Confindustria lancia l’allarme recessione con il conflitto ancora in corso

Guerra in Iran, tre scenari per Pil italiano, energia e inflazione
Il centro studi di Confindustria ha aggiornato oggi le previsioni di crescita per l’Italia alla luce della guerra in Iran, analizzando tre scenari legati alla durata del conflitto in Medio Oriente. Se le ostilità si fermassero entro fine marzo, il Pil 2026 crescerebbe comunque solo dello +0,5%; un prolungamento fino a giugno, con blocco dello Stretto di Hormuz, porterebbe alla stagnazione; una crisi estesa a tutto il 2026 trascinerebbe il Paese in recessione (-0,7%).
Le valutazioni, discusse a Roma con il presidente Emanuele Orsini, la vicepresidente Lucia Aleotti, il direttore del centro studi Alessandro Fontana e il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, spingono Confindustria a chiedere misure urgenti italiane ed europee per contenere il caro-energia e difendere la competitività industriale.
In sintesi:
- Pil 2026: +0,5% se la guerra in Iran finisce entro fine marzo, -0,7% se dura tutto l’anno.
- Con blocco di Hormuz rischio “crisi energetica senza precedenti” e forte rialzo di petrolio e gas.
- Confindustria chiede misure urgenti Ue, Eurobond e interventi nazionali su energia e investimenti.
- Nel peggiore scenario recessione anche nel 2027, inflazione verso un picco vicino al 3%.
Tre scenari di Confindustria tra crescita debole, stagnazione e recessione
Le previsioni di primavera del centro studi di Confindustria costruiscono tre traiettorie macroeconomiche basate sulla durata della guerra in Iran e sui flussi energetici dallo Stretto di Hormuz.
Scenario migliore: stop al conflitto entro marzo. Il Pil italiano nel 2026 crescerebbe di circa +0,5%, con una moderata ripresa nel 2027 (+0,6%). Nell’area euro la crescita rallenterebbe all’1,1% nel 2026, per poi risalire all’1,3% nel 2027.
Scenario intermedio: guerra fino a giugno con blocco di Hormuz. L’Italia scivolerebbe in stagnazione nel 2026, con crescita quasi nulla (+0,1% nel 2027), sotto l’impatto del caro-energia e della caduta di fiducia di imprese e famiglie.
Scenario peggiore: conflitto per tutto il 2026. Il Pil italiano arretrerebbe dello 0,7% nel 2026 e resterebbe in lieve recessione nel 2027 (-0,1%). Il Mef riconosce nel documento sulle emissioni dei titoli di Stato che una guerra prolungata potrebbe estendere gli effetti negativi “oltre il breve periodo”, incidendo in modo persistente su approvvigionamenti energetici e fiducia.
Energia, inflazione e risposte politiche: cosa rischia l’economia italiana
Per il centro studi guidato da Alessandro Fontana, il blocco di Hormuz e i tagli di produzione di gas e petrolio nei Paesi del Golfo potrebbero innescare *“una crisi energetica come non l’abbiamo avuta mai nella storia”*.
Nello scenario più favorevole, con guerra chiusa entro pochi giorni, il Brent è stimato a 78 dollari di media nel 2026 (69 nel 2025) per poi scendere a 65 nel 2027; il gas a 41 euro/MWh nel 2026 (36 nel 2025) e verso 30 euro nel 2027. Nel 2026, i prezzi combinati di petrolio e gas salirebbero comunque del 12% rispetto al 2025.
Se il conflitto arrivasse a giugno, l’aumento diventerebbe +60%; addirittura +133% con guerra fino a fine anno. Per le imprese manifatturiere ciò significherebbe +7 miliardi di costi energetici con quattro mesi di guerra e +21 miliardi se lo scontro proseguisse per tutto il 2026.
Anche nello scenario migliore l’inflazione italiana tornerebbe a salire, con un picco vicino al 3%. Sul fronte monetario, il CsC ipotizza per il 2026 un rialzo dei tassi Bce di 0,25 punti nello scenario breve, di 1 punto con quattro mesi di guerra e di 2 punti con dieci mesi di conflitto. *“Non si può aggiungere un altro fardello”*, avverte Emanuele Orsini.
Misure urgenti tra Roma e Bruxelles per evitare una crisi strutturale
Il sistema industriale italiano sollecita una strategia immediata. Confindustria chiede “misure urgenti, soprattutto a livello europeo” per sostenere le imprese con strumenti “incisivi e forti”. Orsini invoca *“un atto di responsabilità”* bipartisan: maggioranza e opposizione dovrebbero condividere un’agenda comune con le imprese.
La vicepresidente Lucia Aleotti indica le priorità: salvaguardia delle supply chain, competitività internazionale, mantenimento in Italia di produzioni esportabili in modo sostenibile. A livello Ue, Orsini rilancia Eurobond, debito pubblico comune e un vero mercato unico dell’energia, sul modello delle risposte al Covid.
Sul fronte nazionale, Confindustria sollecita la rapida attuazione di iperammortamento, decreto bollette, piano casa e Zes, considerati “fondamentali per la crescita”.
Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, intervenuto alla presentazione del rapporto, garantisce l’impegno del governo e si dice fiducioso: *“Ce la faremo anche questa volta”*. Il Mef valuterà eventuali ritocchi alle stime di crescita nel prossimo documento di finanza pubblica di aprile.
FAQ
Come cambiano le previsioni di crescita del Pil italiano con la guerra in Iran?
Nel caso migliore il Pil 2026 sale di circa +0,5%; con guerra fino a fine 2026 l’Italia entrerebbe in recessione con -0,7%.
Qual è il rischio principale per l’Italia dal blocco dello Stretto di Hormuz?
Il rischio principale è una crisi energetica senza precedenti, con forte aumento dei costi di gas e petrolio per imprese e famiglie.
Quanto potrebbero aumentare i costi energetici per le imprese manifatturiere?
Con quattro mesi di guerra le imprese pagherebbero circa 7 miliardi in più; con conflitto per tutto il 2026 la bolletta crescerebbe di circa 21 miliardi.
Come potrebbero muoversi i tassi della Bce secondo il centro studi Confindustria?
È previsto un rialzo di 0,25 punti nello scenario breve, fino a possibili incrementi complessivi di 2 punti con conflitto prolungato.
Quali sono le fonti utilizzate per l’elaborazione delle informazioni in questo articolo?
Le informazioni derivano da una elaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborate dalla nostra Redazione.
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