Europa verso il declino manifatturiero, l’allarme di Alessandro Orsini sulla fuga degli investimenti industriali

Europa verso il declino manifatturiero, l’allarme di Alessandro Orsini sulla fuga degli investimenti industriali

26 Maggio 2026

La notizia in sintesi:

  • Emanuele Orsini avverte del rischio “deserto industriale” per l’Europa senza scelte immediate su energia e competitività.
  • All’Assemblea Confindustria 2026 si chiedono nucleare, sospensione ETS e debito comune Ue per investimenti strategici.
  • Il Pil italiano cresce dello 0,4% annuo in 25 anni, molto meno di Ue, Usa e Cina.
  • Giorgia Meloni accusa l’Ue di eccesso di burocrazia e rilancia su semplificazione e ritorno al nucleare.

(Riassunto generato con AI).

Allarme di Orsini sull’industria europea e l’Italia in ritardo

Chi lancia l’allarme è il presidente di Confindustria Emanuele Orsini; cosa denuncia è il rischio concreto di “deserto industriale” in Europa e in Italia; dove avviene il confronto è a Roma, durante l’Assemblea Confindustria 2026, alla presenza del Capo dello Stato Sergio Mattarella e della premier Giorgia Meloni; quando, in un passaggio cruciale per la nuova legislatura europea e per la definizione delle politiche industriali; perché, secondo Orsini, senza interventi rapidi su energia, politica industriale e competitività, l’Unione rischia di perdere altri pezzi di manifattura, occupazione qualificata e capacità tecnologica, indebolendo strutturalmente il ruolo dell’Italia nelle catene del valore globali.

Europa meno competitiva, energia cara e richieste a Bruxelles

Nel suo rapporto, Emanuele Orsini parla di un’Europa sempre meno competitiva, schiacciata da costi energetici elevati, sotto-investimenti e un quadro regolatorio giudicato “asfissiante”. Negli ultimi anni, stima Confindustria, l’Ue ha perso circa 250mila posti nella manifattura e un milione nell’indotto, segnale di un progressivo spiazzamento produttivo.

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Al centro del discorso la concorrenza di Cina e Paesi extra-Ue: *“La Cina sta colonizzando i nostri mercati”*, avverte Orsini, sostenendo che senza un sostegno immediato alle produzioni europee la deindustrializzazione diventerebbe irreversibile.

Tra le misure indicate figura la sospensione del sistema europeo ETS, definito *“una vera pazzia”* perché avrebbe trasformato la decarbonizzazione in un “prodotto di speculazione finanziaria”. Sul fronte energia, il costo dell’energia viene indicato come *“minaccia esistenziale”* per le imprese italiane: Confindustria chiede un’accelerazione sul ritorno al nucleare, con disponibilità delle aziende a ospitare piccoli reattori modulari negli stabilimenti.

Il quadro viene aggravato dalle tensioni geopolitiche e dal rischio di blocco dello Stretto di Hormuz, già pesantemente influenzato dalla guerra in Ucraina e dal conflitto in Medio Oriente. Orsini lega la sicurezza energetica europea all’urgenza di un debito comune Ue per finanziare infrastrutture energetiche, difesa, ricerca, reti digitali e intelligenza artificiale: secondo le stime, servirebbero circa 1.200 miliardi l’anno di nuovi investimenti per preservare competitività e autonomia strategica.

Guardando all’Italia, il presidente di Confindustria individua cinque priorità: energia, crescita dimensionale delle PMI, contratti di sviluppo e innovazione, semplificazione normativa e maggiori risorse per gli investimenti produttivi.

Orsini sottolinea il ritardo italiano: negli ultimi 25 anni il Pil è cresciuto in media dello 0,4% annuo, contro l’1,4% dell’Ue, il 2,1% degli Stati Uniti e l’8% della Cina. Tra il 2000 e il 2025, il Pil italiano aumenta appena del 10%, a fronte di +40% nell’Ue, quasi +70% negli Usa e +586% in Cina. A ciò si sommano salari bassi e crisi demografica, che allontanano i giovani e comprimono la domanda interna: *“La retribuzione è una questione di attrattività per l’Italia e le sue imprese”*, osserva il leader degli industriali.

In chiusura, Orsini ricorda che *“la manifattura italiana è ancora la seconda in Europa e l’ottava nel mondo”*, ma avverte che senza un patto tra politica, istituzioni e parti sociali questo vantaggio potrebbe erodersi rapidamente: *“È il tempo del coraggio”*, conclude.

La risposta di Giorgia Meloni e lo scontro sul modello Europa

Dopo la relazione di Orsini, la premier Giorgia Meloni rivendica il dialogo con l’industria e ringrazia per il riconoscimento agli sforzi del Governo nel rimettere al centro lavoro, impresa e produzione. Sottolinea il ruolo del presidente Sergio Mattarella quale garante dell’attenzione alle eccellenze manifatturiere.

Per rilanciare la produzione industriale italiana, Meloni indica come mantra *“semplificazione e sburocratizzazione”*. Critica l’attuale configurazione dell’Unione Europea, definita *“un gigante burocratico”* che sacrifica competitività, crescita e visione strategica, contribuendo al declino economico e geopolitico del continente.

La richiesta a Bruxelles è netta: *“Chiediamo che l’Europa faccia meno e lo faccia meglio”*, applicando realmente il principio di sussidiarietà e accelerando le decisioni. Senza questo cambio di passo, sostiene, è impossibile chiedere alle imprese di correre nei mercati globali mentre si moltiplicano “meccanismi burocratici infernali” e milioni di adempimenti amministrativi.

Meloni collega poi la crisi industriale all’instabilità internazionale, con riferimento alla “crisi iraniana” che alimenta i costi energetici e indebolisce la competitività europea. A suo giudizio, queste condizioni giustificano l’estensione della flessibilità fiscale concessa per sicurezza e difesa anche agli investimenti per fronteggiare l’emergenza energetica.

La premier rivendica che *“l’Italia oggi è una nazione credibile, autorevole, che non viene più considerata l’anello debole dell’Europa”* e conferma la volontà di riportare il nucleare in Italia, puntando su mini-reattori modulari di nuova generazione, “sicuri e puliti”, capaci di ridurre i costi rispetto al mix attuale. Annuncia l’approvazione entro l’estate della legge delega, seguita dai decreti attuativi, segnando un passaggio politico e regolatorio cruciale per la strategia energetica nazionale nei prossimi anni.

FAQ

Perché Confindustria parla di rischio deserto industriale in Europa?

Perché, secondo Confindustria, alti costi energetici, sotto-investimenti e burocrazia stanno erodendo manifattura, occupazione qualificata e competitività rispetto a Cina e Stati Uniti.

Quali sono le principali richieste di Emanuele Orsini all’Unione Europea?

Orsini chiede sospensione dell’ETS, debito comune europeo e un massiccio piano di investimenti annuali in energia, infrastrutture, digitale, difesa e ricerca.

Quanto è cresciuto il Pil italiano rispetto a Ue, Usa e Cina?

È cresciuto dello 0,4% medio annuo in 25 anni, contro 1,4% Ue, 2,1% Usa e 8% Cina, ampliando il divario competitivo.

Cosa propone il Governo Meloni sul fronte nucleare ed energetico?

Propone il ritorno al nucleare con mini-reattori modulari innovativi, sicuri e meno costosi, tramite una legge delega e successivi decreti attuativi.

Da quali fonti è stata elaborata questa analisi sull’Assemblea Confindustria?

È stata elaborata da una sintesi redazionale basata congiuntamente su fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it.


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Direttore Editoriale Assodigitale.it Phd, MBA, CPA

Storico esperto di Digital Journalism e creatore di Immediapress la prima Digital Forwarding Agency italiana poi ceduta al Gruppo ADNkronos, evangelista di Internet dai tempi di Mozilla e poi antesignano (ora pentito) dei social media in italia, Bitcoiner Evangelist, portatore sano di Ethereum e Miner di crypto da tempi non sospetti. Sono a dir poco un entusiasta della vita, e già questo non è poco. Intimamente illuminato dalla Cultura Life-Hacking, nonchè per sempre ed indissolubilmente Geek, giocosamente Runner e olisticamente golfista. #senzatimore è da decenni il mio hashtag e significa il coraggio di affrontare l'ignoto. Senza Timore. Appunto

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