Tar annulla obbligo di verifica età per porno online imposto da Agcom e riapre nodo tutela minori
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Verifica età sui siti porno, cosa cambia davvero dopo le sentenze del Tar
Il 7 aprile il Tar del Lazio ha annullato, su ricorso di alcune società con sede in un altro Stato membro Ue, le delibere dell’Agcom che imponevano la verifica dell’identità per accedere ai siti porno.
Le decisioni colpiscono la parte del provvedimento fondata sul decreto Caivano, pensata per impedire ai minori di accedere ai contenuti hard.
Le sentenze riguardano solo i soggetti “stabiliti in un altro Stato membro” e non toccano direttamente i siti con sede in Italia o extra Ue. Tuttavia, l’impianto complessivo dell’intervento regolatorio ne esce indebolito, lasciando un quadro frammentato e una forte asimmetria competitiva tra piccole realtà italiane e grandi piattaforme internazionali.
In sintesi:
- Il Tar del Lazio annulla la delibera Agcom sull’age verification per i siti porno europei.
- La base normativa del decreto Caivano viene nei fatti disapplicata per i provider Ue.
- I siti italiani restano soggetti agli ordini di inibizione dell’Autorità.
- Resta un vuoto regolatorio per le piattaforme extraeuropee e per la tutela dei minori.
Cosa prevedeva l’Agcom e perché il Tar ha demolito l’impianto
Dopo il decreto Caivano, il governo aveva affidato all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni il compito di regolamentare l’accesso dei minori ai siti porno, imponendo meccanismi di verifica dell’identità degli utenti, con la minaccia di blocco degli accessi dall’Italia in caso di inadempienza.
L’Agcom aveva quindi adottato delibere che individuavano come destinatari “i gestori di siti web e piattaforme di condivisione di video che diffondono in Italia immagini e video a carattere pornografico, stabiliti in Italia o stabiliti in un altro Stato membro”, da comunicare alla Commissione europea.
Alcune società europee hanno impugnato gli atti davanti al Tar del Lazio, che ha annullato per loro la delibera, disapplicando la norma del decreto Caivano usata come fondamento giuridico. Il Tribunale ha ritenuto che, per i provider Ue, occorrano coordinate e garanzie previste dal diritto europeo, non potendo un singolo Stato imporre unilateralmente requisiti così invasivi. La pronuncia, però, non affronta in modo esplicito i siti extra Ue né quelli pienamente stabiliti in Italia.
Conseguenze per siti italiani, piattaforme estere e tutela dei minori
Dopo le quattro sentenze del 7 aprile, l’idea che “nulla sia cambiato” è fuorviante: per i siti europei la delibera Agcom non può più essere applicata, mentre l’Autorità non ha mai formalmente incluso i soggetti extra Ue nel proprio perimetro regolatorio, che resta appoggiato a un’unica norma nazionale priva di legittimazione europea.
Ne deriva un paradosso regolatorio: i piccoli operatori stabiliti in Italia risultano gli unici realmente esposti, colpiti da ordini di inibizione già adottati dall’Agcom; le grandi piattaforme internazionali, soprattutto con sede fuori dall’Italia, possono continuare le attività in attesa di eventuali future regole condivise a livello Ue o multilaterale.
Per la tutela effettiva dei minori il risultato è un pasticciaccio normativo: l’impianto di via Isonzo, al netto delle competenze territoriali residue su pochi siti italiani, lascia “praticamente nulla” di operativo. Sullo sfondo, le stesse criticità potrebbero riverberarsi sulle norme governative che mirano a imporre limiti di età anche ai social network, aprendo un nuovo fronte di contenzioso e incertezza regolatoria.
FAQ
Cosa ha deciso il Tar del Lazio sulla verifica età per i siti porno?
Il Tar ha annullato, per le società ricorrenti Ue, la delibera Agcom sull’age verification, disapplicando la norma del decreto Caivano utilizzata come base giuridica.
I siti porno europei devono ancora applicare l’age verification Agcom?
No, per i siti stabiliti in un altro Stato membro la delibera Agcom non è più applicabile finché non verranno definite procedure conformi al diritto Ue.
I siti porno italiani restano soggetti ai blocchi dell’Agcom?
Sì, per i siti stabiliti in Italia l’Agcom mantiene competenza territoriale e ha già emesso ordini di inibizione, con effetti immediati sulle piccole imprese.
Cosa succede per i siti porno con sede fuori dall’Europa?
Attualmente nulla di definito: le sentenze non li riguardano direttamente e l’Agcom non ha una base europea solida per imporre obblighi transfrontalieri.
Quali sono le fonti utilizzate per questo approfondimento giuridico?
L’analisi deriva da una elaborazione congiunta di informazioni provenienti da Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborate dalla nostra Redazione.

