Sanremo sorprende, primi ascolti rivelano un inaspettato ritorno al passato

Sanremo sorprende, primi ascolti rivelano un inaspettato ritorno al passato

26 Gennaio 2026

Sanremo 2026, i primi ascolti: tra ritorno agli anni ‘90 e qualche chicca dei giorni nostri

Nostalgia pop e nuovi equilibri

Le prime sessioni di ascolto negli studi Rai in corso Sempione mettono subito in chiaro una tendenza forte: la linea melodica e armonica dei festival anni ’90 e primi Duemila è tornata al centro, filtrata però da produzioni odierne e da una ricerca di suono più pulita. In questo solco si muovono le ballad di Arisa, Raf, Francesco Renga, Enrico Nigiotti, con architetture classiche, ritornelli aperti e testi che puntano su crescita personale e amori di lungo corso.

Accanto a loro diversi artisti giovani scelgono deliberatamente la via “sanremese” tradizionale: Eddie Brock rilegge la ballad romantica con chitarre anni ’80, Leo Gassmann abbraccia una scrittura estremamente lineare, porta un pezzo d’amore sofferto perfettamente cucito su misura, pur restando credibile nel suo linguaggio.

Non mancano però scritture che sfruttano il formato classico per raccontare altro: Mara Sattei lavora su un autoritratto emotivo potente e moderno, Maria Antonietta & Colombre aggirano l’enfasi con una leggerezza raffinata, Tredici Pietro e Dimartino costruiscono un brano dal respiro quasi cinematografico che, già al primo ascolto, appare tra i più compiuti e maturi del lotto.

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Esperimenti, contaminazioni e scivoloni

La cornice definita da Carlo Conti come “bouquet di fiori diversi” trova conferma nelle prove che spingono di più sulla contaminazione di generi: il country ironico di J-Ax, il latin e merengue di Samurai Jay, i sapori latin-partenopei di LDA & Aka 7even, il pop-rock immediato delle Bambole di pezza. Non sempre però l’esperimento centra il bersaglio: alcune tracce, pur pensate per le radio e le playlist, rischiano il kitsch o il déjà-vu, come il brano di Sal Da Vinci o l’omaggio danzereccio firmato Elettra Lamborghini.

Sul fronte dell’elettronica, il lavoro di Malika Ayane con i producer Merk & Kremont si distingue per eleganza “french touch” e attenzione ai dettagli, mentre Ditonellapiaga affida a una base fresca e ben costruita un testo caustico che elenca idiosincrasie contemporanee, pagando qualcosa in originalità di concept. Anche Fulminacci conferma una scrittura brillante e anti-banale, con un brano che sembra cucito per il palco senza risultare artificiale.

Più complesso il capitolo “brani a tema”: Dargen D’Amico torna a usare il dance-pop come veicolo per riflessioni sull’intelligenza artificiale e sulle responsabilità individuali, mentre Ermal Meta sceglie di raccontare la guerra in chiave narrativa, ma l’intreccio di suoni e immagini rischia di apparire semplificato. Alcune prove, come quelle di Patty Pravo e Michele Bravi, sembrano affidarsi a strutture classiche senza trovare un vero scarto distintivo al primo ascolto.

Voci generazionali e potenziali sorprese

Nel quadro generale spiccano soprattutto gli artisti che riescono a mantenere intatto il proprio codice espressivo pur dentro una cornice nazional-popolare. Chiello porta una ballad intensa dal respiro alternative, addolcita rispetto agli esordi ma ancora fortemente identitaria. Nayt propone un testo oscuro e introspettivo su produzione Zef, rifiutando scorciatoie ruffiane e posizionandosi come voce generazionale che non teme di risultare “scomoda”.

Sayf firma uno dei brani più interessanti: un pop-rap che gioca con il jazz, la chanson e soluzioni melodiche impreviste, senza perdere accessibilità. Anche Mara Sattei sembra trovare una sintesi matura tra scrittura personale e vocazione mainstream, mentre Tommaso Paradiso, affiancato da Davide Petrella e Davide Simonetta, torna a quel romanticismo pop che ha segnato una stagione radiofonica intera.

In zona alto-podio potenziale si colloca il duetto tra Fedez e Marco Masini, costruito su un’alchimia riuscita tra voce ruvida e scrittura rap, con barre pensate per restare in memoria. Da tenere d’occhio anche la crescita di Mara Sattei e il possibile salto di popolarità per Tredici Pietro, se la resa live confermerà la forza dei brani ascoltati in anteprima negli studi di Milano.

FAQ

D: Qual è la tendenza dominante emersa dai primi ascolti?
R: Prevalgono strutture melodiche e armoniche che richiamano fortemente i festival degli anni ’90 e dei primi Duemila, spesso rivisitate con produzioni moderne.

D: Quali artisti hanno puntato di più sulla contaminazione di generi?
R: Hanno sperimentato soprattutto J-Ax con il country, Samurai Jay con latin e merengue, LDA & Aka 7even con sonorità latin-partenopee e le Bambole di pezza con un pop-rock immediato.

D: Quali brani appaiono più solidi già al primo ascolto?
R: Si distinguono in particolare le canzoni di Tredici Pietro, Mara Sattei, Maria Antonietta & Colombre, oltre ai pezzi di Chiello e Sayf, tutti fortemente identitari.

D: Ci sono rischi di eccesso di nostalgia?
R: Sì, alcune ballad di impianto classico tendono a ricalcare modelli sanremesi del passato senza introdurre veri elementi di novità, soprattutto nel caso di artisti più giovani.

D: Come viene trattata l’attualità nei testi?
R: Dargen D’Amico affronta l’intelligenza artificiale in chiave critica ma ballabile, mentre Ermal Meta parla di guerra con uno sguardo narrativo che a tratti rischia la semplificazione.

D: Quali voci rap sembrano più credibili sul palco dell’Ariston?
R: Luchè, Nayt e Sayf mantengono il proprio linguaggio senza compromessi e appaiono coerenti con il loro percorso artistico.

D: Quali brani puntano chiaramente alle playlist e alle radio?
R: I pezzi di Samurai Jay, Sal Da Vinci, Fedez & Marco Masini e parte della produzione più latin e dance sembrano pensati per una forte rotazione radiofonica.

D: Da quale fonte provengono i dettagli sui primi ascolti?
R: Le informazioni critiche e i giudizi sui brani derivano da una ricostruzione giornalistica basata sulle anticipazioni pubblicate dalla redazione di Rolling Stone Italia sui primi ascolti del festival.


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