Davos avverte il mondo sul precipizio: dazi e guerre scuotono mercati, alleanze e futuro globale
Indice dei Contenuti:
Allerta globale di Davos
Davos lancia un’allerta netta: il mondo d’inizio 2026 è “sull’orlo del precipizio”, stretto tra guerre attive e l’uso sistematico degli “armamenti economici” per vantaggi strategici che accelerano la frammentazione sociale. Il segnale non arriva come posizione ufficiale del Forum Economico Mondiale, ma come sintesi del confronto tra accademie, grandi imprese, governi e società civile che si ritrovano sulle Alpi svizzere per misurare la direzione del sistema globale.
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La diagnosi è corroborata dal Global Risks Report, basato su un sondaggio tra 1.300 leader ed esperti: il rischio percepito dominante è lo “scontro geoeconomico”, seguito dal “conflitto armato” tra Stati, con pandemia, clima, inflazione e debito che scivolano sotto in priorità. La tensione si colloca alla vigilia di un intervento di Donald Trump, atteso con una delegazione di ministri, petrolieri e big dell’high tech, e pronto a mettere nel mirino l’elite globalista favorevole al multilateralismo.
Il contesto include un panel “Deja Vu?” che richiama gli Anni Venti del Novecento, mentre sullo sfondo la Casa Bianca tenta sponde diplomatiche su Ucraina e Gaza con i tavoli dei “Volenterosi” e del “Board of Peace”. Il quadro di rischio è ulteriormente aggravato dall’offensiva statunitense sul Venezuela, dalla contesa sulla Groenlandia e dallo stallo negoziale sul conflitto ucraino, fattori che rafforzano l’allarme lanciato a Davos.
Scontro geoeconomico e conflitti
Lo “scontro geoeconomico” domina le percezioni di rischio: dazi, sanzioni mirate e restrizioni tecnologiche sono usati come leve di potere, con effetti a catena su forniture, investimenti e stabilità sociale. L’inasprimento degli strumenti economici militarizzati alimenta una spirale di ritorsioni che riduce gli spazi di cooperazione multilaterale e spinge i blocchi a consolidare sfere d’influenza.
Il “conflitto armato” tra Stati emerge come secondo rischio prioritario, sospinto da fronti aperti e da crisi regionali che si riverberano sui mercati energetici e alimentari. I tentativi di mediazione della Casa Bianca su Ucraina e Gaza faticano a creare de-escalation mentre prende corpo un uso assertivo dell’economia come proiezione di forza.
Nel quadro di Davos, il ritorno di Donald Trump con una delegazione ampia di governo, industria petrolifera e big dell’hi-tech prefigura un’agenda muscolare, critica verso l’elite globalista e il multilateralismo. Le recenti pressioni su Venezuela e la contesa sulla Groenlandia illustrano una postura che intreccia deterrenza economica e minacciosità militare, aggravando la polarizzazione.
Il panel “Deja Vu?” richiama gli Anni Venti del Novecento: parallelismi che illuminano il rischio di errori di calcolo, escalation non intenzionali e paralisi istituzionale. In questo contesto, catene del valore frammentate e sfiducia reciproca tra potenze aumentano volatilità e costi di finanziamento, con ricadute immediate su imprese e lavoratori.
Rischi a medio termine e responsabilità condivisa
Nel medio periodo il Global Risks Report fotografa una traiettoria netta: entro il 2028 lo “scontro geoeconomico” resta in cima, mentre la disinformazione sale al secondo posto e la polarizzazione sociale al terzo. Il sondaggio su 1.300 leader indica che metà degli intervistati prevede un contesto “turbolento o tempestoso” nei prossimi due anni, con solo l’1% che immagina “calma”, segnale di fiducia strutturalmente compressa.
Più avanti nel decennio riemergono gli eventi climatici estremi come rischio numero uno, mentre gli “esiti avversi dell’intelligenza artificiale” entrano nella top five, riflesso di tecnologie pervasive e governance insufficiente. La direttrice generale del Wef, Saadia Zahidi, osserva una divergenza: timori acuti a due anni, maggiore ottimismo a dieci, lettura che sconta l’aspettativa di capacità adattive e di nuove cornici di cooperazione.
La diagnosi converge su una “tempesta perfetta” a breve termine: conflitti armati, militarizzazione degli strumenti economici e fratture sociali in collisione. Nessuno di questi vettori è inevitabile: la responsabilità condivisa invocata a Davos implica coordinamento su resilienza delle catene del valore, difese informative, regole per l’AI e accelerazione delle politiche climatiche, per ridurre errori di calcolo e costi sistemici.
FAQ
- Quali rischi dominano il medio termine?
“Scontro geoeconomico”, disinformazione e polarizzazione sociale guidano la classifica entro il 2028. - Che cosa prevede il sondaggio a due anni?
Metà degli esperti attende un mondo “turbolento o tempestoso”, solo l’1% prevede “calma”. - Qual è il rischio principale oltre il decennio?
Gli eventi climatici estremi tornano al primo posto nella scala di priorità. - L’AI come viene valutata?
Gli esiti avversi dell’intelligenza artificiale entrano tra i primi cinque rischi globali. - Perché c’è divergenza tra breve e lungo periodo?
Timori immediati elevati ma fiducia che, in dieci anni, governance e adattamento migliorino. - Quali azioni rientrano nella responsabilità condivisa?
Rafforzare supply chain, contrasto alla disinformazione, regole sull’AI, politiche climatiche coordinate. - Qual è la fonte giornalistica citata?
ANSA, con dichiarazioni e riferimenti al Forum Economico Mondiale e al Global Risks Report.




