Europa divisa sul ricatto di Trump alla Nato, in bilico il rafforzamento della missione Aspides a Hormuz

Trump, la Nato e la crisi nello Stretto di Hormuz
Lo scontro diplomatico tra Donald Trump e gli alleati Nato esplode sullo Stretto di Hormuz, passaggio strategico tra Iran e Oman attraverso cui transita una quota cruciale del petrolio mondiale. Dopo l’inasprimento delle ostilità tra Usa e Israele da un lato e Teheran dall’altro, l’Iran ha di fatto bloccato il traffico, generando la più grave interruzione di sempre.
Il presidente americano chiede un intervento militare congiunto per riaprire la rotta, minacciando un futuro “molto negativo” per la Nato se Europa e partner asiatici non offriranno supporto concreto.
Londra, Tokyo e Canberra rifiutano, l’Ue prende tempo e valuta se estendere il mandato della missione navale europea Aspides. Sullo sfondo, il rischio di un’escalation militare e di nuovi shock energetici globali.
In sintesi:
- Lo Stretto di Hormuz è parzialmente bloccato dall’Iran, con impatto sul traffico petrolifero globale.
- Trump chiede alla Nato dragamine e navi militari, minacciando ripercussioni sull’Alleanza.
- Regno Unito, Giappone e Australia dicono no; Corea del Sud e Ue prendono tempo.
- L’Ue valuta un’estensione della missione navale Aspides o una nuova iniziativa Onu.
Perché Hormuz è cruciale e cosa chiede Trump agli alleati
Lo Stretto di Hormuz, cerniera tra Golfo Persico e oceano Indiano, è il principale choke point del petrolio mondiale: qui transita una quota rilevantissima delle esportazioni di greggio dirette verso Europa e Asia.
Da quando sono esplose le tensioni con Iran, le autorità di Teheran hanno sostanzialmente paralizzato il passaggio, con la più ampia interruzione mai registrata. Non è chiaro se siano state posate mine, ma diversi segmenti risultano di fatto off limits.
In questo contesto, Donald Trump ha intimato agli alleati di condividere l’onere della sicurezza marittima. In un’intervista al Financial Times ha avvertito: *“Se non ci sarà alcuna risposta, o se la risposta sarà negativa, credo che ciò sarà molto dannoso per il futuro della Nato”*.
Trump insiste sul fatto che Europa e Cina dipendono molto più degli Stati Uniti dal petrolio del Golfo. Per questo chiede “qualsiasi cosa serva”, con una priorità: l’invio di dragamine, di cui le marine europee dispongono in numero superiore rispetto a quella americana.
La partita europea su Aspides e il ruolo dell’Onu
L’appello di Trump sta facendo emergere profonde divisioni tra gli alleati. Il primo ministro britannico Keir Starmer ha respinto la richiesta, irritando la Casa Bianca. Secondo il racconto di Trump, Londra avrebbe promesso due navi solo dopo che “la capacità di minaccia dell’Iran” fosse stata quasi azzerata, suscitando la replica secca del presidente: *“Abbiamo bisogno di queste navi prima di vincere, non dopo aver vinto”*.
Anche Giappone e Australia hanno escluso l’invio di unità da combattimento; la Corea del Sud rimanda la decisione, annunciando consultazioni dirette con Washington.
In Europa, i ministri degli Esteri discutono se intervenire ampliando la missione navale Aspides, attiva dal 2024 sotto comando italiano per proteggere le navi commerciali nel Mar Rosso, nel Golfo di Aden e nel Golfo Persico dagli attacchi degli Houthi yemeniti.
Il mandato di Aspides, a oggi, autorizza l’uso della forza soltanto nelle aree ad alta minaccia prospicienti lo Yemen, mentre altrove prevede compiti non esecutivi. Una sua estensione a Hormuz richiederebbe una nuova decisione politica dei Ventisette e un aggiornamento formale delle regole di ingaggio.
L’Alto rappresentante Ue Kaja Kallas ha rivelato di aver discusso con il segretario generale Onu Antonio Guterres una possibile iniziativa sotto egida Nazioni Unite, sul modello del corridoio del grano nel Mar Nero per l’Ucraina, allo scopo di garantire corridoi sicuri per il traffico commerciale a Hormuz.
Gli scenari futuri tra sicurezza energetica e rischio escalation
La gestione della crisi nello Stretto di Hormuz determinerà gli equilibri tra sicurezza energetica, credibilità della Nato e ruolo dell’Ue come attore marittimo globale. Un coinvolgimento diretto di missioni alleate, senza un chiaro mandato Onu, aumenterebbe il rischio di scontro aperto con l’Iran e di frammentazione politica interna all’Alleanza.
Al contrario, un fallimento nel garantire la libertà di navigazione minerebbe la fiducia dei mercati, esponendo Europa e Asia a nuovi shock sui prezzi del greggio e del trasporto marittimo.
Nei prossimi mesi, la capacità di Washington, Bruxelles e delle principali capitali Nato di convergere su una soluzione multilaterale – magari coordinata dalle Nazioni Unite – sarà il banco di prova della tenuta dell’ordine marittimo globale.
FAQ
Perché lo Stretto di Hormuz è così importante per il petrolio mondiale?
Lo Stretto di Hormuz è cruciale perché attraverso questo choke point transita una quota significativa delle esportazioni di petrolio e gas del Golfo verso Europa e Asia.
Qual è la posizione dell’Unione europea sulla richiesta di Trump?
L’Unione europea sta valutando un rafforzamento o un’estensione della missione navale Aspides, ma non esiste ancora un consenso politico sull’intervento a Hormuz.
Cosa prevede attualmente il mandato della missione Aspides nel Mar Rosso?
Il mandato Aspides autorizza l’uso della forza solo nelle aree ad alta minaccia presso lo Yemen, mentre altrove consente esclusivamente compiti di scorta e sorveglianza non esecutiva.
Quali Paesi hanno già rifiutato di inviare navi militari a Hormuz?
Regno Unito, Giappone e Australia hanno escluso per ora l’invio di navi militari; la Corea del Sud sta ancora valutando con Washington.
Quali sono le principali fonti utilizzate per questa ricostruzione giornalistica?
La ricostruzione deriva da un’elaborazione congiunta di notizie Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborate criticamente dalla nostra Redazione.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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