Famiglie italiane schiacciate dall’inflazione, ma la spesa riprende slancio

Consumi delle famiglie italiane 2026, crescita fragile tra caro-bollette e inflazione
Nel 2026 i consumi delle famiglie residenti in Italia dovrebbero aumentare dello 0,8% in volume, pari a circa 9,1 miliardi di euro aggiuntivi rispetto al 2025, secondo le nuove stime di Confesercenti e Cer.
La ripresa, tuttavia, è concentrata sulle spese obbligate – alimentari, abitazione, energia, carburanti – che continuano a erodere la quota di bilancio destinata ai consumi discrezionali.
Il rallentamento della spinta del Pnrr, il contesto geopolitico instabile e la risalita dei prezzi energetici rischiano di frenare ulteriormente la domanda interna, oggi principale motore della crescita economica italiana.
In sintesi:
- Nel 2026 consumi delle famiglie +0,8% in volume, circa 9,1 miliardi in più.
- Quasi tutta la crescita assorbita da bollette, carburanti, alimentari e abitazione.
- Vendite al dettaglio ferme: +0,2%, con difficoltà accentuate per i piccoli negozi.
- Scenario peggiorativo: consumi a +0,5% e commercio in lieve calo.
Perché la ripresa dei consumi non basta a rilanciare il commercio
L’incremento dello 0,8% della spesa delle famiglie nel 2026 è sostenuto da due driver principali: l’aumento dell’occupazione, che amplia la platea dei consumatori, e gli interventi di detassazione su rinnovi contrattuali, premi di produttività e lavoro accessorio.
Questi interventi dovrebbero generare circa 1,8 miliardi di reddito disponibile aggiuntivo, di cui 1,5 miliardi destinati ai consumi. Tuttavia, l’impatto sul commercio al dettaglio resta limitato: i volumi di vendita sono attesi praticamente invariati (+0,2%).
La ragione è la crescita continua delle spese obbligate. Dopo il parziale sollievo del 2025, dovuto al calo dei prezzi energetici, l’inizio del 2026 registra una nuova inversione: i prezzi internazionali del petrolio risalgono e l’energia importata in Italia costa l’1,9% in più, mentre gli alimentari continuano a correre oltre la media.
Come sottolinea il presidente di Confesercenti, Nico Gronchi, *“la crescita dei consumi – pur lenta – resta il principale motore dell’economia italiana, ma le spese obbligate continuano ad assorbire una quota crescente dei bilanci, comprimendo la spesa discrezionale, quella che sostiene le attività di prossimità e l’economia dei territori”*.
Le tensioni geopolitiche e commerciali, inclusi i nuovi dazi, aumentano l’incertezza: in uno scenario negativo, i consumi rallenterebbero allo 0,5% (circa 5,5 miliardi in più), con una perdita potenziale di 3,6 miliardi rispetto allo scenario base. In questo caso, le vendite del commercio tornerebbero in territorio negativo (-0,3%), con un calo dell’1,5% per i piccoli negozi.
Il peso strutturale del carovita e i rischi per la domanda interna
Dal 2019 a oggi le famiglie italiane spendono in media circa 1.860 euro in più all’anno.
Il dato più critico è che il 70% di questo incremento è imputabile a alimentari e abitazione, voci difficilmente comprimibili. Questo riequilibrio forzato dei bilanci riduce drasticamente la capacità di destinare risorse a spese voluttuarie come abbigliamento, tempo libero, viaggi e servizi di prossimità.
Ne deriva un crescente scollamento tra andamento dei consumi complessivi – che includono anche servizi e affitti – e dinamica delle vendite al dettaglio, focalizzate sui beni acquistati nei negozi fisici.
Dopo tre anni di flessione, nel 2026 le vendite al dettaglio smettono di scendere ma restano pressoché stagnanti (+0,2%), con i piccoli esercizi ancora in sofferenza (-0,5%).
Se la traiettoria dei prezzi energetici e alimentari non rientrerà su livelli più gestibili, il rischio è un consolidamento di questa “normalità depressa”, con la domanda interna incapace di generare una spinta robusta alla crescita. Per il policy making la priorità diventa ridurre strutturalmente il peso delle spese obbligate, così da liberare margini per i consumi che sostengono il tessuto commerciale dei territori.
FAQ
Quanto cresceranno i consumi delle famiglie italiane nel 2026?
I consumi cresceranno, secondo le stime Confesercenti–Cer, dello 0,8% in volume, pari a circa 9,1 miliardi di euro aggiuntivi rispetto al 2025.
Perché le vendite al dettaglio restano quasi ferme nonostante la ripresa?
Le vendite restano ferme perché la crescita dei consumi è assorbita da spese obbligate (casa, energia, alimentari), lasciando poca quota alla spesa discrezionale nei negozi.
Qual è l’effetto del carovita sui bilanci familiari rispetto al 2019?
L’effetto è rilevante: le famiglie italiane spendono mediamente 1.860 euro in più l’anno, con il 70% dell’aumento concentrato su alimentari e abitazione.
Cosa accade nello scenario peggiorativo ipotizzato da Confesercenti e Cer?
Nello scenario peggiorativo i consumi salirebbero solo dello 0,5%, circa 5,5 miliardi in più, e le vendite del commercio tornerebbero negative (-0,3%), con piccoli negozi a -1,5%.
Da quali fonti sono state ricavate e rielaborate queste informazioni?
Le informazioni derivano congiuntamente da fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, opportunamente analizzate e rielaborate dalla nostra Redazione secondo criteri editoriali indipendenti.
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Michele Ficara Manganelli ✿
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