WhatsApp annuncia pubblicità nelle chat: dove comparirà e quali impostazioni usare per limitarla

WhatsApp introduce la pubblicità: cosa cambia per utenti e aziende
WhatsApp, utilizzata ogni giorno da miliardi di persone in tutto il mondo, sta introducendo per la prima volta veri e propri annunci pubblicitari. Gli spot non compaiono nelle chat private, ma negli “Stati” e nei “Canali”, funzioni lanciate negli ultimi anni e ormai centrali nella strategia della piattaforma.
Il rollout è in corso in vari mercati e rappresenta un passaggio chiave nel percorso di monetizzazione avviato con WhatsApp Business.
L’obiettivo di WhatsApp è aumentare i ricavi senza compromettere la fiducia degli utenti, mantenendo separata la pubblicità dalle conversazioni personali, vero nucleo del servizio.
In sintesi:
- Gli annunci compaiono negli Stati e nei Canali, non nelle chat private.
- La novità si inserisce nella strategia di monetizzazione legata a WhatsApp Business.
- È possibile ridurre gli annunci modificando il DNS e limitando l’uso di alcune funzioni.
- WhatsApp testa i nuovi formati per non danneggiare l’esperienza di messaggistica.
Come funzionano gli annunci e quali margini di controllo ha l’utente
La pubblicità su WhatsApp viene veicolata all’interno delle sezioni “Stati” e “Canali”, spazi pensati per aggiornamenti broadcast, notizie e contenuti informativi. Qui si stanno inserendo messaggi promozionali simili ai banner presenti su altri social, ma con un approccio più discreto rispetto al feed tradizionale.
L’evoluzione è coerente con la crescita di WhatsApp Business, che ha trasformato l’app in una piattaforma di comunicazione commerciale dove brand e aziende possono gestire assistenza, notifiche e campagne.
Per l’utente, il primo livello di controllo è comportamentale: meno interazioni con Canali e Stati non rilevanti generano meno segnali utili all’algoritmo, che tende a ridurre il carico promozionale. Inoltre, gli strumenti di segnalazione e nascondimento degli annunci aiutano a “educare” il sistema sui contenuti indesiderati.
Esiste anche un margine tecnico: modificando il DNS privato nelle impostazioni di rete e impostando server come “dns.adguard.com”, lo smartphone può filtrare parte del traffico diretto alle infrastrutture pubblicitarie.
Questo non rimuove il codice degli annunci da WhatsApp, ma impedisce al dispositivo di caricare alcuni contenuti, con un effetto di riduzione visibile delle sponsorizzazioni. Si tratta comunque di una soluzione non ufficiale, che può avere risultati variabili a seconda di sistema operativo, rete e aggiornamenti futuri dell’app.
Scenari futuri tra tutela della privacy e nuove forme di monetizzazione
Per ora WhatsApp mantiene le chat private libere da annunci, una scelta strategica per non minare la percezione di sicurezza e riservatezza costruita negli anni.
Se i test negli Stati e nei Canali avranno successo, è plausibile un’evoluzione verso formati più personalizzati, basati su interazioni e preferenze, ma sempre confinati fuori dalle conversazioni one-to-one.
Nel medio periodo, la sfida sarà duplice: da un lato garantire alle aziende strumenti di comunicazione e advertising realmente efficaci; dall’altro preservare la fiducia degli utenti, sempre più sensibili a temi come profilazione, controllo dei dati e intrusività dei messaggi commerciali.
FAQ
La pubblicità su WhatsApp appare anche nelle chat private?
No, al momento gli annunci compaiono solo negli Stati e nei Canali, restando esclusi dalle chat private e dai gruppi.
Come posso ridurre la pubblicità su WhatsApp tramite DNS?
È possibile farlo impostando un DNS privato orientato al blocco annunci, ad esempio “dns.adguard.com”, nelle impostazioni di rete dello smartphone.
Limitare l’uso di Stati e Canali riduce davvero gli annunci?
Sì, ridurre visualizzazioni e interazioni in Stati e Canali fornisce meno dati all’algoritmo, che tenderà a mostrare meno contenuti promozionali.
Segnalare o nascondere un annuncio su WhatsApp è utile?
Sì, segnala preferenze chiare al sistema: nel tempo contribuisce a ridurre la visibilità di contenuti pubblicitari poco pertinenti per l’utente.
Quali sono le fonti utilizzate per questo articolo su WhatsApp?
L’articolo deriva da una elaborazione congiunta di contenuti Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborati dalla nostra Redazione.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
PUBBLICITA’ – COMUNICATI STAMPA – PROVE PRODOTTI
Per acquistare pubblicità CLICCA QUI
Per inviarci comunicati stampa e per proporci prodotti da testare prodotti CLICCA QUI



