Sanremo mostra la nuova scenografia Ariston e il suo significato simbolico

Sanremo mostra la nuova scenografia Ariston e il suo significato simbolico

7 Febbraio 2026

Nuova scenografia del Festival e trasformazione dell’Ariston

La 76esima edizione del Festival al Teatro Ariston promette una rivoluzione visuale: lo spazio scenico, firmato dall’architetto Riccardo Bocchini, viene pensato come un organismo in espansione, capace di dialogare con musica, televisione e pubblico in sala attraverso soluzioni tecnologiche e volumetriche d’avanguardia.

Dimensioni, tecnologie e tempi di allestimento

Il nuovo palco misura circa 120 metri quadri, con 15,50 metri di larghezza e 9,50 di profondità, pensato per riprese televisive a 360 gradi all’interno del Teatro Ariston.
La scenografia integra 2.800 metri di strip luminosi, pari a circa 200.000 pixel, e un ledwall di 250 metri quadri, per ambienti dinamici e configurazioni personalizzate su ogni brano.
La scala motorizzata, composta da 13 scalini più uno iniziale, diventa un elemento narrativo centrale, mentre l’allestimento è stato completato in meno di un mese seguendo un cronoprogramma rigido, con interventi strutturali sulla platea e rimozione di otto file di sedie.

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L’ottimizzazione dei flussi di lavoro ha consentito margini per prove tecniche aggiuntive, fondamentali per un evento seguito in diretta da milioni di spettatori su Rai e piattaforme digitali.

Ridistribuzione dell’orchestra e impatto sull’acustica

L’orchestra non è più confinata in un unico settore ma viene distribuita tra piano terra, primo e secondo livello, con una disposizione a ventaglio che migliora la visibilità del direttore.
Questa scelta consente di avvicinare simbolicamente e fisicamente i musicisti al pubblico, trasformando l’orchestra in un elemento scenico, non solo sonoro, integrato con luci e pareti led convesse.
La progettazione tiene conto della natura “storica” dell’Ariston, ottimizzando un volume nato per il teatro tradizionale e adattato oggi a standard televisivi HD e UHD, in equilibrio tra esigenze acustiche, sicurezza e inquadrature registiche.

Il risultato è un ambiente più immersivo, dove spettatori in sala e telespettatori percepiscono un unico grande contenitore musicale.

Asimmetria scenografica e racconto della musica

L’idea guida del progetto di Riccardo Bocchini è l’asimmetria controllata: linee che fuggono, volumi “sbilanciati” e pareti che si allungano generano un senso di espansione continua, in sintonia con la natura fluida della musica contemporanea e con le esigenze narrative della regia televisiva.

Volumi sbilanciati e boccascena architettonico

Il boccascena viene ripensato come una struttura asimmetrica che può alzarsi, allungarsi e articolarsi in tre fasce luminose che avvolgono palco e platea.
Queste fasce attraversano l’intero teatro, ridefinendo la percezione dello spazio e ricomponendosi visivamente quando entra in gioco la scala motorizzata, che funge da elemento di raccordo.
La scelta di rompere i canoni geometrici tradizionali produce un effetto di movimento costante, senza rinunciare alla leggibilità televisiva e alla centralità dell’artista, che resta sempre il fuoco visivo principale nelle inquadrature.

L’asimmetria non è decorazione, ma linguaggio scenico: suggerisce cambi di atmosfera tra un’esibizione e l’altra, pur mantenendo coerenza estetica di fondo.

Configurazioni dinamiche per ogni canzone

Ogni brano può contare su una configurazione dedicata, ottenuta allungando o comprimendo gli elementi tecnologici, modificando volumi luminosi, profondità percepite e prospettive di camera.
Le pareti led convesse consentono ambientazioni immersive, evitando l’effetto “schermo piatto” e integrando gli artisti in paesaggi grafici tridimensionali che accompagnano il racconto musicale senza sovrastarlo.
La direzione della fotografia, affidata a Mario Catapano, e la regia di Maurizio Pagnussat sfruttano questa flessibilità per alternare campi larghi spettacolari e primi piani intimi, mantenendo sempre leggibile la scala del luogo simbolo della musica italiana.

In questo modo, lo spazio scenico diventa un’estensione visiva del brano, adattandosi a generi, ritmi e registri emotivi diversi.

Esperienza del pubblico, ingresso del conduttore e valore simbolico

Il progetto mira a ridurre le distanze tra palco, platea e casa, trasformando l’evento in un’esperienza immersiva dove lo spettatore percepisce di essere avvolto dalla stessa struttura luminosa che circonda gli artisti e l’orchestra, con una forte valenza simbolica legata alla storia del luogo.

Avvicinare spettatori, artisti e storia dell’Ariston

Il Teatro Ariston, teatro “di vecchia concezione”, viene sfruttato proprio nella sua complessità: la scenografia non si limita a decorare, ma cucce lo spazio, collegando palco e platea con linee di luce continue.
Questo avvolgimento visivo riduce la percezione di separazione tra artista e pubblico, rafforzando l’idea del Festival come rito collettivo condiviso, non solo come show televisivo.
La presenza fisica della storia – le dimensioni contenute, la struttura originaria, la memoria delle edizioni passate – viene integrata in un impianto high-tech, creando un contrasto controllato tra memoria e innovazione.

Per chi assiste in sala, l’effetto è quello di trovarsi dentro un’unica grande installazione luminosa in costante mutazione.

Nuovo ingresso del conduttore e sfida creativa continua

L’ingresso del conduttore Carlo Conti sarà accompagnato da un utilizzo inedito della parete scenografica, concepito come momento spettacolare ma coerente con il linguaggio asimmetrico dell’impianto.
La sfida, sottolineata da Riccardo Bocchini, è superare ogni anno il risultato precedente mantenendo identità e riconoscibilità del Festival, senza cadere nell’esercizio di stile fine a sé stesso.
In un contesto in cui Google News e Google Discover amplificano la visibilità dell’evento, la coerenza tra estetica, funzionalità televisiva e narrazione musicale diventa fattore strategico anche in chiave di immagine internazionale.

Ogni scelta scenica viene quindi valutata in ottica di durata nel tempo: non solo impatto immediato, ma capacità di restare iconica negli archivi digitali e nella memoria del pubblico.

FAQ

Chi ha progettato la nuova scenografia del Festival?

La scenografia è firmata dall’architetto Riccardo Bocchini, alla sua quinta esperienza al Teatro Ariston con il team guidato da Carlo Conti, in sinergia con il direttore della fotografia Mario Catapano e il regista Maurizio Pagnussat.

Quali sono le caratteristiche principali del nuovo palco?

Il palco misura circa 120 metri quadri, integra 2.800 metri di strip LED, 250 metri quadri di ledwall e una scala motorizzata scenografica. È progettato per riprese a 360 gradi e per configurazioni visive variabili in base a brani e momenti di show.

Come cambia la posizione dell’orchestra all’Ariston?

L’orchestra viene distribuita tra piano terra, primo e secondo livello, per migliorare visibilità del maestro, resa televisiva e integrazione con le pareti led convesse, valorizzando i musicisti come parte attiva del racconto scenico.

Perché l’asimmetria è centrale nel progetto scenografico?

L’asimmetria serve a rompere i canoni geometrici classici e a evocare la natura imprevedibile della musica contemporanea. Linee e volumi “sbilanciati” creano uno spazio in espansione che resta però armonico e leggibile in TV.

In che modo la scenografia coinvolge il pubblico in sala e a casa?

Le fasce luminose e le pareti led avvolgono palco e platea, riducendo la distanza percepita tra artisti, orchestra e spettatori. Le inquadrature a 360 gradi rafforzano la sensazione di immersione per chi segue da casa.

Qual è la fonte delle informazioni sulla scenografia del Festival?

Le informazioni derivano dalle dichiarazioni dell’architetto Riccardo Bocchini rilasciate all’agenzia Ansa e dai dettagli tecnici diffusi in anteprima sulla scenografia del Festival al Teatro Ariston.

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