Ferrari in forte calo in Borsa e blocco consegne in Medio Oriente cancellano miliardi di valore

Ferrari rallenta le consegne in Medio Oriente per la guerra in Iran
La guerra in Iran sta rallentando le consegne di Ferrari nel Medio Oriente, con impatti immediati sul business e sulla percezione degli investitori. A confermarlo è la stessa casa di Maranello, che ha annunciato la sospensione temporanea di parte delle spedizioni via mare e via terra nell’area, mantenendo solo le consegne gestibili per via aerea. La notizia arriva in un contesto di crescente instabilità geopolitica successiva al conflitto avviato il 28 febbraio da Stati Uniti e Israele contro l’Iran, e si riflette in modo netto anche in Borsa, dove il titolo ha perso oltre il 5% in una sola seduta. L’impatto si inserisce in una fase già delicata, segnata dal ridimensionamento della capitalizzazione e dalla revisione delle valutazioni sul marchio del Cavallino.
In sintesi:
- Ferrari sospende temporaneamente alcune consegne in Medio Oriente, preservando solo le spedizioni aeree.
- Il titolo Ferrari perde il 5,4% in Borsa, in una giornata già negativa per i mercati.
- In un anno il valore di capitalizzazione scende da 76 a meno di 54 miliardi.
- Il piano industriale di Benedetto Vigna viene percepito dal mercato come prudente e ridimensiona le attese.
Impatto operativo e numeri chiave delle consegne Ferrari
Il conflitto contro l’Iran, iniziato il 28 febbraio su iniziativa di Stati Uniti e Israele, ha colpito le catene logistiche che servono il Medio Oriente, in particolare i flussi via mare e via terra. Per mitigare il rischio operativo, Ferrari ha scelto di sospendere temporaneamente parte delle consegne nell’area, continuando solo dove è possibile ricorrere al trasporto aereo.
Nel 2025, il Cavallino ha consegnato complessivamente 13.640 vetture, di cui 6.346 nell’area Emea (Europa, Medio Oriente e Africa). L’azienda non fornisce però un dettaglio puntuale per singolo mercato, rendendo difficile quantificare il peso specifico del solo Medio Oriente sui volumi totali.
Il segnale, tuttavia, è chiaro: l’instabilità geopolitica introduce una variabile di rischio concreta per un marchio che, pur operando nel lusso, è esposto alle rotte globali e alle preferenze di una clientela ad alto reddito particolarmente presente nei Paesi del Golfo.
Mercato, piano industriale e prospettive del Cavallino
La comunicazione del rallentamento delle consegne ha avuto un immediato riflesso finanziario: le azioni Ferrari hanno chiuso in calo del 5,4% a 274,1 euro, in una seduta già complessa per le Borse internazionali.
Il ridimensionamento, però, non nasce oggi. Un anno fa, al momento del collocamento del 4% da parte di Exor per 3 miliardi di euro, la capitalizzazione sfiorava i 76 miliardi. Oggi il valore di Borsa è sceso sotto i 54 miliardi, con oltre 20 miliardi “bruciati” in dodici mesi e una correzione superiore al 30%.
La fase ribassista si è accentuata dopo la presentazione, a ottobre, del piano industriale firmato dall’amministratore delegato Benedetto Vigna. Il mercato, abituato a traiettorie molto aggressive, ha letto il nuovo framework come prudente. Contestualmente molti analisti stanno rivedendo i multipli applicati al titolo, considerati in passato eccessivamente generosi rispetto alla crescita prospettica del settore lusso-auto.
In occasione degli ultimi dati di bilancio, Ferrari ha aggiornato le proprie guidance, tracciando una rotta di medio periodo ancora solida. Il gruppo prevede ricavi a 7,5 miliardi di euro e un utile diluito per azione pari o superiore a 9,45 euro. L’Ebitda atteso è di 2,93 miliardi, con un margine del 39%, mentre l’Ebit stimato per fine 2026 è di 2,22 miliardi, pari a un margine del 29,5%.
Il free cash flow da attività industriali dovrebbe mantenersi in linea con il 2025, a 1,5 miliardi di euro o oltre, confermando la capacità di generare cassa anche in un contesto di crescente complessità geopolitica e di valutazioni di mercato più selettive.
Scenari futuri tra rischio geopolitico e forza del brand Ferrari
L’effetto della guerra in Iran sulle consegne in Medio Oriente evidenzia quanto i fattori geopolitici stiano diventando determinanti anche per i marchi del lusso automobilistico. Se la fase di instabilità dovesse protrarsi, Ferrari potrebbe dover ricalibrare ulteriormente la propria logistica, privilegiando rotte e modalità di trasporto meno esposte a interruzioni, ma più costose.
Al tempo stesso, la solidità dei fondamentali – dalla marginalità elevata alla forte generazione di cassa – lascia spazio a un potenziale recupero della fiducia degli investitori, qualora si stabilizzassero il contesto internazionale e le aspettative sul piano di Benedetto Vigna. La capacità del Cavallino di adattarsi rapidamente al mutare degli equilibri globali sarà un fattore chiave per preservare valore e competitività nei prossimi anni.
FAQ
Perché Ferrari ha sospeso alcune consegne in Medio Oriente?
La sospensione è dovuta alla guerra in Iran, che rende rischiose e instabili le spedizioni via mare e via terra nell’area mediorientale.
Qual è l’impatto immediato della guerra iraniana sul titolo Ferrari?
L’impatto è stato immediato: le azioni Ferrari hanno perso il 5,4% in una singola seduta di Borsa particolarmente volatile.
Quanto è scesa la capitalizzazione di Ferrari nell’ultimo anno?
La capitalizzazione è scesa da circa 76 miliardi a meno di 54 miliardi di euro, con oltre 20 miliardi di valore bruciati.
Quali sono le principali guidance economiche aggiornate da Ferrari?
Ferrari prevede ricavi per 7,5 miliardi, Ebitda di 2,93 miliardi, Ebit di 2,22 miliardi e free cash flow industriale pari o superiore a 1,5 miliardi.
Quali sono le fonti utilizzate per questo articolo su Ferrari e Medio Oriente?
L’analisi deriva da una elaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborate dalla nostra Redazione.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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