Tassa sui pacchi, ecco quanto pagherai e come funziona

Tassa sui pacchi extra-UE: cosa cambia dal 1° marzo 2026
Dal 1° marzo 2026 entra in vigore in Italia una nuova tassa sui pacchi provenienti da Paesi extra-UE di valore fino a 150 euro. Il prelievo, pari a 2 euro per spedizione, è stato introdotto con la Legge di Bilancio 2026 per coprire i costi amministrativi e dei controlli doganali legati al boom dell’e-commerce.
La misura riguarda spedizioni destinate sia a consumatori finali sia a operatori economici e interessa, in particolare, i colossi online come Shein, Temu e Aliexpress. L’operatività è stata confermata da un avviso dell’Agenzia Dogane e Monopoli del 2 marzo 2026, che ha reso la tassa effettivamente esigibile dal 1° marzo, dopo il blocco temporaneo di inizio anno.
Il contributo è gestito tramite i sistemi doganali IMPORT aggiornati e pagato dagli operatori che presentano la dichiarazione, con inevitabili ricadute sui prezzi finali per gli utenti.
In sintesi:
- Dal 1° marzo 2026 si paga 2 euro per ogni pacco extra-UE fino a 150 euro.
- La tassa vale per spedizioni a privati, aziende e invii tra privati non commerciali.
- Versamento tramite codice tributo 159, gestito da spedizionieri e piattaforme e-commerce.
- Forte deviazione delle spedizioni verso altri hub europei nei primi mesi 2026.
Ambito di applicazione, soggetti coinvolti e modalità operative
La tassa italiana sui pacchi anticipa il dazio forfettario UE da 3 euro previsto dal 1° luglio 2026 sulle spedizioni extra-UE di modico valore.
Il contributo di 2 euro si applica a ogni spedizione di valore non superiore a 150 euro, proveniente da Paesi terzi, quando la merce è destinata a:
consumatori finali (transazioni B2C di e-commerce), operatori commerciali (B2B o acquisti da fornitori esteri) e invii da un privato a un altro privato, anche se privi di fine commerciale.
L’importatore è il soggetto economico su cui ricade il costo, ma a livello operativo il pagamento è in capo al dichiarante: spedizionieri, piattaforme di e-commerce extra-UE, operatori logistici e rappresentanti doganali, che agiscono di fatto come sostituti d’imposta.
L’Agenzia Dogane e Monopoli ha precisato che, dal 1° marzo, i sistemi IMPORT sono stati aggiornati per gestire le spedizioni di modico valore con dichiarazioni ordinarie H1 in tracciato EUCDM 6.2.
Il contributo amministrativo deve essere inserito nel primo articolo disponibile della dichiarazione utilizzando il codice tributo 159, così da permettere una contabilizzazione chiara e tracciabile.
Per il versamento, gli operatori utilizzano dichiarazioni semplificate H7 su base quindicinale: dal 1° al 15 del mese per la prima quindicina, dal 16 all’ultimo giorno per la seconda.
Il provvedimento è arrivato dopo una fase di stop: inizialmente operativa dal 1° gennaio 2026, la riscossione era stata congelata pochi giorni dopo, alimentando l’aspettativa di un allineamento diretto alla data europea del 1° luglio 2026.
L’avviso del 2 marzo 2026 ha invece confermato la piena applicazione nazionale dal 1° marzo, trasformando l’Italia in un laboratorio anticipato delle nuove regole doganali sull’e-commerce.
Effetti sul mercato, rotte delle spedizioni e prossimi scenari
L’introduzione della tassa da 2 euro ha già generato effetti misurabili sui flussi di merce extra-UE diretti in Italia.
I dati dell’Agenzia delle Dogane mostrano, nei primi quindici giorni del 2026, un crollo del 40% delle spedizioni dall’estero rispetto allo stesso periodo del 2025.
Molti operatori hanno riorientato la logistica: i pacchi, soprattutto da Cina e altri Paesi extra-UE, vengono ora sdoganati in Stati membri con regimi ritenuti più convenienti, come Belgio, Francia e Ungheria, per poi raggiungere l’Italia via trasporto su gomma da grandi hub logistici europei.
Nel medio periodo, con l’entrata in vigore del dazio UE da 3 euro, il vantaggio competitivo delle triangolazioni intra-UE potrebbe ridursi, ma resta aperto il tema della concorrenza tra marketplace globali e commercio tradizionale italiano.
Per consumatori e imprese sarà decisivo monitorare l’evoluzione delle politiche di prezzo di piattaforme come Shein, Temu e Aliexpress, che potrebbero assorbire in parte il costo per preservare volumi e quote di mercato.
FAQ
Da quando si paga la tassa sui pacchi extra-UE da 2 euro?
La tassa si paga effettivamente a partire dal 1° marzo 2026, data di esigibilità confermata dall’Agenzia Dogane e Monopoli con apposito avviso operativo.
Quali spedizioni sono soggette alla tassa sui pacchi da 2 euro?
La tassa si applica a spedizioni fino a 150 euro, provenienti da Paesi extra-UE, destinate a privati, operatori economici o invii tra privati non commerciali.
Chi paga concretamente la tassa sui pacchi e come viene versata?
Il costo ricade sull’importatore, ma il versamento è effettuato da spedizionieri, piattaforme e-commerce o operatori logistici tramite codice tributo 159 su base quindicinale.
La tassa sui pacchi si cumula con il dazio UE da 3 euro del 2026?
Sì, la misura italiana anticipa e si affiancherà al dazio UE da 3 euro previsto dal 1° luglio 2026 sulle spedizioni extra-UE di modico valore.
Qual è la fonte delle informazioni su tassa sui pacchi ed e-commerce extra-UE?
Le informazioni derivano da una elaborazione congiunta di contenuti Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborati dalla nostra Redazione.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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