Pensioni, nuova età pensionabile più alta per nati dopo gli anni Sessanta

Pensioni, nuova età pensionabile più alta per nati dopo gli anni Sessanta

1 Giugno 2026

La notizia in sintesi:

  • Dal 2027 sale l’età di vecchiaia: 67 anni e 1 mese per molti nati negli anni ’60.
  • L’adeguamento alla speranza di vita, previsto dalla legge Fornero, proseguirà almeno fino al 2028.
  • I lavoratori usuranti e gravosi restano parzialmente tutelati con requisiti più favorevoli.
  • Rischio di avere una delle età pensionabili più alte d’Europa, per salvare i conti pubblici.

    (Riassunto generato con AI).

Aumento età pensionabile: chi è coinvolto, quando e perché

L’innalzamento dell’età pensionabile riguarderà tutti i lavoratori che non matureranno il diritto alla pensione entro il 31 dicembre 2026. Chi è nato dagli anni ’60 in poi sarà il gruppo più colpito, ma l’impatto toccherà anche chi utilizza canali di pensione anticipata basati sui contributi.

Dal 2027, la pensione di vecchiaia ordinaria scatterà a 67 anni e 1 mese, con almeno 20 anni di contributi. L’aumento deriva dal meccanismo di adeguamento automatico alla speranza di vita introdotto dalla legge Fornero, che aggiorna i requisiti ogni due anni in base ai dati Istat.

Il governo Meloni, frenato da margini ridotti in legge di Bilancio e da una crescita economica inferiore alle attese, difficilmente bloccherà questi scatti. La data del 31 dicembre 2026 diventa così uno spartiacque decisivo: chi è vicino alla pensione dovrà valutare con attenzione proiezioni anagrafiche, contributive e possibili finestre di uscita prima dei nuovi aumenti.

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Nuovi requisiti e categorie escluse: come cambiano le regole

Dal 2027 i nati negli anni ’60 dovranno lavorare almeno un mese in più per la pensione di vecchiaia, fissata a 67 anni e 1 mese, con requisito contributivo invariato a 20 anni.

L’incremento non riguarda solo la vecchiaia. Per la pensione anticipata, priva di requisito anagrafico, l’adeguamento colpisce i contributi: dagli attuali 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne si passerà, dal prossimo anno, a un mese in più. Ne saranno quindi coinvolti anche i lavoratori nati prima degli anni ’60 che non avranno centrato i requisiti entro il 2026.

Restano esclusi dagli aumenti i lavoratori impegnati in attività usuranti e gravose. Con almeno 30 anni di contributi e 7 anni su 10 (o metà carriera) in mansioni tutelate, continueranno ad andare in pensione di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi, mantenendo lo sconto di 5 mesi rispetto al requisito ordinario.

Per i nati dopo gli anni ’60, o per chi non maturerà i requisiti entro il 31 dicembre 2026, l’aumento non si fermerà al solo mese del 2027. Un ulteriore scatto è già programmato per il 2028, con altre 2 mensilità aggiuntive, completando così un incremento complessivo di 3 mesi legato alla maggiore longevità registrata dall’Istat.

La Ragioneria generale dello Stato ipotizza poi un nuovo ritocco nel biennio 2029-2030, con ulteriori 2 mesi di lavoro richiesti, in attesa delle conferme statistiche ufficiali. In prospettiva, tra un lavoratore nato nel 1959 che va in pensione a 67 anni nel 2026 e un nato nel 1963 che maturerà il diritto nel 2029, potrebbero intercorrere fino a 5 mesi di lavoro aggiuntivo.

Il risultato è un progressivo innalzamento dell’età effettiva di uscita che rischia di collocare l’Italia tra i Paesi con la pensione più tarda in Europa e nel mondo, soprattutto per i giovani con carriere discontinue.

Prospettive future e impatto sul sistema pensionistico

L’adeguamento automatico alla speranza di vita è pensato per assicurare la sostenibilità finanziaria del sistema in un contesto segnato da denatalità, invecchiamento e minore continuità lavorativa. Ma trasferisce sul singolo lavoratore il costo del riequilibrio tra attivi e pensionati.

Nel medio periodo, chi oggi è più lontano dalla pensione dovrà mettere in conto carriere più lunghe, senza la garanzia di assegni proporzionati ai contributi versati. Il dibattito politico resterà acceso: bloccare gli adeguamenti richiede coperture ingenti, mentre lasciarli correre aumenta il rischio di esclusione dei lavoratori deboli dal pieno godimento del sistema previdenziale pubblico.

FAQ

Da quando aumenta l’età pensionabile in Italia?

L’aumento scatterà dal 2027, con il requisito di vecchiaia che salirà a 67 anni e 1 mese, mantenendo 20 anni di contributi.

Chi è maggiormente penalizzato dagli aumenti della pensione?

Sono penalizzati soprattutto i nati negli anni ’60 e successivi, oltre a chi utilizza l’anticipata senza maturare i requisiti entro il 2026.

Le pensioni anticipate subiranno aumenti di requisito?

Sì, dal prossimo anno serviranno 42 anni e 11 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 11 mesi per le donne.

I lavoratori usuranti sono esclusi dagli aumenti?

Sì, restano tutelati: con almeno 30 anni di contributi e requisiti specifici mantengono la pensione di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi.

Quali sono le fonti delle informazioni contenute nell’articolo?

Le informazioni derivano da una elaborazione congiunta di dati e notizie di Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it.


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