Pensionati esteri, il legislatore valuta incentivi fiscali per il rientro

Rientro dei pensionati italiani dall’estero: numeri, Paesi e prospettive
Il governo italiano sta valutando nuove misure per favorire il rientro dei pensionati residenti all’estero, soprattutto nei Paesi extra UE. Nel 2025 l’INPS ha pagato circa 675.000 pensioni in 160 Stati, per un flusso annuo di 1,6 miliardi di euro.
Al centro del confronto politico ci sono i pensionati con assegni oltre 25.000 euro lordi annui, spesso trasferiti in Paesi fiscalmente vantaggiosi come Spagna, Portogallo e Tunisia.
Il dibattito è oggi in Senato, dove un disegno di legge punta a riportare base imponibile in Italia e a contrastare lo spopolamento dei piccoli comuni, valutando incentivi fiscali mirati e sostenibili per i conti pubblici.
In sintesi:
- Nel 2025 l’INPS paga 675.000 pensioni all’estero per circa 1,6 miliardi annui.
- Spagna, Portogallo e Tunisia attraggono sempre più pensionati italiani, soprattutto medio-alti.
- In Senato un disegno di legge per incentivare il rientro dai Paesi extra UE.
- Obiettivi: recupero fiscale e ripopolamento dei piccoli comuni italiani.
Come stanno cambiando le mete dei pensionati italiani all’estero
Tra il 2018 e il 2025 la geografia della mobilità dei pensionati italiani è profondamente cambiata. I dati illustrati da Gianfranco Santoro, direttore della Direzione Centrale Studi e Ricerche INPS, mostrano una forte concentrazione nell’area mediterranea.
La Spagna registra un aumento del 75% dei residenti pensionati italiani, il Portogallo vola a +144% e la Tunisia segna un incremento del 255%, diventando una delle destinazioni più dinamiche grazie a costo della vita contenuto, regime fiscale favorevole e maggiore potere d’acquisto delle pensioni.
In parallelo, gli storici poli di emigrazione come Stati Uniti, Canada e Australia perdono attrattività: i trasferimenti calano rispettivamente di circa il 40% e di oltre il 50% per Canada e Australia, penalizzati da distanza, inflazione e costi abitativi elevati.
A livello economico, circa il 27% delle pensioni italiane pagate all’estero supera i 25.000 euro lordi l’anno e tre quarti di questi assegni finiscono in Paesi extra UE.
Questa fascia di contribuenti è al centro delle analisi governative: riportare anche solo una parte di tali redditi in Italia significherebbe rafforzare il gettito fiscale diretto e indiretto, alimentare consumi locali e sostenere servizi nei territori in difficoltà demografica.
Le pensioni pagate in 160 Paesi confermano che la mobilità dei pensionati non è più un fenomeno marginale ma un elemento strutturale del sistema previdenziale e fiscale italiano, con impatti crescenti su bilancio pubblico e pianificazione territoriale.
Incentivi al rientro e impatti su fisco e piccoli comuni
In Senato è in discussione un disegno di legge specifico per il rientro dei pensionati residenti in Paesi extra UE. Le linee guida prevedono agevolazioni fiscali temporanee per chi trasferisce la residenza in Italia, con possibile priorità ai piccoli comuni e alle aree interne.
L’obiettivo primario è recuperare base imponibile: attirare pensionati con redditi medio-alti oggi tassati altrove, senza compromettere la sostenibilità dei conti pubblici. Secondo le valutazioni preliminari dell’INPS, un pacchetto di incentivi calibrato potrebbe generare un saldo positivo, compensando i minori introiti iniziali con maggior gettito complessivo e maggiori consumi.
Il secondo obiettivo è territoriale: contrastare lo spopolamento, soprattutto nei centri sotto una certa soglia demografica, dove il ritorno di nuclei pensionistici può mantenere viva la domanda di servizi sanitari, negozi di prossimità e attività artigianali.
Il legislatore dovrà però affrontare alcuni nodi di equità e stabilità normativa.
In primo luogo andrà valutato il bilanciamento tra benefici concessi a chi rientra e il trattamento riservato ai pensionati rimasti sempre residenti in Italia, evitando disparità percepite come ingiuste.
In secondo luogo serviranno regole chiare e durature: un quadro fiscale mutevole scoraggerebbe le decisioni di ritorno, che per definizione sono scelte di lungo periodo, spesso legate a pianificazione sanitaria, familiare e immobiliare.
Prospettive future per le politiche su pensioni e mobilità
Le misure per il rientro dei pensionati italiani potrebbero diventare un tassello strutturale delle politiche di attrazione di capitale umano maturo, insieme agli incentivi per lavoratori impatriati e pensionati esteri.
Se il disegno di legge dovesse essere approvato, i primi effetti sarebbero attesi nei piccoli comuni con infrastrutture sanitarie e di prossimità ancora funzionanti, dove nuovi residenti pensionati possono creare domanda stabile di servizi.
Un’ulteriore evoluzione potrà riguardare accordi bilaterali con Paesi ad alta presenza di pensionati italiani, per coordinare prelievo fiscale e prestazioni sociali, rendendo più prevedibili le scelte di mobilità nella terza età.
FAQ
Quanti pensionati italiani percepiscono la pensione all’estero oggi?
Attualmente risultano circa 675.000 pensioni di regime internazionale pagate dall’INPS all’estero, distribuite in circa 160 Paesi, con importi e condizioni fiscali molto differenziate.
Quali sono i Paesi più scelti dai pensionati italiani dal 2018 al 2025?
Prevalgono Spagna, Portogallo e soprattutto Tunisia, che registra un incremento di circa il 255% dei residenti pensionati italiani nello stesso periodo considerato dai dati INPS.
Perché Tunisia, Spagna e Portogallo attirano tanti pensionati italiani?
Attraggono per costo della vita inferiore, regime fiscale più favorevole e clima mite, che permette di aumentare il potere d’acquisto degli assegni pensionistici italiani rispetto alla permanenza in Italia.
Cosa prevede il disegno di legge sul rientro dei pensionati dall’estero?
Prevede incentivi fiscali temporanei per pensionati residenti in Paesi extra UE che rientrano in Italia, con particolare attenzione ai piccoli comuni interessati da forte spopolamento.
Quali sono le fonti dei dati sulle pensioni italiane pagate all’estero?
I dati derivano da una elaborazione redazionale su informazioni raccolte e integrate da Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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