Iran sotto assedio, il figlio di Khamenei proclamato nuova guida suprema

Nuova escalation tra Israele e Iran ridisegna gli equilibri in Medio Oriente
Chi: le forze armate di Israele, la Repubblica islamica dell’Iran, Hezbollah, gli Stati Uniti e diversi Paesi mediorientali ed europei. Cosa: una “vasta ondata di attacchi” israeliani contro obiettivi militari in Iran e la progressiva estensione del conflitto su scala regionale. Dove: tra Iran, Libano, Israele, Golfo Persico, Penisola arabica e Mediterraneo orientale. Quando: nelle ultime ore, al quarto giorno di guerra seguita all’uccisione dell’ayatollah Ali Khamenei. Perché: Tel Aviv e Washington puntano a indebolire strutturalmente il regime iraniano e le sue milizie alleate, mentre Teheran risponde colpendo interessi americani e paesi arabi, alimentando un rischio concreto di guerra regionale prolungata.
In sintesi:
- Israele lancia una “vasta ondata di attacchi” contro siti militari e nucleari in Iran.
- L’Assemblea degli Esperti elegge Mojtaba Khamenei nuova Guida Suprema, sotto pressione dei pasdaran.
- L’Iran colpisce obiettivi americani in Arabia Saudita e Emirati, tensione alle stelle nel Golfo.
- Europa coinvolta nella difesa aerea, pasdaran minacciano petrolio a 200 dollari al barile.
Attacchi incrociati, successione a Teheran e rischio guerra regionale
L’Idf ha comunicato di aver condotto una “vasta ondata di attacchi” contro “siti di lancio, sistemi di difesa aerea e infrastrutture aggiuntive” in Iran. Nelle stesse ore un’esplosione è stata udita a Beirut, mentre Israele e Hezbollah si scambiavano razzi e droni, dopo la ripresa degli attacchi del movimento sciita sostenuto da Teheran in risposta all’uccisione dell’ayatollah Ali Khamenei in un’operazione congiunta Usa-Israele.
Secondo fonti israeliane, l’Idf avrebbe colpito nella notte il “più importante” quartier generale degli ayatollah a Teheran e successivamente l’Assemblea degli Esperti a Qom, riunita per eleggere il successore di Khamenei. Mentre i media iraniani sostengono che il palazzo fosse stato evacuato, altre fonti riferiscono che il raid potrebbe aver coinciso con la fase di voto. Alla fine, l’Assemblea ha eletto Mojtaba Khamenei, figlio del leader scomparso, su indicazione delle Guardie Rivoluzionarie, confermando il peso decisivo dei pasdaran nella transizione di potere.
Il Mossad ha commentato in farsi che *“non importa chi verrà scelto: il suo destino è già scritto”*, mentre Donald Trump ha avvertito che “lo scenario più negativo è che l’Iran sia preso da qualcuno peggiore di Khamenei”. Il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha promesso un’“azione rapida e decisiva”, ordinando all’Idf di avanzare nel sud del Libano per “proteggere Israele da Hezbollah” e confermando attacchi contro siti legati al programma nucleare, incluso il complesso segreto di Minzadehei dove Teheran continuerebbe a sviluppare capacità atomiche.
Reazione iraniana, coinvolgimento europeo e possibili scenari energetici
In Iran, la Mezzaluna Rossa segnala quasi 800 morti, mentre la risposta di Teheran si allarga a tutta la regione. Il Dipartimento di Stato americano ha invitato i cittadini Usa a lasciare immediatamente 15 Paesi mediorientali. Due droni iraniani hanno colpito l’ambasciata degli Stati Uniti in Arabia Saudita, generando un incendio e l’ira di Trump e di Riad; un altro drone sospetto ha centrato il parcheggio vicino al consolato Usa a Dubai.
Trump ha promesso che la morte di sei soldati americani in Kuwait e gli attacchi contro strutture diplomatiche “non resteranno senza risposta” e ha minacciato: *“Abbiamo scorte di armi illimitate. Potremmo combattere per sempre”*. L’Arabia Saudita ha definito l’azione “codarda e ingiustificata”, precisando di non aver concesso il proprio spazio aereo per colpire l’Iran e riservandosi il diritto di reagire. Secondo Axios, gli Emirati Arabi Uniti starebbero valutando raid contro siti missilistici iraniani per fermare i lanci, mentre il Qatar ha smentito di aver colpito l’Iran, affermando di aver solo intercettato ordigni entrati nel proprio spazio aereo. Solo l’Oman, ex mediatore sul dossier nucleare, invoca apertamente un ritorno alla diplomazia.
Anche l’Europa entra nel quadro operativo: jet britannici hanno abbattuto droni nei cieli di Giordania e Iraq, Londra invia la nave militare Dragon e elicotteri anti-drone a Cipro per proteggere la base RAF di Akroriti. La Francia rafforza la presenza aerea e navale con la portaerei Charles de Gaulle. Teheran avverte che qualsiasi azione difensiva europea sarà considerata “atto di guerra”, mentre il generale dei pasdaran Ebrahim Jabbari minaccia: *“Colpiremo tutti i centri economici della regione, il prezzo del petrolio raggiungerà presto i 200 dollari”*.
Nel frattempo Israele, dove si registrano 12 feriti negli ultimi attacchi iraniani, intensifica i raid contro Hezbollah a Beirut e avanza nel sud del Libano per creare un “cuscinetto di sicurezza” tra le milizie filo-iraniane e le comunità israeliane del nord. Secondo l’Onu, almeno 30.000 persone sono già sfollate, mentre la missione Unifil ha evacuato il personale non essenziale.
Prospettive future tra rischio espansione del conflitto e shock energetico
La convergenza tra offensiva militare israeliana, transizione di potere a Teheran e rappresaglia iraniana contro obiettivi americani e arabi configura una crisi sistemica. Il possibile coinvolgimento diretto di Arabia Saudita, Emirati e Paesi europei aumenterebbe il rischio di una guerra a più fronti, con ricadute immediate su rotte marittime, sicurezza energetica globale e stabilità dei mercati. L’eventualità evocata dai pasdaran di un petrolio a 200 dollari al barile rappresenta lo scenario più critico per economie già fragili, rendendo decisivo, nelle prossime settimane, ogni spazio di mediazione diplomatica residua.
FAQ
Cosa significa la nuova ondata di attacchi israeliani contro l’Iran?
Indica una fase di escalation controllata ma ad alto rischio, mirata a colpire infrastrutture strategiche iraniane e limitare capacità missilistiche, dronistiche e nucleari del regime.
Perché l’elezione di Mojtaba Khamenei è considerata così delicata?
Perché sancisce la continuità dinastica e il peso delle Guardie Rivoluzionarie, consolidando un sistema teocratico-militare poco permeabile a riforme interne.
Quali paesi mediorientali sono oggi più esposti al conflitto?
Attualmente risultano maggiormente esposti Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Kuwait, Libano, Israele e gli Stati confinanti con l’Iraq.
Quali ripercussioni può avere la crisi sul prezzo del petrolio?
Può determinare rialzi rapidi e marcati, soprattutto se venissero colpiti terminali energetici, oleodotti, infrastrutture portuali o lo Stretto di Hormuz.
Quali sono le fonti principali utilizzate per questo articolo?
L’analisi deriva da una elaborazione congiunta di contenuti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborati dalla Redazione.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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