali (circa 400 milioni di esposizioni in contenzioso, con rettifiche iniziali intorno a 70 milioni). Il rinvio dell’approvazione del bilancio 2025 entro giugno sarà il test decisivo per misurare la reale capacità di BFF Bank di contenere la crisi, preservare il capitale e ricostruire credibilità verso investitori e controparti pubbliche.

FAQ

Perché il titolo BFF Bank è crollato in Borsa così rapidamente?

Il crollo riflette timori su crediti deteriorati potenziali fino a 1,3 miliardi, errori contabili pluriennali, contenziosi rilevanti e intervento straordinario di Banca d’Italia, che hanno minato la fiducia degli investitori istituzionali.

La misura di Banca d’Italia è un commissariamento di BFF Bank?

No, formalmente non è un commissariamento. Il consiglio di amministrazione resta in carica, ma opera affiancato da due commissari con funzioni di supervisione rafforzata su crediti, controlli interni e piani di risanamento.

I crediti factoring verso la pubblica amministrazione sono davvero a rischio?

Sì, sono sotto revisione prudenziale, ma storicamente presentano perdite effettive molto basse. Il rischio principale riguarda maggiori accantonamenti contabili e minori utili, più che un default generalizzato delle controparti pubbliche.

Cosa può cambiare con l’approvazione del bilancio 2025 di BFF Bank?

L’approvazione, prevista entro giugno, potrà chiarire l’entità finale dei crediti deteriorati, delle rettifiche contabili e dei contenziosi, consentendo a investitori e vigilanza di valutare solidità patrimoniale e sostenibilità del modello di business.

Quali sono le fonti utilizzate per ricostruire la situazione di BFF Bank?

L’analisi deriva da una elaborazione autonoma della Redazione su base informativa proveniente congiuntamente da fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, opportunamente rielaborate.


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