Reaper MQ-9 il drone d’attacco che rivoluziona la guerra aerea con potenza e tecnologia avanzata

Come l’Italia usa i droni Reaper e perché ne acquisterà altri
Chi: il 32esimo Stormo dell’Aeronautica Militare, reparto d’élite di Amendola in Puglia.
Cosa: impiego operativo dei droni MQ‑9A Reaper e richiesta di acquisto di altri sei velivoli e tre stazioni di controllo mobili dagli Stati Uniti.
Dove: basi aeree di Amendola e Sigonella, con operazioni in Iraq, Afghanistan, Kosovo, Corno d’Africa e Kuwait.
Quando: passaggio definitivo dai Predator MQ‑1 ai Reaper MQ‑9A il 19 dicembre 2022, nuova richiesta d’acquisto a metà agosto 2024.
Perché: rafforzare sorveglianza, intelligence e interoperabilità NATO in scenari ad alta instabilità, restando allineati alle evoluzioni tecnologiche statunitensi sui sistemi senza pilota.
In sintesi:
- Il 32esimo Stormo è il reparto italiano d’élite per i droni MQ‑9A Reaper.
- L’Italia aveva sei Reaper e ha chiesto agli Stati Uniti di acquistarne altri sei.
- I Reaper operano in missioni di intelligence, sorveglianza e supporto a convogli in aree ostili.
- L’investimento da 738 milioni rafforza sicurezza nazionale e interoperabilità NATO.
Il ruolo operativo dei Reaper italiani e la nuova commessa USA
Il 32esimo Stormo di Amendola, primo in Europa a impiegare anche i caccia di quinta generazione F‑35, è il nucleo specializzato italiano per l’uso, l’impiego tattico e l’addestramento sui droni MQ‑9A Reaper.
Il reparto ha introdotto in volo il Predator MQ‑1 nel 2004 e, nel 2010, il primo Reaper MQ‑9A, accumulando 18 anni e oltre 30mila ore di volo con i Predator prima del definitivo phase‑out del 19 dicembre 2022.
Secondo le note ufficiali, questi sistemi vengono usati per missioni di Intelligence, Surveillance, Target Acquisition & Reconnaissance in contesti nazionali e di coalizione.
Hanno operato in teatri complessi come Iraq, Afghanistan, Kosovo, Corno d’Africa e Kuwait, risultando cruciali nel supporto a operazioni di “scorta non armata ai convogli in ambiente ostile, scoperta di ordigni improvvisati e monitoraggio di target operativi”.
I Reaper decollano da Amendola e Sigonella e sono ormai parte dell’immagine pubblica dell’Aeronautica, spesso affiancati agli F‑35 in cerimonie e photo opportunity.
Prima degli ultimi eventi in Kuwait, l’Italia disponeva di sei Reaper. A metà agosto 2024 è stata formalizzata a Washington la richiesta di acquisto di ulteriori sei MQ‑9A, tre Mobile Ground Control Stations, radar terrestri e marittimi e sistemi avanzati di navigazione, per un valore complessivo di 738 milioni di dollari.
La documentazione statunitense afferma che la vendita “migliorerà la capacità dell’Italia di affrontare le minacce attuali e future ampliando e migliorando la flotta MQ‑9 dell’Aeronautica Militare e promuovendo gli obiettivi di sicurezza e interoperabilità degli Stati Uniti e della NATO”.
Droni militari, perché resteranno centrali ancora per molti anni
Gli Stati Uniti sperimentano sistemi d’arma senza pilota da decenni e li impiegano stabilmente dal conflitto del 1991.
Già durante l’ultima settimana della prima Guerra del Golfo, un drone Pioneer teleguidato sorvolò il campo di battaglia, riprendendo cinque soldati iracheni mentre si arrendevano sventolando una bandiera bianca verso la telecamera.
Da allora Washington ha adattato continuamente i propri droni alle esigenze operative: dal solo ruolo di sorveglianza strategica fino a piattaforme integrate di intelligence e attacco di precisione.
L’Italia, con il potenziamento della flotta MQ‑9A Reaper, si colloca nel solco di questa evoluzione, puntando su capacità persistenti di monitoraggio e raccolta dati in scenari dove il rischio per gli equipaggi umani è elevato.
Nel medio periodo, queste piattaforme resteranno lo “strumento giusto” per coniugare deterrenza, controllo degli spazi aerei e cooperazione multinazionale all’interno dell’architettura di sicurezza euro‑atlantica.
FAQ
Quanti droni MQ‑9A Reaper avrà complessivamente l’Italia?
Attualmente l’Italia disponeva di sei MQ‑9A Reaper e ha richiesto l’acquisto di altri sei velivoli, per un totale previsto di dodici unità operative, soggette a consegne e integrazione progressiva.
Per quali missioni l’Aeronautica Militare usa i droni Reaper?
I Reaper sono impiegati soprattutto per intelligence, sorveglianza prolungata, acquisizione obiettivi, scorta non armata a convogli e individuazione di ordigni esplosivi improvvisati in aree a rischio elevato.
Qual è la base principale italiana per i droni MQ‑9A Reaper?
I droni MQ‑9A Reaper fanno capo al 32esimo Stormo con base principale ad Amendola, in Puglia, e operatività estesa anche dalla base aerea di Sigonella in Sicilia, hub strategico nel Mediterraneo.
Quanto spende l’Italia per i nuovi Reaper e i sistemi collegati?
Il pacchetto notificato agli Stati Uniti prevede sei nuovi MQ‑9A, tre stazioni mobili di controllo, radar e sistemi di navigazione, per una spesa complessiva stimata di 738 milioni di dollari, soggetta a definizione contrattuale.
Qual è la fonte delle informazioni su droni Reaper e Aeronautica Militare?
Le informazioni derivano da una elaborazione congiunta di contenuti tratti da Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, opportunamente rielaborati dalla nostra Redazione secondo criteri giornalistici.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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