Premi produttività guida completa a requisiti fiscali, limiti e nuove regole

Premi di produttività 2026: chi guadagna, quanto, dove, quando e perché
Nel 2026 i premi di produttività e le partecipazioni agli utili dei lavoratori dipendenti in Italia saranno tassati con un’imposta sostitutiva Irpef all’1%, entro il nuovo limite annuo di 5.000 euro. La misura è prevista dalla Legge di Bilancio 2026 e riguarda i dipendenti del settore privato con reddito dell’anno precedente non superiore a 80.000 euro.
L’intervento si applica ovunque operino imprese che abbiano sottoscritto contratti aziendali o territoriali con obiettivi di produttività misurabili, già depositati presso gli ispettorati del lavoro.
Il Governo punta così a rafforzare la produttività, favorire forme di welfare aziendale e aumentare il netto in busta paga senza incrementare il costo del lavoro strutturale.
In sintesi:
- Imposta sostitutiva all’1% sui premi di produttività fino a 5.000 euro annui.
- Beneficio per dipendenti con reddito sotto 80.000 euro, se presenti accordi collettivi.
- Previsti anche sconti contributivi per datore di lavoro e totale esonero dipendente.
- Premi convertibili in benefit di welfare aziendale per lavoratore e nucleo familiare.
La riduzione dal 5% all’1% e l’innalzamento del tetto agevolabile a 5.000 euro segnano il punto più favorevole del regime fiscale sui premi di risultato introdotto dalla legge di Stabilità 2016 e poi ampliato dal Dl 50/2017.
Oltre alla detassazione, rimane la decontribuzione Inps sui premi disciplinata dalla circolare n. 104/2018: sconto di 20 punti percentuali sull’aliquota IVS datoriale ed esonero totale dei contributi a carico del dipendente, con corrispondente riduzione dell’aliquota di computo pensionistico.
La disciplina, chiarita dall’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 5/E del 2018, consente inoltre di trasformare il premio in benefit di welfare aziendale (fringe benefit ex art. 51, comma 4, Tuir), tra cui auto aziendale ad uso promiscuo, prestiti agevolati, alloggi e servizi estesi anche al nucleo familiare. Per imprese e lavoratori, l’agevolazione diventa uno strumento strutturale di gestione flessibile della retribuzione variabile.
Come funziona la detassazione e quali condizioni devono rispettare le imprese
La tassazione all’1% sui premi di produttività si applica solo se è documentabile un incremento di produttività, redditività, qualità, efficienza o innovazione, misurato su parametri oggettivi.
Questi obiettivi devono essere fissati in contratti collettivi aziendali o territoriali, sottoscritti dalle rappresentanze sindacali e depositati telematicamente all’Ispettorato Territoriale del Lavoro (ITL) entro 30 giorni dalla firma. Il contratto deve specificare indicatori, periodo di riferimento e modalità di verifica.
L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 36/E del 26 giugno 2020, ha ribadito che la detassazione è subordinata all’effettivo raggiungimento del risultato incrementale. In assenza di incremento, il datore è tenuto a recuperare l’imposta non versata, applicando la più alta aliquota sostitutiva ordinaria (5%) sulle somme già corrisposte.
Per la parte contributiva, l’Inps riconosce la riduzione di 20 punti dell’aliquota IVS a carico dell’azienda e l’esonero totale per il dipendente, a condizione che il suo reddito complessivo dell’anno precedente non superi 80.000 euro. Il premio decontribuito incide però in misura minore sul calcolo del trattamento pensionistico, elemento che le imprese devono illustrare ai lavoratori in ottica di trasparenza e correttezza informativa.
Prospettive future, welfare e impatto su busta paga e produttività
La combinazione tra aliquota all’1%, decontribuzione e possibilità di conversione in welfare aziendale rende i premi di produttività uno strumento chiave per la politica dei redditi dei prossimi anni.
Per i lavoratori, l’effetto immediato è un aumento della liquidità netta in busta paga o, in alternativa, di servizi e benefit fiscalmente efficienti per sé e per la famiglia. Per le imprese, la misura consente di legare una quota variabile del costo del lavoro a obiettivi misurabili, riducendo il rischio di automatismi retributivi permanenti.
In prospettiva, l’ampio utilizzo di premi agevolati potrebbe spingere a una maggiore diffusione di sistemi di performance management, indicatori di produttività più raffinati e schemi di partecipazione agli utili più strutturati, con un impatto diretto sulla competitività delle imprese italiane e sull’attrattività del lavoro dipendente qualificato.
FAQ
Chi può beneficiare della tassazione all’1% sui premi di produttività?
Possono beneficiarne i lavoratori dipendenti del settore privato con reddito annuo precedente non superiore a 80.000 euro, purché coperti da contratti aziendali o territoriali con obiettivi di produttività misurabili.
Qual è il limite massimo agevolabile dei premi nel 2026?
È previsto un limite massimo annuo di 5.000 euro per ciascun lavoratore. Entro questo tetto si applica l’imposta sostitutiva Irpef all’1% sui premi e sulle partecipazioni agli utili.
Come si accede alla decontribuzione Inps sui premi di risultato?
Si accede tramite contratti collettivi depositati all’ITL e corretta esposizione in UniEmens. L’Inps applica lo sconto di 20 punti sull’aliquota IVS datoriale e l’esonero totale per il dipendente.
È possibile convertire i premi in welfare aziendale esentasse?
Sì, è possibile convertire il premio in beni e servizi di welfare aziendale previsti dall’art. 51, comma 4, Tuir, spesso con esenzione totale da imposte e contributi, se rispettati i limiti normativi.
Da quali fonti è stata elaborata questa analisi normativa?
È stata elaborata congiuntamente sulla base delle informazioni diffuse da Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, opportunamente rielaborate dalla nostra Redazione.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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