Referendum sulla giustizia, al voto oltre 51 milioni di italiani senza vincolo di quorum

Referendum sulla giustizia, al voto oltre 51 milioni di italiani senza vincolo di quorum

22 Marzo 2026

22 Marzo 2026/Home/NEWS/Referendum sulla giustizia, al voto oltre 51 milioni di italiani senza vincolo di quorum

Referendum sulla giustizia: cosa cambia e perché si vota oggi

Oggi e domani gli italiani sono chiamati a decidere sul referendum costituzionale sulla giustizia, promosso dal governo Meloni e già approvato dal Parlamento nell’ottobre scorso. Si vota in tutta Italia oggi dalle 7 alle 23 e domani dalle 7 alle 15. Sono 51,4 milioni i cittadini aventi diritto, chiamati a scegliere se confermare o respingere la riforma. Non è previsto alcun quorum: l’esito dipenderà solo dai voti validamente espressi. Il “sì” rende operativa la riforma, il “no” mantiene l’assetto vigente della magistratura. Al centro del confronto politico e istituzionale c’è la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri e il nuovo sistema di governo autonomo delle toghe.

La notizia in sintesi

  • Il referendum confermativo sulla giustizia non prevede quorum: decide chi si reca alle urne.
  • Il cuore della riforma è la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri.
  • Nascono due Csm distinti e una nuova Alta Corte disciplinare per i magistrati.
  • L’azione disciplinare passa al ministro della Giustizia, nodo centrale dello scontro politico.

Separazione delle carriere e nuovi organi di autogoverno

La riforma ridefinisce in profondità l’ordinamento della magistratura. Il punto più rilevante è la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri: chi entra in magistratura dovrà scegliere fin dall’inizio se diventare giudice o pm e non potrà più passare da una funzione all’altra. Oggi, invece, giudici e pm appartengono al medesimo ordine, con possibilità di mobilità interna.

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I sostenitori del “sì” ritengono che questa scelta rafforzi il principio del *giudice terzo*, accentuando la distanza tra chi accusa e chi giudica e riducendo commistioni percepite come problematiche. I critici avvertono invece che la riforma spezza l’unità della magistratura, con rischi per l’equilibrio costituzionale dei poteri.

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La riforma prevede inoltre la creazione di due Consigli superiori della magistratura: uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri, entrambi competenti in materia di assunzioni, progressioni, trasferimenti e valutazioni di professionalità. Una parte dei componenti sarà selezionata tramite sorteggio, con l’obiettivo dichiarato di ridurre l’influenza delle correnti. I contrari segnalano il pericolo di una minore rappresentatività e di una selezione meno controllabile.

Viene poi istituita una nuova Alta Corte disciplinare, autonoma, competente a giudicare i magistrati in materia disciplinare sia in primo sia in secondo grado, senza ricorso in Cassazione. Le attuali competenze disciplinari del Csm vengono quindi sottratte all’organo di autogoverno per essere concentrate nel nuovo organismo.

Equilibri tra poteri e scenari dopo il voto

Uno dei passaggi più discussi riguarda l’azione disciplinare, attribuita al ministro della Giustizia. Per il fronte del “no” è un intervento che incide direttamente sul bilanciamento tra potere esecutivo e magistratura, esponendo in particolare i pubblici ministeri a una maggiore influenza politica. Per la maggioranza di governo, al contrario, la riforma serve a rafforzare l’imparzialità del giudice e a contenere l’influenza delle correnti interne, aumentandone la trasparenza.

La premier Giorgia Meloni presenta il “sì” come necessario per modernizzare il sistema: respingere la riforma significherebbe, a suo dire, *“rischiare di restare con una giustizia che non funziona”*. Sul versante opposto, le forze di opposizione, ampi settori della magistratura associata e numerosi costituzionalisti denunciano un possibile indebolimento dell’indipendenza delle toghe. La segretaria del PD, Elly Schlein, sostiene che la riforma *“serve a chi sta al potere per sfuggire a ogni controllo”*.

Il voto odierno non incide direttamente sulla durata dei processi, ma ridefinisce gli assetti interni della magistratura e i rapporti con l’esecutivo. In caso di vittoria del “sì”, partirà una fase delicata di attuazione tramite leggi ordinarie e decreti, destinata a tradurre sul piano operativo la revisione costituzionale. Un eventuale prevalere del “no” riaprirebbe il confronto su possibili riforme alternative della giustizia, destinate comunque a restare uno dei terreni centrali del dibattito politico e istituzionale nei prossimi anni.

FAQ

Quando e in quali orari si vota per il referendum sulla giustizia?

Si vota oggi dalle 7 alle 23 e domani dalle 7 alle 15 in tutti i seggi italiani.

Cosa significa votare sì al referendum sulla riforma della giustizia?

Votare sì significa confermare integralmente la riforma costituzionale, rendendo operative separazione delle carriere, nuovi Csm e Alta Corte disciplinare.

Cosa comporta votare no al referendum sulla giustizia?

Votare no significa respingere la riforma costituzionale, mantenendo l’attuale ordinamento della magistratura e l’unico Consiglio superiore.

La riforma riduce la durata dei processi penali e civili?

No, la riforma non interviene direttamente sui tempi dei processi, ma riorganizza assetti e competenze interne della magistratura.

Da quali fonti è stata elaborata questa analisi sul referendum?

L’analisi deriva da una elaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborate dalla nostra Redazione.

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Direttore Editoriale Assodigitale.it Phd

Storico esperto di Digital Journalism e creatore di Immediapress la prima Digital Forwarding Agency italiana poi ceduta al Gruppo ADNkronos, evangelista di Internet dai tempi di Mozilla e poi antesignano (ora pentito) dei social media in italia, Bitcoiner Evangelist, portatore sano di Ethereum e Miner di crypto da tempi non sospetti. Sono a dir poco un entusiasta della vita, e già questo non è poco. Intimamente illuminato dalla Cultura Life-Hacking, nonchè per sempre ed indissolubilmente Geek, giocosamente Runner e olisticamente golfista. #senzatimore è da decenni il mio hashtag e significa il coraggio di affrontare l'ignoto. Senza Timore. Appunto

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