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Via libera Usa al petrolio iraniano in mare per frenare i prezzi
Gli Stati Uniti hanno autorizzato fino al 19 aprile la vendita e consegna di petrolio e prodotti petroliferi iraniani già caricati su navi prima del 20 marzo, nel tentativo di contenere il rialzo dei prezzi energetici provocato dalla guerra in Medio Oriente e dalle tensioni nello Stretto di Hormuz.
La misura, annunciata dal ministro delle Finanze americano Scott Bessent, costituisce un allentamento mirato delle sanzioni contro l’Iran, limitato alle sole riserve galleggianti.
Teheran, tramite il portavoce del ministero del Petrolio Saman Ghoddoosi, nega però l’esistenza di eccedenze di greggio in mare, mettendo in dubbio l’impatto reale della decisione americana sui flussi fisici e sui mercati internazionali.
In sintesi:
- Washington consente fino al 19 aprile la vendita del petrolio iraniano già in navigazione.
- L’allentamento riguarda solo carichi caricati su navi prima del 20 marzo.
- Teheran smentisce di avere eccedenze di greggio in mare disponibili alla vendita.
- I prezzi del Brent e del WTI restano molto sopra i livelli pre-conflitto.
L’allentamento mirato delle sanzioni annunciato da Scott Bessent interviene in un contesto di forte tensione geopolitica: il conflitto mediorientale, il blocco parziale dello Stretto di Hormuz – snodo da cui transita circa il 20% di petrolio e gas mondiali – e i ripetuti attacchi alle infrastrutture energetiche hanno innescato un violento shock di offerta.
La decisione americana punta a immettere rapidamente sul mercato eventuali volumi iraniani già stoccati in mare, senza modificare formalmente l’impianto sanzionatorio di lungo periodo.
Teheran, per bocca di Saman Ghoddoosi, definisce però l’iniziativa soprattutto comunicativa: *“Attualmente, l’Iran non ha in realtà più eccedenze di greggio in mare o per rifornire i mercati internazionali, e le dichiarazioni del segretario al Tesoro americano mirano solo a dare speranza agli acquirenti”*, ha scritto su X il portavoce, lasciando intendere che i margini di aumento dell’offerta reale siano limitati.
Mercati del greggio sotto pressione tra guerra e stretto di Hormuz
Nonostante il segnale distensivo di Washington, i mercati restano tesi.
Venerdì il Brent del Mare del Nord ha chiuso a 112,19 dollari al barile, in rialzo del 3,26%, mentre il West Texas Intermediate (WTI) è salito del 2,27% a 98,32 dollari.
Siamo ancora ben sotto la soglia psicologica dei 120 dollari, ma molto sopra i livelli pre-attacco israelo-americano contro l’Iran: il 27 febbraio il Brent valeva 72,48 dollari e il WTI 67,02 dollari, con un balzo superiore al 50% in poche settimane.
Il rischio di interruzioni prolungate nello Stretto di Hormuz continua a rappresentare il principale driver rialzista, insieme all’incertezza sulla capacità di risposta produttiva di altri grandi esportatori.
Nel breve periodo, l’ok Usa al petrolio iraniano già in navigazione potrebbe avere soprattutto un effetto psicologico, contenendo le aspettative di ulteriori impennate, ma senza modificare radicalmente l’equilibrio globale tra domanda e offerta.
Prospettive future tra diplomazia energetica e volatilità dei prezzi
La scelta statunitense introduce un precedente significativo di “flessibilità tattica” sulle sanzioni energetiche in funzione anti-speculativa.
Se l’instabilità nello Stretto di Hormuz dovesse protrarsi, Washington e gli alleati potrebbero valutare ulteriori misure straordinarie, dalle riserve strategiche a nuovi corridoi logistici.
Per i Paesi importatori europei e asiatici, la fase attuale richiede piani di diversificazione accelerata delle forniture e maggiore copertura sui mercati a termine.
Molto dipenderà dall’evoluzione militare in Medio Oriente e dallo spazio politico per eventuali altri alleggerimenti mirati delle sanzioni contro l’Iran, destinati a incidere sulla traiettoria dei prezzi nel medio periodo.
FAQ
Cosa hanno deciso gli Stati Uniti sul petrolio iraniano in mare?
Gli Stati Uniti hanno autorizzato, in modo temporaneo, la vendita e consegna del petrolio iraniano già imbarcato su navi prima del 20 marzo.
Fino a quando è valida l’autorizzazione Usa al petrolio iraniano?
La misura è valida fino al 19 aprile e riguarda esclusivamente i carichi già in navigazione, senza nuove esportazioni autorizzate.
Perché lo Stretto di Hormuz influenza così tanto il prezzo del petrolio?
Lo Stretto di Hormuz è cruciale perché vi transita circa il 20% del petrolio e gas mondiali, quindi ogni blocco riduce drasticamente l’offerta globale.
Quanto sono aumentati Brent e WTI rispetto a fine febbraio?
Il Brent è salito da 72,48 a 112,19 dollari; il WTI da 67,02 a 98,32 dollari, segnando incrementi superiori al 40%.
Quali sono le fonti utilizzate per questo approfondimento di mercato?
L’analisi deriva da una elaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborate dalla nostra Redazione.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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