Riforma della giustizia e separazione delle carriere verso il referendum: cosa cambia e prossime tappe

Referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati, cosa cambia nel 2026
La riforma costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati, promossa dall’attuale maggioranza di governo, arriva al voto popolare. Il referendum confermativo si terrà il 22 e 23 marzo 2026 in tutta Italia, chiamando i cittadini a esprimersi su un riassetto profondo dell’ordinamento giudiziario.
La riforma introduce la distinzione strutturale tra magistratura giudicante e requirente, due distinti Consigli superiori della magistratura scelti tramite sorteggio e una nuova Alta Corte disciplinare.
Il percorso, avviato nel 2022 e formalizzato dal Consiglio dei ministri il 29 maggio 2024, si conclude ora con il giudizio degli elettori, decisivo per l’entrata in vigore delle modifiche costituzionali.
In sintesi:
- Referendum confermativo sulla separazione delle carriere dei magistrati il 22 e 23 marzo 2026.
- Prevista la creazione di due CSM distinti e di un’Alta Corte disciplinare.
- Iter parlamentare concluso con approvazione definitiva di Camera e Senato entro ottobre 2025.
- La riforma entrerà in vigore solo in caso di vittoria dei “sì”.
Iter della riforma e contenuto del quesito referendario
Il primo atto formale della riforma arriva il 29 maggio 2024, quando il Consiglio dei ministri approva il testo costituzionale che dà attuazione al progetto inserito nel programma elettorale della maggioranza. L’obiettivo dichiarato è separare in modo netto funzioni requirenti e giudicanti, ridefinendo assetto e autogoverno della magistratura.
Nei mesi successivi, il Parlamento discute e modifica il testo fino al voto finale della Camera dei deputati del 16 gennaio 2025.
Il passaggio decisivo arriva il 30 ottobre 2025, quando il Senato approva in seconda deliberazione la riforma con maggioranza assoluta ma inferiore ai due terzi. Questa soglia, non raggiunta, apre automaticamente alla possibilità del referendum costituzionale confermativo.
Il 4 novembre 2025 vengono depositate in Corte di Cassazione 85 firme di deputati di maggioranza per richiedere il referendum; il 18 novembre l’Ufficio centrale della Cassazione dichiara ammissibile il quesito.
Il 14 gennaio 2026 il decreto del Presidente della Repubblica, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, indice la consultazione per il 22 e 23 marzo. Il 6 febbraio la Cassazione accoglie un nuovo quesito, presentato da un gruppo di giuristi promotori, e il giorno successivo il Capo dello Stato firma il decreto che integra formalmente il testo con gli articoli costituzionali modificati, lasciando invariata la data del voto.
Cosa significa il voto e quali scenari per la giustizia italiana
Alle urne del 22 e 23 marzo 2026 si voterà domenica dalle 7 alle 23 e lunedì dalle 7 alle 15.
Se prevarranno i “sì”, la riforma entrerà in vigore e l’assetto della magistratura cambierà in modo strutturale: carriere nettamente distinte tra pubblici ministeri e giudici, due Consigli superiori della magistratura eletti con meccanismi fondati sul sorteggio e nuova Alta Corte competente per la disciplina dei magistrati.
In caso di vittoria dei “no”, la riforma decadrà integralmente e resterà in vigore il sistema attuale di unità delle carriere con un unico CSM.
Il referendum rappresenta quindi un passaggio chiave nel rapporto tra politica, magistratura e opinione pubblica, destinato a incidere sul dibattito futuro su indipendenza, responsabilità e organizzazione del sistema giudiziario.
FAQ
Quando si terrà il referendum sulla separazione delle carriere?
Il referendum confermativo sulla separazione delle carriere dei magistrati si terrà domenica 22 e lunedì 23 marzo 2026, con seggi aperti in tutta Italia.
Quali sono le principali novità previste dalla riforma costituzionale?
La riforma introduce separazione strutturale tra giudici e pubblici ministeri, due distinti CSM eletti tramite sorteggio e una nuova Alta Corte disciplinare autonoma.
Perché è necessario un referendum confermativo su questa riforma?
Il referendum è necessario perché, al Senato, la riforma è stata approvata con maggioranza assoluta ma inferiore ai due terzi, soglia che impone la consultazione popolare.
Cosa succede se vincono i “sì” o i “no” al referendum?
Se vincono i “sì”, le modifiche costituzionali entreranno in vigore; se prevalgono i “no”, la riforma decade e resterà l’assetto vigente.
Quali sono le fonti utilizzate per questo articolo sulla riforma?
L’articolo è basato su una elaborazione congiunta delle informazioni diffuse da Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborate dalla nostra Redazione.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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