Alzheimer identificato precocemente grazie ai marcatori nel sangue cerebrale

Flusso sanguigno cerebrale e Alzheimer, cosa rivela il nuovo studio USA
Un team del Mark and Mary Stevens Neuroimaging and Informatics Institute della Keck School of Medicine, University of Southern California, ha analizzato come leggere variazioni del flusso sanguigno cerebrale e dell’apporto di ossigeno siano associate ai segni iniziali del morbo di Alzheimer.
Lo studio, condotto negli Stati Uniti su anziani con e senza deterioramento cognitivo, utilizza tecniche non invasive per valutare la funzione vascolare cerebrale a riposo.
I risultati, pubblicati su Alzheimer’s and Dementia: The Journal of the Alzheimer’s Association, indicano che una migliore salute dei vasi cerebrali correla con minore accumulo di amiloide e maggiore volume dell’ippocampo, suggerendo un potenziale strumento di screening precoce a basso costo.
In sintesi:
- Migliore funzione vascolare cerebrale associata a minore amiloide e ippocampo più voluminoso.
- Usate sonografia Doppler transcranica e spettroscopia nel vicino infrarosso, entrambe non invasive.
- Nei soggetti con deterioramento cognitivo la funzione vascolare appare significativamente compromessa.
- Tecniche potenzialmente utili per screening precoce e monitoraggio su larga scala.
Come la salute vascolare modula i primi segni dell’Alzheimer
I ricercatori del Stevens INI hanno combinato sonografia Doppler transcranica e spettroscopia nel vicino infrarosso, eseguite a riposo, per misurare velocità del flusso ematico e ossigenazione corticale.
Attraverso modelli matematici avanzati, questi dati sono stati integrati in indicatori compositi di autoregolazione cerebrovascolare, cioè la capacità del cervello di adattare il flusso sanguigno alle variazioni di pressione e anidride carbonica.
I partecipanti con parametri vascolari più simili all’invecchiamento sano mostravano meno deposito di amiloide e un ippocampo più grande, biomarcatore chiave nelle fasi precoci dell’Alzheimer.
*“Amiloide e tau sono spesso considerati i protagonisti principali nell’Alzheimer, ma il flusso ematico e l’apporto di ossigeno sono altrettanto critici”* afferma Amaryllis A. Tsiknia, autrice principale e dottoranda alla USC.
Secondo Tsiknia, *quando il sistema vascolare cerebrale funziona in modo simile all’invecchiamento sano, si osservano anche caratteristiche cerebrali associate a un migliore stato cognitivo*.
La professoressa Meredith N. Braskie sottolinea che questi indici vascolari risultano coerenti con i dati ottenuti tramite risonanza magnetica (MRI) e tomografia a emissione di positroni (PET), rafforzando la solidità biologica delle osservazioni, pur restando misure trasversali e non causali.
Nei soggetti con deterioramento cognitivo lieve o demenza, la funzione vascolare cerebrale appare nettamente più compromessa, inserendo il danno vascolare nel continuum biologico dell’Alzheimer.
Per Arthur W. Toga, direttore dello Stevens INI, *“questi risultati si aggiungono a un corpo crescente di evidenze che indicano contributi vascolari significativi nell’Alzheimer, oltre alle classiche alterazioni neurodegenerative”*.
La possibilità di misurare questi parametri con strumenti relativamente economici e privi di radiazioni apre scenari di utilizzo clinico in contesti con risorse limitate.
Prospettive future tra prevenzione, screening e studi longitudinali
Rispetto a PET con traccianti amiloidi e MRI avanzata, Doppler transcranico e spettroscopia nel vicino infrarosso offrono vantaggi di costo, sicurezza e accessibilità, soprattutto negli anziani fragili con mobilità ridotta.
Lo studio, sostenuto dall’Office of The Director dei National Institutes of Health (S10OD032285) e dal National Institute on Aging (R01AG058162), coinvolge anche Peter S. Conti, Rebecca J. Lepping, Brendan J. Kelley, Rong Zhang, Sandra A. Billinger, Helena C. Chui e Vasilis Z. Marmarelis.
I prossimi passi saranno studi longitudinali per capire se gli indici vascolari possano anticipare il declino cognitivo o predire la risposta a terapie mirate.
Come evidenzia ancora Amaryllis A. Tsiknia, *se sarà possibile monitorare questi segnali nel corso degli anni, si potrà identificare precocemente le persone a maggior rischio e valutare se migliorare la salute vascolare possa rallentare o ridurre le alterazioni cerebrali associate all’Alzheimer*.
Resta aperta una domanda cruciale per salute pubblica e prevenzione: intervenire sulla circolazione cerebrale già nella mezza età può modificare la traiettoria di una patologia che coinvolge decine di milioni di persone in tutto il mondo?
FAQ
Cosa dimostra questo studio sul flusso sanguigno cerebrale e Alzheimer?
Lo studio mostra che una migliore funzione vascolare cerebrale è associata a minore accumulo di amiloide e a un ippocampo più voluminoso, entrambi indicatori di minore rischio di Alzheimer.
Quali tecniche non invasive sono state utilizzate dai ricercatori?
Sono state utilizzate sonografia Doppler transcranica e spettroscopia nel vicino infrarosso, entrambe eseguibili a riposo, senza radiazioni, iniezioni o compiti cognitivi.
Queste misure vascolari possono sostituire PET e risonanza magnetica?
Attualmente no, ma possono affiancarle. Forniscono indici di rischio complementari, più economici e accessibili, utili soprattutto per screening su larga scala e in contesti con risorse limitate.
Chi potrebbe beneficiare maggiormente di questi futuri screening vascolari?
Possono beneficiarne anziani a rischio, persone con familiarità per Alzheimer, soggetti con fattori vascolari (ipertensione, diabete) e pazienti con sospetto deterioramento cognitivo lieve.
Quali sono le fonti originali utilizzate per questo articolo?
L’articolo deriva da una elaborazione congiunta di contenuti provenienti da Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, opportunamente rielaborati dalla nostra Redazione.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
PUBBLICITA’ – COMUNICATI STAMPA – PROVE PRODOTTI
Per acquistare pubblicità CLICCA QUI
Per inviarci comunicati stampa e per proporci prodotti da testare prodotti CLICCA QUI



