Groenlandia epicentro di scontro geopolitico: Usa ed Europa alzano la posta con truppe e ambizioni di controllo
Indice dei Contenuti:
Escalation diplomatica tra Washington, Copenaghen e Nuuk
Washington ha ospitato un confronto di 50 minuti tra la delegazione statunitense guidata dal vicepresidente J.D. Vance e i rappresentanti di Danimarca e Groenlandia, senza esiti concreti. Le posizioni restano distanti, con la Casa Bianca determinata a ottenere il controllo dell’isola e Copenaghen e Nuuk ferme nel respingere qualsiasi ipotesi di annessione. L’incontro, definito “franco e costruttivo”, non ha prodotto passi avanti sostanziali.
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Il ministro degli Esteri danese Lars Løkke Rasmussen ha ribadito che la pretesa americana è “assolutamente non necessaria”, aprendo invece a un rafforzamento del coordinamento di sicurezza nell’Artico con Washington tramite un gruppo di lavoro di alto livello. La ministra groenlandese Vivian Motzfeldt ha riaffermato, anche nella lingua locale, che la Groenlandia non intende essere “conquistata” dagli Stati Uniti.
Le dichiarazioni di Donald Trump, che considera “inaccettabili” soluzioni diverse dal controllo statunitense, hanno irrigidito ulteriormente il quadro, alimentando la frattura politica con gli alleati europei. L’impasse diplomatico ha spinto la regione artica al centro dell’agenda transatlantica, con Copenaghen pronta a incrementare la presenza militare e a richiamare un maggior coinvolgimento della NATO nell’area.
Mobilitazione europea e invio di truppe nell’Artico
Germania e Francia si uniscono a Danimarca e Svezia nell’invio di contingenti a supporto della sicurezza in Groenlandia, con una missione iniziale di ricognizione richiesta da Copenaghen. L’obiettivo è rafforzare la presenza alleata nell’Artico dopo il vertice fallito a Washington, in risposta alle pressioni di Donald Trump sull’annessione.
La Danimarca ha annunciato un incremento delle capacità militari sull’isola, mentre Stoccolma ha confermato l’arrivo di ufficiali per preparare i prossimi passi dell’esercitazione “Operation Arctic Endurance”, come dichiarato dal premier Ulf Kristersson. Secondo indiscrezioni della stampa tedesca, da Berlino potrebbe partire a breve una prima pattuglia esplorativa.
Parigi ha espresso disponibilità a partecipare, segnalando una risposta coordinata dei partner europei nel quadro NATO, anche per mitigare le critiche statunitensi sui livelli di investimento difensivo nell’area artica. La linea condivisa punta a dissuadere mosse unilaterali, consolidare sorveglianza e prontezza operativa e garantire tutela delle rotte e delle infrastrutture strategiche.
L’attivazione europea, pur definita “di ricognizione”, ha valore politico: indica che qualsiasi modifica dello status della Groenlandia resta una “linea rossa” per Copenaghen e Nuuk, con l’Alleanza pronta a incrementare presenza e coordinamento sul terreno.
Ambizioni statunitensi su sicurezza e risorse della Groenlandia
Per Donald Trump la Groenlandia è un tassello strategico: deterrenza nell’Artico contro Russia e Cina, basi e sensori per il sistema missilistico americano e controllo di rotte polari in rapido utilizzo. Il presidente insiste che l’isola rafforzerebbe la NATO, pur ventilando la priorità dell’annessione rispetto all’unità dell’Alleanza.
La dimensione economica pesa quanto quella militare: petrolio, gas e terre rare alimentano l’interesse di Washington. Stime di esperti e ex funzionari indicano un potenziale esborso fino a 700 miliardi di dollari per un’eventuale acquisizione, pari a circa la metà del bilancio annuo del Pentagono. Una cifra che illustra la portata geopolitica dell’operazione.
Il governo di Copenaghen giudica l’annessione “non necessaria” e propone un aumento coordinato delle capacità di sicurezza artiche, mantenendo aperto un canale tecnico con gli Stati Uniti. A Nuuk, la posizione è netta: nessuna “conquista” da parte di potenze esterne.
Il richiamo alla minaccia sino-russa si intreccia con il dossier industriale: catene di fornitura critiche e minerali strategici rendono l’isola un hub conteso. L’idea di integrare la Groenlandia nel “Golden Dome” antimissile esprime l’ambizione di un perimetro nordico più profondo, mentre l’abolizione dell’Arctic and Global Resilience Policy Office segna la discontinuità della Casa Bianca, che punta ora a strumenti più assertivi per l’Artico.
FAQ
- Perché gli Stati Uniti puntano sulla Groenlandia?
Per motivi di sicurezza nell’Artico, controllo delle rotte polari e accesso a risorse come petrolio e terre rare. - Qual è la posizione di Danimarca e Groenlandia?
Copenaghen rifiuta l’annessione e propone più cooperazione di sicurezza; Nuuk respinge ogni “conquista”. - Quanto potrebbe costare agli USA un’eventuale acquisizione?
Fino a 700 miliardi di dollari secondo stime di accademici ed ex funzionari. - Che ruolo avrebbe la NATO?
Presenza e coordinamento nell’Artico per deterrenza e sorveglianza, pur tra tensioni sulla priorità data da Trump all’annessione. - Cosa sono le terre rare e perché contano?
Minerali strategici per difesa e tecnologie; la loro disponibilità è cruciale per catene di fornitura occidentali. - Cos’è il “Golden Dome” citato da Trump?
Un progetto statunitense di difesa antimissile che includerebbe asset e sensori nell’Artico. - Qual è la fonte giornalistica di riferimento?
Ricostruzione basata su un articolo di testata italiana che riporta il vertice a Washington, le mosse europee e le dichiarazioni di Donald Trump.




