La notizia in sintesi
- Confprofessioni segnala un accesso più difficile alle libere professioni per i giovani.
- Gli under 34 sono il 16% dei liberi professionisti nel 2025.
- Il picco dei redditi si è spostato dalla mezza età ai 55-64 anni.
- Il ricambio generazionale risente del forte squilibrio demografico italiano.
(Riassunto generato con AI)
Giovani professionisti, redditi più bassi e carriere più lente
I giovani che scelgono il lavoro autonomo e la libera professione in Italia affrontano oggi un percorso di ingresso più lungo, con redditi iniziali inferiori e una crescita economica più lenta rispetto alle generazioni precedenti. Il quadro emerge dal nuovo rapporto dell’Osservatorio delle libere professioni di Confprofessioni, pubblicato a luglio 2026 sui dati relativi al 2025. L’analisi evidenzia come il divario con i professionisti senior si sia ampliato, rinviando il raggiungimento della piena maturità reddituale.
Il fenomeno riguarda soprattutto gli under 34 che entrano nelle professioni in un contesto segnato dall’invecchiamento della popolazione e dalla riduzione della natalità. La difficoltà non dipende soltanto dai compensi iniziali, ma anche dai tempi necessari per costruire una clientela stabile e sostenere investimenti professionali sempre più rilevanti. Per Confprofessioni, il rischio è un indebolimento del ricambio generazionale e della capacità di innovazione del settore.
Nel 2025, gli under 34 rappresentavano circa il 24% dei lavoratori dipendenti, mentre tra i liberi professionisti la loro quota scendeva al 16%. Le fasce anagrafiche più mature hanno invece un peso crescente: i lavoratori tra 55 e 64 anni costituiscono il 24% dei professionisti e sfiorano il 28% tra gli altri indipendenti.
Demografia e redditi aggravano il divario generazionale
Il rapporto collega la minore presenza dei giovani nelle professioni alla trasformazione demografica del Paese. L’indice di ricambio della popolazione attiva, calcolato come rapporto tra persone tra 60 e 64 anni e ragazzi tra 15 e 19 anni, era al 71,9% nel 1976: le potenziali nuove entrate superavano le uscite dal lavoro. Nel 2026 l’indice raggiunge il 156%, segnalando che le uscite hanno ormai superato ampiamente le nuove entrate.
Per le libere professioni, questo squilibrio può incidere sulla trasmissione delle competenze tra generazioni. Un ingresso più ridotto e tardivo rende infatti più complesso il passaggio di conoscenze, relazioni professionali e capacità operative. Il dato non descrive soltanto una variazione anagrafica, ma una pressione strutturale sulla continuità del sistema professionale.
Sul piano dei redditi, l’Osservatorio confronta la fascia 25-34 anni con quella 55-64 anni e rileva un impoverimento relativo delle nuove generazioni. Nel 1987, il reddito dei giovani equivaleva al 91% di quello dei professionisti più anziani; nel 2022 il rapporto è sceso al 69%. Il rapporto segnala inoltre che i giovani autonomi percepiscono oggi redditi inferiori del 16% rispetto ai professionisti senior.
Tra le cause indicate figurano l’ingresso più tardivo nel mercato, gli investimenti iniziali più elevati e i tempi più lunghi per consolidare la clientela. Sono fattori che riducono la capacità di accumulare reddito e patrimonio nelle fasi iniziali della carriera. Il divario, quindi, non riguarda solo il compenso annuale ma la costruzione progressiva della stabilità economica.
Il picco dei guadagni slitta verso la fine della carriera
È cambiato anche il ciclo reddituale delle professioni. Nel 1987 il massimo dei guadagni veniva raggiunto tra 45 e 54 anni, mentre nel 2022 il picco si colloca nella fascia 55-64 anni. La curva dei redditi resta progressiva, ma parte da livelli più bassi per i giovani e raggiunge il vertice più tardi.
La conseguenza è una carriera economicamente più lunga prima di arrivare alla piena maturità. La fase finale risulta più stabile rispetto al passato anche per l’innalzamento dell’età pensionabile e per una permanenza più prolungata nel mercato del lavoro. Per i nuovi professionisti, il tempo diventa quindi una variabile decisiva per colmare il divario.
FAQ
Quanti under 34 lavorano nelle libere professioni?
Sì, nel 2025 gli under 34 rappresentavano il 16% dei liberi professionisti, contro circa il 24% dei lavoratori dipendenti.
Qual è l’indice di ricambio nel 2026?
Sì, nel 2026 l’indice di ricambio della popolazione attiva raggiunge il 156%, oltre il 71,9% registrato nel 1976.
Quanto è sceso il rapporto tra redditi giovani e senior?
Sì, il rapporto è passato dal 91% del 1987 al 69% del 2022 nel confronto tra 25-34enni e 55-64enni.
Quando si raggiunge oggi il massimo reddito professionale?
Sì, nel 2022 il picco reddituale viene raggiunto tra 55 e 64 anni, non più tra 45 e 54 anni.
Come è stata verificata questa analisi?
Sì, il contenuto nasce da un’analisi approfondita e da una verifica incrociata condotta dalla nostra Redazione su numerose fonti, tra cui QuiFinanza.




