Colonnine elettriche in Italia crescono rapidamente ma restano nodi critici su capillarità e infrastrutture

Colonnine elettriche in Italia crescono rapidamente ma restano nodi critici su capillarità e infrastrutture

18 Marzo 2026

Colonnine elettriche in Italia, fondi PNRR bloccati e rete ancora incompleta

In Italia, la rete pubblica di colonnine di ricarica per auto elettriche cresce nei numeri ma resta indietro nell’operatività reale. Entro il 2026, grazie ai fondi del PNRR e del Next Generation EU, dovrebbero essere installati oltre 21.000 punti di ricarica pubblici ad alta potenza tra città e principali arterie extraurbane. Tuttavia, una parte consistente dei 713 milioni stanziati dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica non è stata ancora assegnata agli operatori, mentre circa il 15% delle colonnine già installate nel Paese resta oggi spenta. Questa situazione rallenta la diffusione effettiva della mobilità elettrica e apre un nodo strategico: la priorità data alle stazioni rapide sulle grandi direttrici rischia di non rispondere ai bisogni quotidiani di ricarica urbana.

In sintesi:

  • Dei 713 milioni PNRR per la ricarica pubblica, è stata assegnata solo una quota minoritaria.
  • Oltre 10.000 colonnine pubbliche sono installate ma ancora non erogano energia.
  • La rete è concentrata in regioni del Nord, con forte squilibrio rispetto al Mezzogiorno.
  • Le risorse puntano sulle colonnine veloci, meno sulla ricarica quotidiana di quartiere.

Fondi PNRR sottoutilizzati e rete pubblica a due velocità

Il programma PNRR per la ricarica pubblica prevede 21.255 punti ad alta potenza entro il 2026, di cui circa 13.755 nei centri urbani e 7.500 sulle principali direttrici extraurbane e autostradali, con un budget di circa 713 milioni di euro, fino al 40% dei costi coperti. Eppure, i bandi del MASE per le infrastrutture urbane – circa 360 milioni disponibili – hanno visto domande per poco più di 55 milioni, meno del 16% dei fondi. Dinamica analoga per la rete extraurbana: su oltre 700 milioni teoricamente mobilitabili, solo una parte è effettivamente finita agli operatori.

Secondo Motus-e, nel 2025 l’Italia ha superato i 73.000 punti di ricarica pubblici installati, ma circa il 15% non è ancora operativo: oltre 10.000 colonnine fisicamente presenti, ma non collegate o autorizzate. Le cause principali sono i tempi di connessione alla rete elettrica e la frammentazione delle procedure autorizzative locali. L’85% dei punti è a potenza “lenta” (fino a 22 kW), concentrata in aree urbane, parcheggi pubblici e centri commerciali. La Lombardia supera i 14.000 punti, seguita da Piemonte ed Emilia Romagna, entrambe oltre 7.000. Nel Centro spicca il Lazio con più di 5.000 punti, mentre in Campania e Puglia la crescita è più graduale, ampliando il divario Nord-Sud. Il restante 15% è formato da colonnine rapide e ultrarapide (oltre 50 kW, fino a 150-300 kW), localizzate soprattutto lungo autostrade e grandi corridoi di traffico.

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Operatori, ritardi di attivazione e priorità da rivedere

Tra i principali gestori della rete figurano Enel X Way, Be Charge (gruppo Plenitude Eni), A2A E Mobility ed Ewiva, la joint venture tra Enel e Volkswagen dedicata all’alta potenza. Si affiancano operatori focalizzati sulle infrastrutture rapide come Atlante, Free To X, Electra, Ionity e Powy. Nel quadro dei finanziamenti PNRR, Enel X Way risulta tra i principali beneficiari con 3.730 punti di ricarica rapida assegnati e installati in cinque regioni e 21 province. Electra ha ottenuto fondi per circa 700 punti ad alta potenza, distribuiti su 350 stazioni.

In entrambi i casi, però, solo una parte delle infrastrutture risulta realmente attiva: molte colonnine sono posate ma non collegate o non autorizzate. Situazione simile per utility territoriali come Hera e AGSM AIM. Sullo sfondo emerge una questione strategica: una quota rilevante delle risorse pubbliche privilegia colonnine rapide e ultrarapide sulle grandi direttrici, essenziali per i viaggi lunghi ma meno adatte a coprire il fabbisogno di ricarica quotidiana nei quartieri residenziali senza garage. Una rete più capillare di punti a potenza moderata, lungo le strade e nei parcheggi di prossimità, potrebbe risultare più efficace per sostenere l’adozione di massa dell’auto elettrica, accelerando al tempo stesso l’utilizzo dei fondi PNRR oggi bloccati.

FAQ

Quante colonnine di ricarica pubbliche ci sono oggi in Italia?

Attualmente in Italia risultano installati oltre 73.000 punti di ricarica pubblici, ma circa il 15% non è ancora operativo per ritardi di connessione e autorizzazioni.

Quanti fondi PNRR sono stati effettivamente assegnati alla ricarica urbana?

Su circa 360 milioni di euro disponibili per la ricarica urbana, nelle prime tornate sono stati assegnati poco più di 55 milioni, pari a meno del 16%.

Quali regioni italiane hanno più colonnine di ricarica installate?

La Lombardia guida con oltre 14.000 punti di ricarica, seguita da Piemonte ed Emilia Romagna, entrambe oltre quota 7.000, e dal Lazio sopra i 5.000 punti.

Perché molte colonnine pubbliche risultano ancora spente dopo l’installazione?

Molte colonnine restano inattive principalmente per lunghi tempi di connessione alla rete elettrica e per complesse procedure autorizzative locali, spesso differenziate tra comuni e regioni.

Qual è la fonte delle informazioni riportate in questo articolo?

Le informazioni derivano da una elaborazione congiunta di contenuti Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, opportunamente rielaborati dalla nostra Redazione.

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Direttore Editoriale Assodigitale.it Phd, MBA, CPA

Storico esperto di Digital Journalism e creatore di Immediapress la prima Digital Forwarding Agency italiana poi ceduta al Gruppo ADNkronos, evangelista di Internet dai tempi di Mozilla e poi antesignano (ora pentito) dei social media in italia, Bitcoiner Evangelist, portatore sano di Ethereum e Miner di crypto da tempi non sospetti. Sono a dir poco un entusiasta della vita, e già questo non è poco. Intimamente illuminato dalla Cultura Life-Hacking, nonchè per sempre ed indissolubilmente Geek, giocosamente Runner e olisticamente golfista. #senzatimore è da decenni il mio hashtag e significa il coraggio di affrontare l'ignoto. Senza Timore. Appunto

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