La notizia in sintesi:
- Emanuele Orsini avverte del rischio “deserto industriale” per l’Europa senza scelte immediate su energia e competitività.
- All’Assemblea Confindustria 2026 si chiedono nucleare, sospensione ETS e debito comune Ue per investimenti strategici.
- Il Pil italiano cresce dello 0,4% annuo in 25 anni, molto meno di Ue, Usa e Cina.
- Giorgia Meloni accusa l’Ue di eccesso di burocrazia e rilancia su semplificazione e ritorno al nucleare.
(Riassunto generato con AI).
Allarme di Orsini sull’industria europea e l’Italia in ritardo
Chi lancia l’allarme è il presidente di Confindustria Emanuele Orsini; cosa denuncia è il rischio concreto di “deserto industriale” in Europa e in Italia; dove avviene il confronto è a Roma, durante l’Assemblea Confindustria 2026, alla presenza del Capo dello Stato Sergio Mattarella e della premier Giorgia Meloni; quando, in un passaggio cruciale per la nuova legislatura europea e per la definizione delle politiche industriali; perché, secondo Orsini, senza interventi rapidi su energia, politica industriale e competitività, l’Unione rischia di perdere altri pezzi di manifattura, occupazione qualificata e capacità tecnologica, indebolendo strutturalmente il ruolo dell’Italia nelle catene del valore globali.
Europa meno competitiva, energia cara e richieste a Bruxelles
Nel suo rapporto, Emanuele Orsini parla di un’Europa sempre meno competitiva, schiacciata da costi energetici elevati, sotto-investimenti e un quadro regolatorio giudicato “asfissiante”. Negli ultimi anni, stima Confindustria, l’Ue ha perso circa 250mila posti nella manifattura e un milione nell’indotto, segnale di un progressivo spiazzamento produttivo.
Al centro del discorso la concorrenza di Cina e Paesi extra-Ue: *“La Cina sta colonizzando i nostri mercati”*, avverte Orsini, sostenendo che senza un sostegno immediato alle produzioni europee la deindustrializzazione diventerebbe irreversibile.
Tra le misure indicate figura la sospensione del sistema europeo ETS, definito *“una vera pazzia”* perché avrebbe trasformato la decarbonizzazione in un “prodotto di speculazione finanziaria”. Sul fronte energia, il costo dell’energia viene indicato come *“minaccia esistenziale”* per le imprese italiane: Confindustria chiede un’accelerazione sul ritorno al nucleare, con disponibilità delle aziende a ospitare piccoli reattori modulari negli stabilimenti.
Il quadro viene aggravato dalle tensioni geopolitiche e dal rischio di blocco dello Stretto di Hormuz, già pesantemente influenzato dalla guerra in Ucraina e dal conflitto in Medio Oriente. Orsini lega la sicurezza energetica europea all’urgenza di un debito comune Ue per finanziare infrastrutture energetiche, difesa, ricerca, reti digitali e intelligenza artificiale: secondo le stime, servirebbero circa 1.200 miliardi l’anno di nuovi investimenti per preservare competitività e autonomia strategica.
Guardando all’Italia, il presidente di Confindustria individua cinque priorità: energia, crescita dimensionale delle PMI, contratti di sviluppo e innovazione, semplificazione normativa e maggiori risorse per gli investimenti produttivi.
Orsini sottolinea il ritardo italiano: negli ultimi 25 anni il Pil è cresciuto in media dello 0,4% annuo, contro l’1,4% dell’Ue, il 2,1% degli Stati Uniti e l’8% della Cina. Tra il 2000 e il 2025, il Pil italiano aumenta appena del 10%, a fronte di +40% nell’Ue, quasi +70% negli Usa e +586% in Cina. A ciò si sommano salari bassi e crisi demografica, che allontanano i giovani e comprimono la domanda interna: *“La retribuzione è una questione di attrattività per l’Italia e le sue imprese”*, osserva il leader degli industriali.
In chiusura, Orsini ricorda che *“la manifattura italiana è ancora la seconda in Europa e l’ottava nel mondo”*, ma avverte che senza un patto tra politica, istituzioni e parti sociali questo vantaggio potrebbe erodersi rapidamente: *“È il tempo del coraggio”*, conclude.
La risposta di Giorgia Meloni e lo scontro sul modello Europa
Dopo la relazione di Orsini, la premier Giorgia Meloni rivendica il dialogo con l’industria e ringrazia per il riconoscimento agli sforzi del Governo nel rimettere al centro lavoro, impresa e produzione. Sottolinea il ruolo del presidente Sergio Mattarella quale garante dell’attenzione alle eccellenze manifatturiere.
Per rilanciare la produzione industriale italiana, Meloni indica come mantra *“semplificazione e sburocratizzazione”*. Critica l’attuale configurazione dell’Unione Europea, definita *“un gigante burocratico”* che sacrifica competitività, crescita e visione strategica, contribuendo al declino economico e geopolitico del continente.
La richiesta a Bruxelles è netta: *“Chiediamo che l’Europa faccia meno e lo faccia meglio”*, applicando realmente il principio di sussidiarietà e accelerando le decisioni. Senza questo cambio di passo, sostiene, è impossibile chiedere alle imprese di correre nei mercati globali mentre si moltiplicano “meccanismi burocratici infernali” e milioni di adempimenti amministrativi.
Meloni collega poi la crisi industriale all’instabilità internazionale, con riferimento alla “crisi iraniana” che alimenta i costi energetici e indebolisce la competitività europea. A suo giudizio, queste condizioni giustificano l’estensione della flessibilità fiscale concessa per sicurezza e difesa anche agli investimenti per fronteggiare l’emergenza energetica.
La premier rivendica che *“l’Italia oggi è una nazione credibile, autorevole, che non viene più considerata l’anello debole dell’Europa”* e conferma la volontà di riportare il nucleare in Italia, puntando su mini-reattori modulari di nuova generazione, “sicuri e puliti”, capaci di ridurre i costi rispetto al mix attuale. Annuncia l’approvazione entro l’estate della legge delega, seguita dai decreti attuativi, segnando un passaggio politico e regolatorio cruciale per la strategia energetica nazionale nei prossimi anni.
FAQ
Perché Confindustria parla di rischio deserto industriale in Europa?
Perché, secondo Confindustria, alti costi energetici, sotto-investimenti e burocrazia stanno erodendo manifattura, occupazione qualificata e competitività rispetto a Cina e Stati Uniti.
Quali sono le principali richieste di Emanuele Orsini all’Unione Europea?
Orsini chiede sospensione dell’ETS, debito comune europeo e un massiccio piano di investimenti annuali in energia, infrastrutture, digitale, difesa e ricerca.
Quanto è cresciuto il Pil italiano rispetto a Ue, Usa e Cina?
È cresciuto dello 0,4% medio annuo in 25 anni, contro 1,4% Ue, 2,1% Usa e 8% Cina, ampliando il divario competitivo.
Cosa propone il Governo Meloni sul fronte nucleare ed energetico?
Propone il ritorno al nucleare con mini-reattori modulari innovativi, sicuri e meno costosi, tramite una legge delega e successivi decreti attuativi.
Da quali fonti è stata elaborata questa analisi sull’Assemblea Confindustria?
È stata elaborata da una sintesi redazionale basata congiuntamente su fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it.



