Infermiere lascia i pazienti per arrotondare con secondo lavoro e riceve maxi sanzione da 70mila euro

Infermiere lascia i pazienti per il secondo lavoro: condanna da 70.000 euro
Un ex infermiere dell’Asl Toscana Nord Ovest, in servizio a Massa, è stato condannato per aver abbandonato ripetutamente i pazienti durante l’orario di lavoro per svolgere un secondo impiego in un supermercato di cui era anche socio. I fatti, avvenuti a partire dal 2015 e protratti nel tempo, sono emersi grazie alle numerose segnalazioni di pazienti, familiari e colleghi. Dopo indagini, arresto in flagranza e tre gradi di giudizio, la magistratura contabile e penale ha definito il caso: condanna per peculato e truffa, 18 mesi di reclusione e risarcimento di 70.000 euro all’azienda sanitaria. Il caso mostra perché il secondo lavoro, se svolto in violazione dei doveri di servizio, può trasformarsi in illecito grave con conseguenze penali, disciplinari ed economiche rilevantissime.
In sintesi:
- Ex infermiere dell’Asl Toscana Nord Ovest lasciava i pazienti per lavorare in un supermercato.
- Registrava la presenza in clinica ma svolgeva altrove il secondo lavoro, anche durante l’assistenza domiciliare.
- Condanna definitiva per peculato e truffa: 18 mesi di reclusione, licenziamento e 70.000 euro di risarcimento.
- La Corte dei conti ha riconosciuto danni patrimoniali e all’immagine all’azienda sanitaria pubblica.
Come si è svolta la truffa e perché la condanna è esemplare
L’ex infermiere, regolarmente assunto dall’Asl Toscana Nord Ovest, firmava il registro presenze in clinica a Massa per attestare falsamente il servizio. Subito dopo, in diverse occasioni, si allontanava senza autorizzazione per recarsi in un supermercato cittadino, dove svolgeva mansioni di sistemazione scaffali e altre attività operative, in qualità anche di socio e componente del consiglio di amministrazione.
I pazienti ricoverati e quelli in attesa di assistenza domiciliare risultavano così privi di cure, costretti a lunghi ritardi o a totale assenza di prestazioni, mentre i colleghi erano obbligati a coprire turni e mansioni aggiuntive. Proprio le lamentele di pazienti, familiari e personale hanno portato la direzione sanitaria a verifiche mirate e alla successiva denuncia.
Le indagini hanno confermato che, in più giornate, la presenza in servizio era solo formale: l’uomo veniva sorpreso al supermercato nonostante risultasse in attività sanitaria. È stato così arrestato in flagranza e infine condannato per peculato e truffa a 18 mesi di reclusione, oltre al licenziamento in tronco. La Corte dei conti ha poi quantificato in 70.000 euro il danno complessivo per l’Asl, includendo le retribuzioni indebitamente percepite, l’uso dell’auto aziendale per spostarsi verso il supermercato e il grave danno d’immagine per il servizio sanitario pubblico.
Cosa insegna il caso sui limiti del secondo lavoro
Il caso toscano evidenzia con chiarezza che il secondo lavoro è lecito solo se compatibile con il contratto, svolto fuori dall’orario di servizio e nel rispetto dei doveri verso datore di lavoro e utenti. Nel pubblico impiego sanitario, l’abbandono di pazienti e l’alterazione delle presenze configurano violazioni gravissime, assimilabili alle “truffe del cartellino”.
Anche nel settore privato condotte analoghe porterebbero comunque a licenziamento per giusta causa e responsabilità risarcitorie, pur senza l’ipotesi di peculato. Il tempo lungo della giustizia – oltre dieci anni dall’avvio dei fatti alla definizione in sede contabile – non elimina né attenua la responsabilità personale.
Per medici, infermieri e in generale per tutti i dipendenti pubblici, questo precedente rafforza un principio chiaro: ogni attività parallela va valutata in anticipo, documentata e autorizzata, evitando qualsiasi sovrapposizione con l’orario di servizio. Diversamente, il rischio concreto è quello di affrontare procedimenti penali, disciplinari e contabili, con condanne economiche tali da incidere sull’intera vita professionale e personale.
FAQ
Il secondo lavoro per un infermiere pubblico è sempre vietato?
Sì e no: è consentito solo se autorizzato dall’azienda, svolto fuori orario e senza conflitto d’interessi o sovrapposizioni con il servizio.
Cosa rischia chi lavora altrove durante l’orario di servizio?
Rischia certamente licenziamento, restituzione delle retribuzioni indebite, eventuale responsabilità erariale e, nei casi più gravi, condanne penali per truffa.
Come vengono calcolati i danni da parte della Corte dei conti?
Vengono calcolati sommando retribuzioni indebitamente percepite, benefici materiali ottenuti e un importo aggiuntivo a titolo di danno d’immagine pubblico.
Un dipendente privato può subire accuse di peculato?
No, il peculato riguarda solo il pubblico impiego. Tuttavia può subire accuse di truffa e appropriazione indebita, oltre al licenziamento immediato.
Da quali fonti è stata ricostruita questa vicenda giudiziaria?
La vicenda deriva da una elaborazione congiunta di notizie Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborate dalla nostra Redazione.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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