Flotilla per Gaza fermata da Israele, tensione diplomatica con l’Italia
La nuova missione della Global Sumud Flotilla, partita da Marmaris in Turchia con 54 imbarcazioni e 426 attivisti diretti verso Gaza, è stata bloccata dalla marina di Israele quando si trovava a circa cento miglia nautiche dalla Striscia.
L’episodio, avvenuto nel Mediterraneo orientale nel corso dell’ultima notte, ha coinvolto anche un’imbarcazione italiana con a bordo 29 connazionali.
La denuncia dell’uso di proiettili – di natura non ancora accertata – ha spinto il ministro degli Esteri Antonio Tajani a chiedere chiarimenti urgenti a Tel Aviv e garanzie sulla sicurezza degli attivisti italiani, mentre Israele parla di “mezzi non letali” e nega feriti.
Il caso, che esplode in piena crisi umanitaria a Gaza, alimenta lo scontro politico interno in Italia e apre un nuovo fronte diplomatico con Israele, già sotto osservazione della magistratura italiana per precedenti abbordaggi alla flotilla.
In sintesi:
- La marina israeliana ferma e colpisce con “mezzi non letali” la Global Sumud Flotilla diretta a Gaza.
- A bordo 426 attivisti di 39 Paesi, tra cui 29 italiani destinati allo sbarco ad Ashdod.
- Il ministro Tajani chiede chiarimenti urgenti, protezione e rilascio immediato dei connazionali fermati.
- La Procura di Roma indaga per tortura, sequestro di persona e ipotesi di tentato omicidio.
Le accuse della Flotilla e la risposta di Israele
La stessa Global Sumud Flotilla ha denunciato che, dopo aver eluso un primo abbordaggio, dieci imbarcazioni sono state raggiunte e attaccate da unità della marina israeliana con proiettili sparati contro sei barche, tra cui una italiana.
Gli attivisti riferiscono colpi contro i natanti, pur precisando di non avere ancora la certezza se si trattasse di proiettili di gomma o di altro tipo.
Tel Aviv nega l’uso di “colpi di arma da fuoco” e parla di “mezzi non letali contro l’imbarcazione, e non contro i contestatori, a scopo di avvertimento”, sottolineando che “nessuno è rimasto ferito”.
Le 54 imbarcazioni, con 426 attivisti di 39 nazionalità, erano partite giovedì dal distretto di Marmaris; una prima parte era già stata intercettata al largo di Cipro, poi gli ultimi assalti in alto mare.
Ora tutti gli attivisti – inclusi i 29 italiani e 3 residenti in Italia con altra cittadinanza – saranno condotti nel porto di Ashdod, dove verranno sottoposti a procedure di espulsione o a ulteriori interrogatori.
Diplomazia italiana, indagini penali e conseguenze politiche
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha chiesto “di verificare urgentemente l’uso della forza da parte delle autorità israeliane” e ha incaricato l’ambasciatore d’Italia in Israele, Luca Ferrari, di compiere un passo formale per garantire “trattamento dignitoso, piena protezione e incolumità” per tutti, sollecitando l’“immediato rilascio” degli italiani.
A tutela degli attivisti, tra cui il deputato M5s Dario Carotenuto, opererà il team legale della ong Adalah.
Sul piano giudiziario, la Procura di Roma ha già aperto fascicoli per tortura in relazione all’abbordaggio dell’ottobre scorso e per sequestro di persona per l’azione del 29 aprile; ora gli attivisti invocano anche l’ipotesi di “tentato omicidio” e hanno depositato un nuovo esposto-denuncia per sequestro di persona.
La Global Sumud Flotilla richiama un “preciso obbligo positivo di protezione” da parte dello Stato italiano, chiedendo la condanna dell’uso delle armi e l’accertamento di eventuali responsabilità penali.
La reazione politica è durissima: il leader M5s Giuseppe Conte definisce l’operazione “un sequestro a mano armata, illegale e intollerabile” e chiede al governo di “pretendere l’immediata liberazione degli italiani”.
Nicola Fratoianni (Avs) sollecita la convocazione dell’ambasciatore israeliano, mentre la vicepresidente della Camera Anna Ascani (Pd) invoca un intervento immediato dell’esecutivo.
Sul piano internazionale, i ministri degli Esteri di Giordania, Indonesia, Spagna, Pakistan, Brasile, Bangladesh, Turchia, Colombia, Libia e Maldive hanno condannato con forza gli attacchi israeliani alla missione, nati per portare aiuti umanitari e richiamare l’attenzione globale sulla crisi di Gaza.
Scenari futuri per gli attivisti e per le relazioni con Israele
Per gli attivisti trattenuti ad Ashdod si delineano due percorsi: espulsione immediata per chi accetta la procedura o rimpatrio entro 24 ore per gli altri, salvo interrogatori e ulteriori indagini come già avvenuto per Thiago Ávila e Saif Abu Keshek.
La gestione di questo caso, in un contesto segnato dalle indagini della Procura di Roma e dalla crescente pressione politica interna, potrebbe incidere sul futuro del coordinamento tra Italia e Israele nella regione e sulle prossime iniziative civili dirette verso la Striscia di Gaza.
FAQ
Che cos’è la Global Sumud Flotilla e quale obiettivo ha?
La Global Sumud Flotilla è una missione civile internazionale che mira a portare aiuti umanitari a Gaza e a denunciare il blocco israeliano via mare.
Cosa rischiano legalmente gli attivisti italiani fermati ad Ashdod?
Gli attivisti rischiano l’espulsione rapida da Israele, possibili interrogatori e controlli supplementari, mentre in Italia proseguono parallele indagini penali sugli abbordaggi precedenti.
Qual è la posizione ufficiale del governo italiano sull’abbordaggio?
Il governo italiano chiede chiarimenti immediati a Israele, verifica sull’uso della forza, protezione piena per i connazionali e ne sollecita il rilascio tempestivo.
Perché la Procura di Roma indaga sugli attacchi alla Flotilla?
La Procura procede ipotizzando tortura, sequestro di persona e tentato omicidio, sulla base delle denunce presentate dagli attivisti coinvolti nelle precedenti operazioni.
Qual è l’origine delle informazioni riportate in questo articolo?
L’articolo deriva da una elaborazione congiunta di contenuti Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborati dalla Redazione.



