Valanga Alto Adige travolge gruppo di scialpinisti: bilancio drammatico tra vittime e feriti

Valanga in Val Ridanna: bilancio, vittime e indagini sulle cause
Una valanga di grandi dimensioni ha travolto oggi 25 scialpinisti in Val Ridanna, in Alto Adige, sul versante della Cima d’Incendio a circa 2.445 metri. L’evento, avvenuto intorno alle 11.40, ha causato due morti e cinque feriti, tre dei quali in condizioni gravi. L’area, molto frequentata da comitive italiane, austriache e tedesche, presentava un pericolo valanghe ufficialmente moderato, ma reso insidioso da vento e condizioni del manto nevoso. Le autorità locali, supportate da elicotteri italiani e austriaci, stanno verificando le dinamiche del distacco per capire perché l’intero pendio sia crollato nonostante il grado 2 sul bollettino valanghe.
In sintesi:
- Valanga in Val Ridanna travolge 25 scialpinisti: due morti e cinque feriti.
- Le vittime sono le guide locali Martin Parigger e Alexander Froetscher.
- Tre feriti gravi: tra loro una 26enne bresciana trasferita a Innsbruck.
- Manto nevoso instabile e inverno anomalo al centro delle verifiche tecniche.
La valanga, con un fronte di circa 150 metri e una lunghezza di alcune centinaia di metri, è partita poco sotto la vetta della Cima d’Incendio, vicino al Tallone Grande, mettendo in movimento quasi l’intero pendio ripido. Molti partecipanti sono stati solo sfiorati dalla massa nevosa, ma 25 scialpinisti sono stati direttamente coinvolti in varia misura.
Immediata la risposta dei soccorsi: circa 80 operatori del Soccorso Alpino CNSAS, dell’Alpenverein, della Guardia di finanza e i vigili del fuoco locali sono stati elitrasportati in quota con sei elicotteri: i tre Pelikan, l’Aiut Alpin, il velivolo della Guardia di finanza e il Christophorus dall’Austria.
Le operazioni, rese complesse dall’ampiezza del fronte e dal rischio di ulteriori distacchi, si sono concentrate sulla ricerca con unità cinofile e sonde, sulla stabilizzazione dei feriti sul posto e sull’evacuazione rapida verso gli ospedali di riferimento in Italia e Austria.
Vittime identificate, feriti gravi e instabilità del manto nevoso
Le vittime sono state identificate in Martin Parigger, 62 anni, di Ridanna, guida alpina che accompagnava un gruppo di scialpinisti austriaci, e Alexander Froetscher, 56 anni, originario anch’egli di Ridanna ma residente in Austria. La loro scomparsa ha scosso profondamente la valle, dove entrambi erano figure molto conosciute nell’ambiente alpinistico locale.
La ferita più grave è una 26enne di Brescia, elitrasportata alla Clinica universitaria di Innsbruck in condizioni critiche. In gravi condizioni risultano anche un turista tedesco e un cittadino austriaco; altri due scialpinisti tedeschi hanno riportato traumi più lievi.
Nonostante il bollettino indicasse per la zona un pericolo valanghe moderato (grado 2 su 5) oltre i 2.000 metri, gli esperti sottolineano come esposizione dei pendii, azione del foehn lungo la cresta di confine e struttura del manto nevoso possano incrementare rapidamente il rischio reale sul terreno.
Quest’inverno povero di neve, sia a nord che a sud delle Alpi, ha comunque registrato un numero elevato di vittime. In Austria si contano già 26 morti sotto le slavine. L’attenzione dei nivologi è concentrata in particolare sull’Altschneeproblem, la “neve vecchia” che forma pericolosi lastroni: la neve caduta a inizio inverno si è gelata, le successive precipitazioni – arrivate tardi – non si sono consolidate con gli strati sottostanti, favorendo distacchi improvvisi.
Nel caso della Cima d’Incendio, gli specialisti parlano di una Grundlawine, una valanga di fondo: per il mancato consolidamento, l’intero pendio ha ceduto fino al suolo.
L’evento arriva pochi giorni dopo il ricordo, il 12 marzo, del decimo anniversario della maxi-valanga di Monte Nevoso, sopra Riva di Tures, in cui morirono sei persone, tra cui un sedicenne travolto davanti al padre, una giovane infermiera, un alpinista di altissima esperienza che aveva scalato il Manaslu e il direttore generale della Camera di Commercio del Tirolo.
Impatto sulla sicurezza in montagna e scenari futuri per gli scialpinisti
La tragedia in Val Ridanna riapre con forza il tema dell’affidabilità percepita dei bollettini valanghe rispetto alle condizioni reali, soprattutto in inverni anomali come quello in corso. Gli esperti evidenziano la necessità di integrare la consultazione dei gradi di pericolo con valutazioni sul campo, lettura attenta del vento e delle stratificazioni nevose.
Per gli scialpinisti, l’episodio conferma che anche un rischio catalogato come “moderato” può essere fatale su pendii ripidi e strutturalmente deboli. Cresce la pressione sulle istituzioni locali e sulle associazioni alpine perché rafforzino formazione, informazione e cultura del rinvio, soprattutto in presenza di segnali di instabilità del terreno.
FAQ
Dove è avvenuta la valanga in Val Ridanna esattamente?
La valanga è avvenuta sul pendio della Cima d’Incendio, in Val Ridanna, vicino al Tallone Grande, a circa 2.445 metri di quota.
Quante sono le vittime e i feriti della valanga in Val Ridanna?
Il bilancio confermato è di due vittime, Martin Parigger e Alexander Froetscher, e cinque feriti, tre dei quali in condizioni gravi.
Qual era il grado di pericolo valanghe in Alto Adige oggi?
Il pericolo valanghe in Alto Adige oltre i 2.000 metri era indicato come moderato, grado 2 su 5, ma localmente più critico.
Cosa si intende per Altschneeproblem e Grundlawine?
L’Altschneeproblem riguarda lastroni su neve vecchia non consolidata; la Grundlawine è una valanga di fondo che coinvolge l’intero pendio.
Quali sono le fonti utilizzate per questa ricostruzione giornalistica?
Le informazioni derivano da una elaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborate dalla nostra Redazione.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
PUBBLICITA’ – COMUNICATI STAMPA – PROVE PRODOTTI
Per acquistare pubblicità CLICCA QUI
Per inviarci comunicati stampa e per proporci prodotti da testare prodotti CLICCA QUI



