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Il film su Hind Rajab, il massacro di Gaza e la scelta di un attore
Chi: l’attore palestinese Malhes e la bambina di Gaza Hind Rajab.
Che cosa: un film che racconta l’assedio letale a un’auto e la chiamata disperata ai soccorsi.
Dove: nella Striscia di Gaza, al centro del conflitto israelo-palestinese.
Quando: la vicenda reale si consuma il 29 gennaio 2024, dopo 77 anni di colonizzazione denunciata.
Perché: per dare voce, attraverso il cinema, a un popolo che l’attore definisce vittima di “pulizia etnica, torture, uccisioni continuate”.
In sintesi:
- Il film premiato a Venezia racconta l’ultima notte della piccola palestinese Hind Rajab.
- L’attore Malhes sceglie il cinema come strumento politico e di testimonianza sul suo popolo.
- La chiamata alla Mezzaluna Rossa Palestinese diventa il simbolo dell’impossibilità di soccorso a Gaza.
- La vicenda reale, del 29 gennaio 2024, denuncia ostacoli e permessi che condannano anche i soccorritori.
Il film premiato a Venezia e la testimonianza di Malhes
In un’intervista a Il Fatto Quotidiano, l’attore palestinese Malhes ha dichiarato di aver scelto il mestiere dopo l’assassinio di un amico, trasformando la recitazione in atto politico. «Non per la fama, i riflettori o il lusso, ma per essere un messaggero che diffonde la verità sul mio Paese e il mio popolo», ha spiegato, denunciando che «è da 77 anni che i palestinesi sono colonizzati, sottoposti a pulizia etnica, uccisi, torturati».
Questa missione prende forma nel film che ha conquistato il Leone d’Argento all’ultimo Festival del Cinema di Venezia, accolto da venti minuti di applausi. Al centro della storia c’è la piccola Hind Rajab, cinque anni, intrappolata dentro un’auto crivellata di colpi. Attorno a lei giacciono i corpi dei familiari – zii e quattro cuginetti – mentre l’unico legame col mondo esterno è una telefonata alla Mezzaluna Rossa Palestinese.
«Per favore, venite a prendermi», ripete Hind, confessando di avere paura, di non voler morire. Gli operatori la rassicurano, promettono un’ambulanza. Ma nella Gaza assediata anche il soccorso diventa un percorso minato tra permessi, corridoi di sicurezza e garanzie che non arrivano mai in tempo.
La corsa impossibile dell’ambulanza e il significato politico del racconto
Secondo la ricostruzione, per salvare Hind Rajab sarebbero bastati otto minuti. Un’ambulanza parte comunque, malgrado l’assenza di reali garanzie di sicurezza: non arriverà mai a destinazione. Anche i due paramedici che tentano il soccorso vengono uccisi. La linea telefonica con Hind si spegne dopo alcune ore: la data è il 29 gennaio 2024.
Il film non mostra solo l’agonia individuale di una bambina, ma la trasforma in metafora di un sistema di ostacoli burocratici e militari che rende precario persino il diritto al soccorso. La scelta di Malhes di “fare l’attore per raccontare la verità” assume così il valore di testimonianza diretta da un contesto di guerra, dove – sottolinea lui stesso – il mondo ha iniziato a rendersi conto dell’“incubo” solo negli ultimi anni. L’opera, premiata a Venezia, diventa quindi un atto di accusa e, insieme, un archivio emotivo del massacro in corso a Gaza.
FAQ
Chi è Hind Rajab e perché la sua storia è centrale?
Hind Rajab è una bambina palestinese di cinque anni, assediata in un’auto colpita a Gaza, simbolo della fragilità civile nel conflitto.
Che ruolo ha l’attore Malhes in questo film su Gaza?
L’attore palestinese Malhes è tra i protagonisti e usa il film come strumento di denuncia politica e memoria collettiva.
Cosa rappresenta la telefonata alla Mezzaluna Rossa Palestinese?
Rappresenta l’ultima speranza di salvezza di Hind Rajab, ma anche l’impossibilità pratica di garantire soccorsi sicuri a Gaza.
Perché il film sul caso Hind Rajab è stato premiato a Venezia?
È stato premiato per la potenza narrativa, l’impatto emotivo e la capacità di raccontare con rigore le conseguenze umanitarie del conflitto.
Quali sono le fonti originali utilizzate per questo approfondimento?
Le informazioni derivano da una elaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborate dalla Redazione.
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