Donut Lab, maxi scontro sulla ciambella elettrica: Svolt dalla Cina accusa la startup di truffa

Donut Lab, maxi scontro sulla ciambella elettrica: Svolt dalla Cina accusa la startup di truffa

21 Gennaio 2026

Donut Lab, maxi scontro sulla ciambella elettrica: Svolt dalla Cina accusa la startup di truffa

La promessa finlandese allo stato solido

Al CES 2026 di Las Vegas ha catalizzato l’attenzione una moto elettrica concept sviluppata dalla startup finlandese Donut Lab, equipaggiata con una batteria allo stato solido presentata come prossima alla produzione di massa. Il claim è ambizioso: pacchi batteria con densità energetica intorno ai 400 Wh/kg, quasi il doppio delle tradizionali celle agli ioni di litio oggi su vasta scala. In più, si parla di ricariche ultra‑fast in corrente continua a 200 kW e oltre, con circa 100.000 cicli di vita utile dichiarati.

La startup di Helsinki sostiene che il sistema mantenga prestazioni operative tra –30 e +100 °C, range termico che risolverebbe gran parte dei limiti attuali dell’e-mobility nei climi estremi. Una prospettiva che, se confermata, metterebbe in difficoltà i grandi costruttori asiatici ed europei, da tempo prudenti e concordi nel fissare l’orizzonte industriale delle batterie allo stato solido tra il 2027 e il 2030. Non sorprende quindi che l’annuncio abbia avuto eco anche sui media generalisti, come riportato dall’agenzia ANSA, accendendo dibattiti e interrogativi sulla reale maturità di questa tecnologia.

Il j’accuse di Svolt dalla Cina

A demolire l’entusiasmo è intervenuto Yang Hongxin, presidente di Svolt, società nata come divisione batterie del colosso cinese Great Wall Motor e oggi attore autonomo nel settore degli accumulatori avanzati. In un’intervista rilanciata da CarNewsChina, il manager ha accusato apertamente Donut Lab di essere «una frode», sostenendo che una batteria con quei parametri «non esiste nemmeno al mondo» e definendo «contraddittori» i dati tecnici divulgati. Secondo Yang, chiunque abbia competenze di base nella chimica delle celle giudicherebbe l’annuncio quantomeno sospetto.

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Il vertice di Svolt punta il dito in particolare contro l’idea che soluzioni “full solid state” siano già industrializzabili nel 2026, parlando di tempistiche «troppo premature» per la produzione di massa. Le critiche si allargano alla “bolla” della mobilità elettrica: eccesso di marketing, startup sopravvalutate dai mercati dei capitali e casi di società evaporate dopo round milionari. In questo quadro, viene ricordata anche la raccolta di 25 milioni di euro chiusa da Donut Lab, con la partecipazione dell’ex presidente di Nokia, Risto Siilasmaa, oggi nel consiglio di amministrazione della società.

Segretezza tecnica e scetticismo del settore

A rendere il quadro più opaco è la totale riservatezza di Donut Lab sulla composizione chimica e sui processi produttivi delle sue celle allo stato solido. Come sottolinea la testata italiana Quattroruote, non sono stati condivisi dettagli sui materiali impiegati, né sono stati pubblicati paper scientifici o dati verificabili in ambiente indipendente; tutto viene classificato come know-how proprietario. Questo approccio, comune nelle fasi embrionali di una tecnologia, qui si scontra però con performance dichiarate ai limiti della plausibilità industriale nel breve periodo.

Nel frattempo, i big dell’auto e delle batterie procedono con prudenza, annunciando pre-serie e linee pilota ma senza promettere rivoluzioni istantanee. La tensione tra narrativa da startup e realismo ingegneristico è evidente: da un lato il rischio di un clamoroso flop mediatico, dall’altro la possibilità che una realtà relativamente piccola abbia effettivamente centrato una svolta brevettuale anticipando colossi come CATL, BYD, Panasonic e Samsung SDI. La verifica definitiva arriverà solo con prodotti realmente in vendita, certificati e testati su larga scala.

FAQ

D: Che cosa sostiene di avere sviluppato Donut Lab?
R: La startup finlandese afferma di aver realizzato una batteria completamente allo stato solido ad altissima densità energetica, pronta per la produzione di massa su veicoli elettrici.

D: Perché Svolt accusa Donut Lab di frode?
R: Il presidente di Svolt, Yang Hongxin, ritiene che i dati dichiarati siano tecnicamente incoerenti e che una batteria con quelle prestazioni non sia industrializzabile nei tempi indicati.

D: Quali sono i numeri più contestati della batteria di Donut Lab?
R: Vengono messi in dubbio i circa 400 Wh/kg di densità energetica, le ricariche oltre 200 kW in corrente continua e l’affermazione di 100.000 cicli di vita in un ampio intervallo di temperatura.

D: Perché la startup non rivela i materiali utilizzati?
R: Donut Lab dichiara che composizione chimica, processi produttivi e dettagli tecnici sono coperti da segreto industriale e da brevetti in fase di deposito.

D: Qual è il ruolo di Risto Siilasmaa nel progetto?
R: L’ex presidente di Nokia, Risto Siilasmaa, ha investito nella società e siede nel consiglio di amministrazione, rafforzandone la credibilità finanziaria.

D: Cosa dicono le fonti giornalistiche italiane?
R: Testate come Quattroruote e l’agenzia ANSA riportano i dati comunicati da Donut Lab e segnalano le forti perplessità del settore, evidenziando la mancanza di prove indipendenti.

D: Qual è la posizione prevalente dell’industria sulle batterie allo stato solido?
R: I principali costruttori indicano finestre tra il 2027 e il 2030 per una reale commercializzazione di massa, tramite linee pilota e applicazioni inizialmente di nicchia.

D: Da quale fonte giornalistica proviene la denuncia pubblica di Svolt contro Donut Lab?
R: Le dichiarazioni di Yang Hongxin sono state riportate dalla testata specializzata cinese CarNewsChina, riprese poi da media europei come Quattroruote.


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