Iran in guerra, ecco perché il petrolio resta sotto quota cento

Guerra in Iran, petrolio sotto 100 dollari: cosa sta davvero accadendo
La nuova guerra che coinvolge l’Iran sta ridisegnando i mercati energetici globali, ma in modo meno esplosivo del passato. Il prezzo del petrolio, pur in rialzo, non ha sfondato la soglia simbolica dei 100 dollari al barile e il greggio Brent oscilla tra 78 e 81,34 dollari. Siamo di fronte a un conflitto in Medio Oriente che impatta su gas, carburanti e rotte marittime nello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per l’export di oro nero. L’escalation si è intensificata nelle ultime settimane, con reazioni immediate delle borse energetiche europee, a partire da Amsterdam per il metano. Il motivo per cui l’aumento del greggio resta finora “contenuto” va ricercato nella diversa struttura del mercato globale, nella maggiore diversificazione delle fonti e nel ruolo di primo piano degli Stati Uniti come produttore, oltre che nell’uso mirato delle riserve strategiche.
In sintesi:
- Il prezzo del petrolio è salito di circa il 30%, ma resta sotto i 100 dollari.
- Il gas europeo mostra maggiore volatilità, con forti correzioni al Ttf di Amsterdam.
- La minore dipendenza dal greggio mediorientale attenua l’effetto crisi sui mercati.
- Una guerra lunga e blocchi a Hormuz potrebbero spingere il petrolio oltre 100 dollari.
Prezzi di petrolio, gas e carburanti: numeri e dinamiche sui mercati
L’attacco in Iran, definito senza una fine certa dal Segretario alla Difesa Usa, ha attivato una fase difensiva sui mercati delle materie prime, con coperture crescenti e volatilità elevata. In attesa di rotte alternative allo Stretto di Hormuz, i prezzi si sono mossi al rialzo ma senza le impennate viste in crisi storiche come l’embargo del 1973-74, quando il greggio schizzò del 260%, o l’invasione irachena del Kuwait, che portò aumenti intorno al 180%.
Il gas europeo ha reagito in modo più nervoso: ad Amsterdam il metano ha poi corretto, chiudendo a 49,75 euro/MWh il 4 marzo (-8,4%). Il Brent è tornato brevemente a 78 dollari al barile, per poi risalire a 81,34 dollari dopo la smentita di Teheran su presunti colloqui con gli Stati Uniti. Le indiscrezioni su una possibile trattativa avevano temporaneamente alleggerito la pressione sui prezzi, confermando quanto la componente geopolitica incida ormai quasi in tempo reale sulle quotazioni.
L’effetto si riflette alla pompa: la benzina self è arrivata a circa 1,7 euro/litro, il diesel a 1,75 euro/litro, con picchi in autostrada fino a 2,5 euro/litro per il gasolio, secondo le rilevazioni del Codacons. L’associazione dei petrolieri italiani attribuisce i rincari soprattutto ad accise e Iva, ricordando che si veniva da minimi triennali e che tra distributori possono esserci differenze di 10-15 centesimi al litro.
Perché l’aumento del petrolio è limitato e cosa può cambiare
Secondo l’analisi di Agi, la tenuta relativa del prezzo del greggio dipende da un quadro strutturalmente diverso rispetto agli anni Settanta e Novanta. Il sistema energetico globale è oggi meno dipendente dal petrolio mediorientale, grazie al boom produttivo degli Stati Uniti, diventati il maggior produttore mondiale di petrolio, e alla crescita di nuovi player come Guyana, Brasile e Canada. Questa diversificazione attenua l’impatto immediato delle tensioni nel Golfo su offerta e prezzi.
Un altro elemento chiave è l’uso attivo delle Riserve Strategiche Petrolifere, strumento con cui Washington può immettere volumi addizionali sul mercato per raffreddare le quotazioni e contenere gli shock. In passato, anche l’approssimarsi di importanti appuntamenti elettorali negli Usa ha spinto le amministrazioni, da Donald Trump in poi, a mantenere il più possibile stabile il costo dell’energia per non alimentare il malcontento degli elettori.
Tuttavia questo equilibrio è fragile. Se il conflitto dovesse protrarsi, la mitigazione dei prezzi rischia di svanire. Gli esperti avvertono che un blocco prolungato dello Stretto di Hormuz – anche solo per due settimane – prosciugherebbe le scorte dei Paesi del Golfo, costringendo alcuni produttori a chiudere temporaneamente i pozzi. In tale scenario, il petrolio potrebbe superare stabilmente i 100 dollari al barile. L’analista Carlos Bellorin, di Welligence, prevede che, seguendo l’attuale traiettoria, “è possibile che il petrolio salga oltre i 95 dollari entro la fine della settimana”.
Prospettive per famiglie, imprese e politica energetica italiana
Le famiglie italiane stanno già percependo gli effetti della crisi energetica nelle bollette e ai distributori, mentre le associazioni dei consumatori, come Adoc, denunciano possibili “speculazioni” e ricordano che l’Italia dispone di riserve utili ad ammortizzare gli shock. Il Governo insiste su un quadro sotto controllo: il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha dichiarato che “siamo il Paese che ha lo stoccaggio più alto d’Europa”, mentre il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha richiamato il rischio di effetti di lungo periodo su export e investimenti.
Nel medio termine, il conflitto in Iran potrebbe accelerare tre dinamiche: maggiore ricorso alle riserve strategiche, ulteriore diversificazione delle fonti rispetto al Golfo e spinta aggiuntiva alle energie rinnovabili, per ridurre l’esposizione strutturale dell’economia italiana ai rischi geopolitici legati ai combustibili fossili.
FAQ
Perché il petrolio non è salito subito oltre 100 dollari al barile?
Il prezzo è rimasto sotto 100 dollari perché il mercato è oggi più diversificato, con maggior produzione da Stati Uniti, Brasile, Canada e uso di riserve strategiche.
Quanto è aumentato finora il prezzo del petrolio con la guerra in Iran?
L’aumento stimato è di circa il 30% rispetto ai livelli precedenti all’offensiva, molto meno rispetto alle crisi degli anni Settanta e Novanta.
Qual è oggi il prezzo del gas al Ttf di Amsterdam?
Il contratto sul metano al Ttf di Amsterdam ha chiuso a 49,75 euro per megawattora il 4 marzo, registrando una correzione dell’8,4% nella seduta.
Perché benzina e diesel aumentano più rapidamente del prezzo del greggio?
I rincari sono amplificati da accise, Iva, margini distributivi e maggiore volatilità, con differenze anche di 10-15 centesimi al litro tra diversi impianti di rifornimento.
Quali sono le fonti ufficiali utilizzate per questa analisi sulla guerra in Iran?
L’analisi deriva da un’elaborazione giornalistica basata congiuntamente su fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, opportunamente rielaborate dalla nostra Redazione.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
PUBBLICITA’ – COMUNICATI STAMPA – PROVE PRODOTTI
Per acquistare pubblicità CLICCA QUI
Per inviarci comunicati stampa e per proporci prodotti da testare prodotti CLICCA QUI



