Garlasco, nuova perizia sull’arma domestica riapre i dubbi sull’omicidio di Chiara Poggi
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Omicidio di Garlasco, il nuovo fronte sul ruolo dell’impronta 33
Nella ricostruzione del delitto di Garlasco, il consulente della famiglia Poggi, l’esperto della Polizia di Stato Dario Radaelli, rilancia la centralità della scena del crimine.
In tv, a Mattino Cinque, chiarisce i punti più discussi: impronta 33, dinamica sulle scale verso la cantina, presenza o assenza di colluttazione, gestione del sangue sul dispenser del bagno e provenienza dell’arma, che per lui arriva dalla cucina.
Secondo Radaelli, il martello originariamente nel garage sarebbe stato portato in cucina “per qualche motivo” e da lì utilizzato per colpire Chiara Poggi nella villetta di via Pascoli, a Garlasco, l’11 agosto 2007, rafforzando l’ipotesi di un’arma domestica facilmente disponibile.
In sintesi:
- Per il consulente di parte civile, l’arma del delitto fu prelevata dalla cucina, non dal garage.
- L’impronta 33 sul muro vicino alle scale non prova necessariamente un collegamento con le suole a pallini.
- La ricostruzione critica i tempi dell’azione, l’assenza di colluttazione e le anomalie nel lavandino.
- Il dispenser con impronte di Alberto Stasi resta uno dei punti più controversi del caso.
Impronta 33, scale e dispenser: i punti tecnici contestati
Per Dario Radaelli, l’“impronta 33” è collocata esattamente nel punto in cui “chiunque stia per scendere le scale” verso la cantina tende ad appoggiarsi al muro.
La conduttrice Federica Panicucci osserva però che, in un’altra ricostruzione, il corpo risulta appoggiato e proteso in avanti dal gradino zero, in una posizione definita scomoda per chi sta scendendo, più compatibile con qualcuno che guarda verso il basso.
Radaelli replica che quella ricostruzione sarebbe “di parte” e sottolinea che non è affatto scontato collegare le impronte delle suole a pallini sul gradino zero all’impronta 33 sul muro: potrebbero non appartenere alla stessa persona, né allo stesso momento. “È un’opinione”, rimarca.
In studio viene sollevata un’altra obiezione: se quel gesto di appoggio è tipico di chi usa spesso quelle scale, ci si aspetterebbe numerose impronte di mano, non una singola. Il consulente replica indicando una seconda traccia, più in alto, all’altezza del gradino cinque-sei, risultata rossa dopo le analisi, ma non mostrata in trasmissione.
La trasmissione evidenzia ulteriori criticità nella ricostruzione della parte civile: l’azione omicidiaria concentrata in soli 16 minuti, l’assenza di chiari segni di colluttazione, l’arma mai individuata con certezza.
Viene poi contestato il passaggio dell’assassino che si lava le mani: nel lavandino restano capelli, ma non sangue nel sifone, circostanza anomala in caso di lavaggio energico. Il dispenser di sapone, su cui compaiono le impronte di Alberto Stasi, mostra evidenti colature di detergente.
Panicucci chiede: se il dispenser fosse stato pulito accuratamente per cancellare le impronte, perché sono ancora visibili le colature?
Per Radaelli, il sangue fresco avrebbe consentito solo un lavaggio superficiale: sul dispenser convivono tracce di Stasi, di altri soggetti e colature di sapone. Una spiegazione che lascia perplessi molti presenti in studio, alimentando i dubbi su una ricostruzione giudicata da più parti “lacunosa”.
Le conseguenze processuali e il peso delle nuove letture
Le valutazioni di Dario Radaelli si inseriscono in un dibattito ancora vivo sull’omicidio di Chiara Poggi, nonostante la condanna definitiva di Alberto Stasi.
Ogni nuovo dettaglio sulla scena del crimine – dall’impronta 33 alla possibile origine dell’arma in cucina, fino alle anomalie del lavandino – viene vagliato per misurare la solidità delle conclusioni processuali.
Queste letture non riaprono automaticamente il caso, ma alimentano il confronto tra criminologi, giuristi e opinione pubblica sul metodo con cui sono stati interpretati reperti, tempi e dinamica dell’azione.
Nel contesto di un sistema giudiziario che ammette strumenti straordinari solo di fronte a elementi davvero nuovi e decisivi, l’attenzione resta puntata sulle future perizie, soprattutto sul DNA e sulle microtracce, possibili uniche leve per scardinare un quadro ormai cristallizzato.
FAQ
Cosa rappresenta l’impronta 33 nel caso dell’omicidio di Garlasco?
Rappresenta, secondo il consulente di parte civile, il punto tipico di appoggio della mano di chi scende le scale verso la cantina.
L’impronta 33 è collegata con certezza alle suole a pallini sul gradino zero?
No, per Dario Radaelli non esiste certezza: impronte murali e impronte di suola potrebbero riferirsi a momenti e persone differenti.
Perché il dispenser con impronte di Alberto Stasi è così discusso?
Perché presenta insieme impronte di Alberto Stasi, di altri soggetti e vistose colature di sapone, contraddittorie con un’ipotetica pulizia accurata.
Da dove proverrebbe l’arma del delitto secondo il consulente Radaelli?
Per il consulente l’arma, probabilmente un martello, sarebbe stata presa dalla cucina, dopo essere finita lì dal garage.
Qual è la fonte originale delle informazioni su questo sviluppo del caso?
Le informazioni derivano da una elaborazione congiunta di contenuti Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborati dalla nostra Redazione.

