Garlasco, carabinieri segnalano anomalia tra Poggi e Sempio e accuse su indagini condizionate dall’ex procuratrice
Indice dei Contenuti:
Nuova inchiesta sul delitto di Garlasco, cosa emerge dalle carte dei carabinieri
Nella nuova inchiesta sul delitto di Garlasco, il Nucleo investigativo di Milano ha depositato un’informativa di oltre 300 pagine che ricostruisce non solo i fatti, ma soprattutto i rapporti tra la famiglia Poggi, l’amico di famiglia Andrea Sempio, gli inquirenti di Pavia e la Procura generale di Milano.
Le carte, trasmesse alla magistratura nel 2025, collocano al centro l’evoluzione delle dichiarazioni di Marco Poggi e le intercettazioni dei genitori Giuseppe Poggi e Rita Preda, sollevando dubbi su presunte “anomalie” nei rapporti tra parti offese, indagato e pubblici ministeri.
Gli investigatori parlano di “situazione problematica” e di possibili condizionamenti sul percorso giudiziario che ha portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi, mentre la famiglia respinge con forza ogni ombra, denunciando indagini “gravemente condizionate” e interferenze “giornalistiche”.
In sintesi:
- Nuova informativa dei carabinieri su delitto di Garlasco e rapporti tra famiglia Poggi e Sempio.
- Contestata la credibilità di alcune dichiarazioni di Marco Poggi e l’atteggiamento verso Andrea Sempio.
- Famiglia Poggi denuncia indagini condizionate e critica intercettazioni e diffusione delle captazioni.
- Nella relazione di Laura Barbaini viene esclusa la pista Sempio e confermata la responsabilità di Stasi.
Intercettazioni, rapporti con Sempio e ruolo degli inquirenti
Nell’informativa i carabinieri descrivono una “commistione” tra le versioni della famiglia Poggi e quelle riconducibili al fronte Sempio, rappresentato anche dall’avvocata Angela Taccia. Le captazioni domestiche restituiscono – secondo gli investigatori – un atteggiamento “oppositivo” di Marco Poggi verso l’impostazione accusatoria e una sorta di “difesa d’ufficio di Andrea Sempio”.
Durante un confronto, riportato negli atti, Marco contesta le valutazioni tecniche: “Questo però non è vero, scusi (…) non è una perizia”, chiedendo perché si ipotizzi un percorso dell’assassino fino al gradino della cantina. Ribadisce: “Per me non c’entra, non c’entra niente (…) tra Sempio Andrea e mia sorella non c’era alcun contatto”.
I militari evidenziano una “modificazione” del verbale del 20 maggio 2025 rispetto alle dichiarazioni rese “nell’arco di 18 anni”, fino a due mesi prima, e definiscono il fratello di Chiara Poggi “certamente poco credibile” su alcuni punti. Viene inoltre sostenuto che Marco e Andrea Sempio fossero a conoscenza di un video intimo di Chiara con Alberto Stasi, elemento che sarebbe stato noto anche agli “inquirenti dell’epoca” e avrebbe alimentato dubbi nei genitori.
Secondo i carabinieri, si sarebbe così creato un “contesto di ostilità” verso le nuove indagini, con interferenze di ambienti “giornalistici” e presunti contatti diretti con la magistratura requirente milanese.
Reazione della famiglia Poggi e scontro sulla pista Sempio
Attraverso gli avvocati Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, la famiglia Poggi respinge le conclusioni dei carabinieri, giudicando le indagini “gravemente condizionate da contesti poco trasparenti e da impropri collegamenti con specifici ambienti ‘giornalistici’”.
I legali definiscono “sorprendente” la scelta della Procura di Pavia di intercettare i familiari della vittima, evidenziando che la loro “colpa” sarebbe quella di aver partecipato attivamente a un processo concluso con la condanna irrevocabile di Alberto Stasi e di non credere “in alcun modo” al coinvolgimento di Andrea Sempio. Contestano inoltre la diffusione degli esiti delle captazioni, giudicata avvenuta “in spregio a tutte le norme penali di riferimento”.
Nella loro nota, i Poggi ribadiscono di avere interlocuzioni solo con la Procura generale di Milano e denunciano “continue aggressioni” mediatiche subite da oltre un anno. Confermano però la volontà di mantenere un atteggiamento “rispettoso”, richiamando il principio per cui gli accertamenti processuali devono avvenire “nelle sedi a ciò preposte e nel rigoroso rispetto delle norme di riferimento”.
La procuratrice Barbaini e la relazione contraria alla pista alternativa
L’informativa chiama in causa anche l’allora sostituta procuratrice generale Laura Barbaini, pubblica accusa nell’appello bis che portò alla condanna di Alberto Stasi. Secondo i carabinieri, alcune intercettazioni interne alla famiglia Poggi mostrerebbero che la magistrata avrebbe suggerito ai legali di far intervenire formalmente la Procura generale di Milano, ipotizzando una sorta di “potere censorio” sull’attività della Procura di Pavia.
Alla stessa Barbaini furono assegnate le istanze della difesa Stasi, poi trasmesse alla Corte d’Appello di Brescia e alla Procura pavese. In un “appunto” diretto al procuratore aggiunto Mario Venditti, la Procura generale definì la “versione alternativa” che indica in Andrea Sempio l’assassino di Chiara Poggi priva di “ogni razionalità e plausibilità pratica”.
La relazione evidenziava un “totale vuoto probatorio” su qualsiasi contatto tra Chiara e Sempio, ricordando che i “dati concernenti Sempio” – dalle telefonate del 7 e 8 agosto 2007 allo scontrino del parcheggio di Vigevano – erano stati già scrutinati nell’appello bis del 2014 e giudicati “del tutto irrilevanti” e “inidonei a consentire l’iscrizione” di Sempio nel registro degli indagati.
La Procura generale sottolineava poi una “lettura monca ed erronea” dei dati da parte dell’agenzia investigativa privata che aveva segnalato Sempio, e richiamava la precedente “sistematica eliminazione di fonti di prova fondamentali” su Stasi da parte dell’allora comandante dei carabinieri di Garlasco, il maresciallo Marchetto, condannato per aver sviato le indagini.
Scenari futuri tra nuove valutazioni probatorie e memoria processuale
Il confronto tra la nuova informativa del Nucleo investigativo di Milano, la posizione della famiglia Poggi e le valutazioni della Procura generale riapre, sul piano mediatico e giudiziario, il dibattito sulla narrazione processuale del delitto di Garlasco.
Da un lato, i carabinieri segnalano nodi irrisolti nelle relazioni tra parti offese, indagati e pm; dall’altro, gli atti della Procura generale consolidano la tenuta della condanna di Alberto Stasi, ritenendo prive di base le ipotesi alternative su Andrea Sempio.
Il prossimo passaggio sarà verificare se le nuove acquisizioni documentali potranno avere un impatto su eventuali ulteriori iniziative difensive o richieste di revisione, oppure se resteranno confinate a un’ulteriore stratificazione di atti su un caso già oggetto di tre gradi di giudizio e numerosi approfondimenti successivi.
FAQ
Chi è Andrea Sempio e perché è entrato nel caso Garlasco?
Andrea Sempio è un amico storico di Marco Poggi. È stato indagato nel 2017 su esposto privato e poi archiviato dal gip, con elementi ritenuti irrilevanti dalla Procura generale.
Cosa contesta oggi la famiglia Poggi alle nuove indagini dei carabinieri?
La famiglia Poggi contesta che le indagini siano state condizionate da contesti poco trasparenti, critica le intercettazioni sui familiari e denuncia la diffusione delle captazioni come contraria alle norme penali di riferimento.
La Procura generale di Milano come valuta la pista alternativa su Sempio?
La Procura generale di Milano giudica la pista Sempio priva di razionalità, con vuoto probatorio su contatti con Chiara Poggi e dati già esaminati e considerati irrilevanti nei precedenti giudizi.
La condanna definitiva di Alberto Stasi è oggi in discussione?
No, la condanna di Alberto Stasi è definitiva. Le nuove informative possono al massimo alimentare iniziative difensive o richieste di revisione, comunque soggette a rigidi criteri di ammissibilità.
Da quali fonti è stata ricostruita questa ricostruzione giornalistica sul caso?
L’analisi è stata elaborata a partire da una rielaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, integrate dal lavoro della nostra Redazione.



