Rocco Siffredi respinge accuse di abusi e consegna i film ai pm

Querela di Rocco Siffredi: cosa contiene e cosa rischiano gli indagati
A Milano, la pm Marina Petruzzella esaminerà una querela di circa duecento pagine, corredata da mezzo terabyte di video hard, presentata da Rocco Siffredi contro venti persone collegate alla trasmissione “Le Iene”.
Al centro del caso, nato tra il 2023 e il 2024, ci sono accuse di violenze e abusi sui set pornografici, che l’ex attore e oggi produttore rigetta definendole una “macchina del fango”.
La Procura ha aperto un fascicolo per diffamazione, mentre il dibattito sul consenso nel porno professionale torna al centro dell’attenzione mediatica e giudiziaria.
In sintesi:
- Querela di Siffredi contro venti indagati, tra autori TV e attrici.
- Mezzo terabyte di video depositati come presunta prova di consenso.
- Le denunce delle donne riguardano violenze, pressioni e diffusione non autorizzata.
- Il caso riapre il confronto sul consenso nell’industria pornografica.
Nel dettaglio, la querela di Siffredi, depositata e poi integrata, contesta punto per punto le testimonianze raccolte da “Le Iene”, in cui attrici e aspiranti tali denunciavano violenze fisiche e psicologiche, pressioni sul set e pubblicazioni online senza consenso.
Secondo la difesa, i video allegati rappresentano “riscontri documentali” idonei a mostrare la consensualità delle scene contestate e la conoscenza, da parte delle partecipanti, del contenuto girato e della sua destinazione commerciale.
Nel registro degli indagati per diffamazione sono iscritti due autori del programma, quindici donne che hanno denunciato con nome e cognome e altre tre che inizialmente risultavano anonime ma che, secondo la difesa, sarebbero state identificate.
Le accuse delle donne e la strategia difensiva di Rocco Siffredi
Le testimonianze raccolte raccontano di presunte violenze sessuali e psicologiche, pressioni per accettare pratiche non concordate, casting trasformati in scene hard poi diffuse in rete senza autorizzazione scritta né compenso.
Alcune partecipanti sostengono di aver firmato moduli poco chiari o di non aver autorizzato affatto la pubblicazione dei video, ritrovandosi comunque inserite nei circuiti dell’hard online.
Altre descrivono contesti in cui, una volta sul set, si sarebbero sentite costrette ad accettare pratiche ritenute oltre i limiti inizialmente stabiliti.
Siffredi respinge integralmente le accuse, sostenendo che nessuna scena sia stata girata contro la volontà delle attrici e che l’inchiesta mediatica abbia distorto i fatti.
L’ex attore, che da quattro anni si dichiara impegnato solo in produzione e regia, afferma che, per alcuni periodi, nel settore non esisteva un modello standardizzato di liberatoria, ma che la consapevolezza del contenuto e della sua diffusione fosse comunque chiara alle interpreti.
La difesa insiste sul fatto che molte delle pratiche contestate sarebbero già state interpretate dalle stesse attrici in altre produzioni hard, portando ciò come indizio di una piena adesione professionale alle dinamiche di quel genere di cinema.
A sostegno della propria versione, Siffredi ha indicato una lista di testimoni – cameraman, tecnici, operatori di produzione – chiamati a ricostruire clima, modalità operative e procedure adottate sui set contestati.
La Procura dovrà ora valutare se i materiali video e le testimonianze difensive siano sufficienti a configurare la diffamazione, o se invece le denunce delle donne rappresentino l’esercizio legittimo del diritto di cronaca e di denuncia.
Parallelamente, la vicenda evidenzia il ritardo con cui l’industria pornografica italiana ha regolamentato in modo uniforme documentazione, consenso informato e gestione dell’archiviazione dei dati sensibili delle performer.
Il ruolo de “Le Iene” e il nodo del consenso nel porno
Gli autori de “Le Iene” rivendicano la correttezza del lavoro giornalistico svolto.
Spiegano di aver raccolto testimonianze di donne che riferiscono di *“presunte prevaricazioni, abusi e violenze”* e di aver voluto aprire una riflessione strutturata sul concetto di consenso, tema oggi centrale nel dibattito globale su molestie, potere e rappresentazione della sessualità.
A loro dire, sorprende che la notizia della querela di Siffredi e della sua versione dei fatti stia ottenendo una visibilità mediatica superiore rispetto alle voci delle presunte vittime.
Il procedimento a carico dei venti indagati potrebbe diventare un caso-pilota per l’industria dell’hard, costringendo produttori, piattaforme e broadcaster a ridefinire protocolli di tutela, verifiche documentali e responsabilità editoriali.
Una possibile evoluzione, seguita con attenzione anche da osservatori internazionali, è la codifica di standard minimi di consenso digitale e registrato, validi per set, casting e contenuti diffusi via web.
L’esito dell’indagine della pm Petruzzella potrà incidere non solo sulle singole posizioni processuali, ma anche sulla percezione pubblica del confine fra performance pornografica e abuso, influenzando a cascata norme, prassi contrattuali e accountability mediatica.
FAQ
Per cosa è indagato Rocco Siffredi in questa vicenda giudiziaria?
Non risulta indagato: Rocco Siffredi è parte querelante. L’indagine della Procura di Milano riguarda venti presunti diffamatori individuati nella querela.
Quante persone risultano indagate dalla Procura di Milano finora?
Attualmente risultano indagate venti persone: due autori de “Le Iene”, quindici donne identificabili e tre ex anonime poi individuate.
Cosa contiene il mezzo terabyte di video depositato da Siffredi?
Contiene centinaia di gigabyte di girato dei set contestati, che la difesa presenta come prova documentale della consensualità delle scene hard.
Qual è la posizione ufficiale della redazione de “Le Iene” sul caso?
La redazione rivendica il lavoro svolto, affermando di aver dato voce a donne che denunciano presunte prevaricazioni e di aver aperto un dibattito sul consenso.
Da quali fonti è stata elaborata la ricostruzione di questa notizia?
La ricostruzione deriva da una elaborazione congiunta di notizie Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborate dalla nostra Redazione.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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