SpaceX verso maxi Ipo da record, ma pesano forti incertezze contabili

Ipo SpaceX-xAI: numeri, rischi e scenari dietro la maxi valutazione
Elon Musk prepara una possibile Ipo di SpaceX, ora fusa con xAI, attesa per l’estate 2026 negli Stati Uniti. L’operazione, secondo indiscrezioni di mercato, punta a raccogliere circa 50 miliardi di dollari e a valorizzare il gruppo a 1,5 trilioni di dollari.
Se confermata, sarebbe la più grande raccolta di capitale in Ipo della storia, seconda solo a Saudi Aramco per capitalizzazione complessiva.
La scommessa: finanziare l’espansione del business spaziale (lanci, rete satellitare, infrastrutture) e dell’intelligenza artificiale, prima ancora di una piena redditività contabile, in un settore altamente capital intensive e ancora privo di certezze sulla dimensione finale del mercato.
In sintesi:
- Ipo SpaceX-xAI ipotizzata per l’estate 2026 con raccolta attesa di 50 miliardi
- Valutazione stimata di 1,5 trilioni di dollari, seconda solo a Saudi Aramco
- Ricavi 2025 circa 15 miliardi, Ebitda 8 miliardi, ma utili Gaap vicini allo zero
- Rendimenti attesi implicano capitalizzazione di 2,4 trilioni entro il 2031
Dati finanziari, fabbisogni di capitale e multipli impliciti
Le informazioni contabili complete emergeranno solo dal prospetto Ipo, ma alcuni numeri chiave sono già circolati. Elon Musk ha indicato ricavi 2025 nell’ordine di 15 miliardi di dollari e un Ebitda vicino agli 8 miliardi.
Al tempo stesso, una perdita di circa 2,4 miliardi nei primi nove mesi del 2025 suggerisce, al netto di interessi e ammortamenti per impianti e attrezzature, utili Gaap oggi prossimi allo zero o negativi.
Il modello industriale è estremamente capital intensive: SpaceX punta a costruire circa 10.000 razzi Starlink pienamente riutilizzabili, ognuno alto oltre 120 metri. Payload Research stima un costo di 35 milioni per razzo: 350 miliardi complessivi per motori, pannelli solari e leghe di acciaio inossidabile.
Anche xAI assorbe enormi capitali per data center che alimentano prodotti come il chatbot Grok. Nel 2025 avrebbe bruciato 8 miliardi di dollari di cassa, in gran parte per infrastrutture come il megastabilimento “Macroharder” da 20 miliardi di dollari in Mississippi.
Non si tratta di investimenti software “leggeri”: storicamente, produttori di hardware complesso e infrastrutture difficilmente raggiungono margini netti Gaap strutturali del 30‑35%.
Per giustificare una valutazione di 1,5 trilioni, gli investitori potrebbero pretendere un rendimento annuo di almeno il 10% su un’attività percepita come altamente rischiosa.
Ciò implica, entro il 2031, una capitalizzazione prossima a 2,4 trilioni di dollari: livello oggi superato solo da Nvidia, Microsoft, Alphabet e Apple, e superiore sia a Meta Platforms sia a Saudi Aramco, oltre che alla stessa Tesla.
Assumendo un multiplo prezzo/utili di 30, in linea con la mediana dei cosiddetti “Magnificent 7”, SpaceX–xAI dovrebbe produrre circa 80 miliardi di utili netti Gaap annui: il 33% in più di Meta, il 21% rispetto a Berkshire Hathaway, pari a circa due terzi di Alphabet e Apple.
“Se SpaceX riuscirà a raggiungere questo obiettivo è davvero un’impresa ardua”, osserva l’esperto contabile americano Jack Ciesielski, ricordando che nessuno può stimare con precisione la dimensione futura dell’industria spaziale.
Concorrenza, evento celeste e possibili scenari per gli investitori
Per centrare tali target, SpaceX avrebbe bisogno sia di un mercato in esplosione, sia di un forte potere di quasi‑monopolio.
La concorrenza, tuttavia, è già presente: tra gli sfidanti figura anche l’operatore di Jeff Bezos, spesso indicato nei report come Blue Owl, insieme ad altri player minori che puntano a segmenti specifici della filiera spaziale e dei servizi satellitari.
L’arma principale di Elon Musk resta la possibilità di consolidare un vantaggio di scala enorme nella produzione di razzi riutilizzabili e nelle costellazioni satellitari, abbattendo i costi unitari di lancio e di banda. Ma la probabilità di un predominio così esteso è tutt’altro che scontata, specie a fronte di un prezzo iniziale che incorpora già scenari di successo molto aggressivi.
Secondo alcune indiscrezioni, SpaceX starebbe valutando di far coincidere il debutto in Borsa con un raro allineamento di Giove e Venere nel cielo, sfruttando il richiamo simbolico dell’evento. Per gli investitori, la sfida sarà distinguere tra trionfo scientifico e sostenibilità finanziaria di lungo periodo, valutando con prudenza una Ipo che unisce storytelling spaziale e rischi elevatissimi di execution.
FAQ
Quando è prevista l’Ipo di SpaceX e xAI secondo le indiscrezioni?
Le indiscrezioni indicano un collocamento nell’estate 2026, potenzialmente in coincidenza con un raro allineamento tra Giove e Venere.
Qual è la valutazione prevista per SpaceX dopo la fusione con xAI?
La valutazione ipotizzata è di circa 1,5 trilioni di dollari, con una raccolta in Ipo stimata intorno ai 50 miliardi.
SpaceX è già profittevole secondo i criteri contabili Gaap?
No, le stime indicano utili Gaap prossimi allo zero o negativi, con una perdita di 2,4 miliardi nei primi nove mesi 2025.
Quali rendimenti potrebbero attendersi gli investitori in caso di Ipo?
Per un titolo percepito come molto rischioso, il mercato potrebbe richiedere almeno un rendimento annuo del 10% nel medio periodo.
Da quali fonti sono state elaborate le informazioni su SpaceX e xAI?
Le informazioni sono derivate da una elaborazione congiunta di dati Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborati dalla nostra Redazione.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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