La notizia in sintesi
- Consob, sentita Banca d’Italia, ha autorizzato quattro CASP italiani nelle ultime settimane.
- Le società entrano nel registro ESMA, che oggi conta 230 operatori autorizzati.
- L’ultima autorizzazione riguarda Conio, fintech fondata da Christian Miccoli.
- Dal 30 giugno senza licenza CASP non si potranno offrire servizi cripto.
(Riassunto generato con AI)
Quattro operatori italiani autorizzati MiCAR
Consob, sentita Banca d’Italia, ha autorizzato nelle ultime settimane quattro società italiane a operare come prestatore di servizi per le cripto-attività, cioè Crypto-Asset Service Provider secondo il regolamento europeo MiCAR. Si tratta di un passaggio decisivo per il mercato italiano delle criptoattività, perché l’autorizzazione consente per ora di offrire servizi in Italia e apre, con successive notifiche, alla possibile estensione in altri Stati membri dell’Unione europea.
Le quattro società sono state iscritte nel registro dei prestatori di servizi per le cripto-attività tenuto dall’ESMA, che conta attualmente 230 soggetti autorizzati. Nel quadro europeo, la Germania è il Paese con più autorizzazioni, 56, seguita da Olanda con 26 e Francia con 21. Il dato italiano, limitato a quattro operatori, segnala una fase ancora selettiva dell’adeguamento nazionale al nuovo regime regolatorio.
Il valore della licenza non è solo formale. Con la fine del regime transitorio prevista il prossimo 30 giugno, gli operatori privi di autorizzazione CASP non potranno più offrire servizi cripto in Italia e in Europa. Per le imprese del settore, quindi, l’abilitazione rappresenta una condizione essenziale di continuità operativa e di permanenza nel mercato regolato.
Chi sono le società e cosa cambia
L’ultima società italiana autorizzata in ordine di tempo è Conio, scaleup fintech fondata a San Francisco nel 2015 da Christian Miccoli, ex amministratore delegato di CheBanca! del gruppo Mediobanca ed ex creatore del Conto Arancio di Ing Direct. Partecipata dal 2016 da Poste Italiane e dal 2020 da Banca Generali, la società è specializzata in tecnologie blockchain applicate alla custodia e alla tokenizzazione di asset digitali.
Una settimana prima aveva ottenuto l’autorizzazione RIV-Digital srl, controllata italiana di RIV Capital Group, holding di investimenti con sede in Lussemburgo e uffici a Dubai, fondata da Roberto Rivera. Poco prima era arrivato anche il via libera per Olliv Italia srl, controllata dell’omonimo gruppo fondato a Chicago nel 2015 da Daniel Polotsky, Kris Dayrit, Alan Gurevich e Ben Weiss.
Il gruppo ha sviluppato a livello globale la piattaforma CoinFlip, indicata come il più grande operatore di Bitcoin ATM al mondo per volume di transazioni. In Italia la società gestisce una rete di 130 sportelli automatici CoinFlip Bitcoin ATM, collocati all’interno di esercizi commerciali partner come tabaccherie, bar ed edicole. A inizio maggio, invece, la prima società a ottenere l’autorizzazione MiCAR in Italia era stata CheckSig, fondata nel 2019 da Ferdinando Ametrano come spin-off del Digital Gold Institute.
CheckSig offre servizi rivolti a investitori privati e istituzionali, tra cui acquisto e vendita, custodia, staking e supporto alla compliance fiscale. Letto nel contesto regolatorio, questo primo gruppo di autorizzazioni mostra quali profili abbiano superato il vaglio: operatori con modelli di business già strutturati, presenza societaria riconoscibile e un perimetro di servizi chiaramente definito. Il quadro nasce anche dal Decreto Legge n. 95 del 30 giugno 2025, il cosiddetto Decreto Omnibus, che con l’articolo 10 aveva prorogato il regime transitorio per gli operatori iscritti nel registro VASP gestito dall’OAM, fissando le condizioni per il passaggio al regime autorizzativo europeo.
La scadenza del 30 giugno pesa sul settore
La prossima scadenza del 30 giugno segna il vero spartiacque per il comparto. Gli operatori iscritti al registro VASP potevano continuare ad agire secondo la normativa nazionale precedente fino al 30 dicembre 2025, ma possono proseguire l’attività fino al prossimo 30 giugno solo se hanno presentato domanda di autorizzazione come CASP entro il 30 dicembre 2025, in Italia o in un altro Stato UE, oppure se appartengono a un gruppo che abbia presentato la stessa istanza entro quel termine.
La conseguenza è immediata: il mercato si avvia verso una selezione più netta, nella quale la licenza diventa il requisito centrale per operare in modo continuativo e sotto vigilanza. In questo scenario, le quattro autorizzazioni italiane già rilasciate rappresentano un primo indicatore concreto dell’assetto che il settore potrà assumere dopo la fine del transitorio.
FAQ
Quante società italiane hanno ottenuto l’autorizzazione CASP?
Sì, sono quattro le società italiane autorizzate da Consob, sentita Banca d’Italia, nelle ultime settimane.
Chi gestisce il registro europeo dei CASP?
Sì, il registro dei prestatori di servizi per le cripto-attività è tenuto dall’ESMA e conta oggi 230 società iscritte.
Qual è l’ultima società italiana autorizzata?
Sì, l’ultima autorizzazione in ordine di tempo riguarda Conio, fintech fondata nel 2015 da Christian Miccoli.
Cosa succede dopo il 30 giugno?
Sì, dopo il 30 giugno chi non possiede un’autorizzazione CASP non potrà più offrire servizi cripto in Italia e in Europa.
Da quali fonti deriva questa ricostruzione?
Sì, la fonte originale è indicata come derivata da un’elaborazione congiunta di fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborate dalla Redazione.



