Petrolio in rialzo dopo la tregua mancata, JP Morgan avverte rischio shock su inflazione e tassi
Indice dei Contenuti:
Petrolio in rialzo dopo lo stop iraniano alla tregua proposta dagli Stati Uniti
Il prezzo del petrolio torna a correre dopo il no di Teheran al piano di tregua degli Stati Uniti sulla guerra in Iran, sostituito da un contropiano in 10 punti.
Il Wti del Texas passa in poche ore da circa 111 dollari a circa 114 dollari al barile, invertendo il calo iniziale.
La reazione dei mercati arriva mentre il presidente americano Donald Trump alza ulteriormente i toni, fissando un nuovo ultimatum per martedì.
Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente si traducono così in maggiore volatilità sulle commodity, con effetti diretti su inflazione attesa, tassi d’interesse e utili aziendali globali.
In sintesi:
- Il rifiuto iraniano della tregua Usa spinge il Wti intorno a 114 dollari al barile.
- Le minacce di Donald Trump aumentano il premio per il rischio geopolitico sui mercati energetici.
- Jamie Dimon avverte di possibili shock su inflazione, tassi e credito privato.
- Il conflitto in Medio Oriente pesa su Stoxx 600 e utili societari europei.
Perché il petrolio segnala il rischio geopolitico globale
La mattinata sui mercati sembrava scommettere su una tregua: il Wti aveva perso circa il 2% e oscillava intorno a 111 dollari.
Il cambio di scenario è arrivato quando Teheran ha respinto la proposta americana, presentando un proprio contropiano.
Con l’inasprimento verbale di Donald Trump, il greggio Usa ha invertito la rotta, salendo di circa il 2,4% verso 114 dollari al barile, segnalando che gli operatori prezzano il rischio di interruzioni dell’offerta.
Il petrolio, in questa fase, funziona da “primo termometro” dei negoziati tra Usa e Iran, anticipando possibili shock su trasporti, logistica e catene globali di fornitura.
Il contesto è aggravato dal ruolo strategico dello stretto di Homuz, snodo cruciale per il transito di greggio e altre materie prime dal Golfo Persico ai mercati mondiali.
Ogni minaccia di chiusura o blocco rende più probabili rialzi duraturi sopra i 100 dollari, con conseguenze macroeconomiche rilevanti.
Impatto su inflazione, tassi e mercati azionari europei
L’amministratore delegato di Jp Morgan, Jamie Dimon, nella lettera agli azionisti, lega esplicitamente la nuova guerra in Iran al rischio di “significativi shock” sui prezzi del petrolio e delle materie prime.
Evidenzia il pericolo di un’inflazione più persistente e di tassi di interesse più alti rispetto alle attese dei mercati.
Dimon allarga il quadro ai fronti aperti in Ucraina, con la Cina e al più ampio conflitto in Medio Oriente, sottolineando che le tensioni si sommano a standard di erogazione nel credito privato già indeboliti.
Pur escludendo “probabilmente” un rischio sistemico immediato, avverte di perdite potenzialmente superiori alle attese.
Secondo un’analisi di Bloomberg Intelligence, citata da Ansa, lo Stoxx 600 europeo ha perso circa il 6% di valore dall’inizio del conflitto, con oltre 1.100 miliardi di capitalizzazione bruciati.
Gli analisti stimano per il 2026 una crescita dell’utile per azione intorno al 5%, molto distante dal 25,5% registrato quattro anni fa.
Rischio utili sotto pressione, ma non ancora recessione
Per gli operatori, parlare oggi di “recessione degli utili” è prematuro: servirebbe un petrolio stabilmente sopra i 100 dollari per diversi mesi per innescare un calo generalizzato.
Il quadro, però, resta fragile.
Una crescita globale nominale più lenta, domanda in raffreddamento, mercato del lavoro meno teso e minore sostegno fiscale riducono il potere di prezzo delle imprese.
Con i margini operativi dei settori non finanziari ed energetici vicini al record del 12,5%, lo spazio per assorbire nuovi shock sui costi si sta assottigliando.
In questo contesto, ogni sviluppo nei colloqui tra Usa e Iran diventa immediatamente visibile sui grafici del petrolio e sugli indici azionari, rendendo il greggio un indicatore anticipatore delle prossime mosse di politica monetaria e delle prospettive di utili in Europa e negli Stati Uniti.
FAQ
Perché il Wti è salito dopo il rifiuto iraniano della tregua Usa?
Il Wti è salito perché il rifiuto di Teheran e i toni di Donald Trump hanno aumentato il rischio di interruzioni nell’offerta di petrolio.
Qual è il legame tra guerra in Iran e inflazione globale?
La guerra in Iran può spingere in alto prezzi di petrolio e materie prime, alimentando costi energetici, trasporti e beni finali, rendendo l’inflazione più persistente.
Quanto ha perso lo Stoxx 600 europeo dall’inizio del conflitto?
Lo Stoxx 600 ha registrato un calo di circa il 6%, con oltre 1.100 miliardi di capitalizzazione di mercato bruciati.
Il sistema finanziario è a rischio sistemico secondo Jamie Dimon?
No, Jamie Dimon ritiene che, pur con rischi elevati su credito privato e utili, la situazione non sia “probabilmente” sistemica oggi.
Quali sono le fonti originali utilizzate per questo articolo?
L’articolo è stato elaborato a partire da una rielaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it.

