Parlamento europeo pretende sanzioni più severe e rapide contro i gatekeeper digitali del DMA
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Parlamento UE spinge per un Digital Markets Act applicato con più rigore
Il Parlamento europeo ha approvato a Bruxelles una risoluzione non vincolante che chiede un’applicazione molto più rigorosa del Digital Markets Act nei confronti dei grandi gruppi tecnologici globali. I deputati, intervenuti oggi nel pieno del confronto transatlantico sulle regole digitali, sollecitano la Commissione europea ad accelerare indagini, procedimenti per non conformità e comminare sanzioni più elevate ai gatekeeper che aggirano le norme.
Nel testo si chiede inoltre di difendere la sovranità dell’Unione Europea da qualsiasi interferenza di paesi terzi, con un riferimento implicito ma evidente agli Stati Uniti e alle critiche arrivate in passato dall’amministrazione Trump.
I deputati ritengono che, senza un cambio di passo nell’enforcement, il DMA rischi di restare uno strumento sottoutilizzato, incapace di correggere squilibri di mercato e pratiche discriminatorie che limitano concorrenza, innovazione e scelta dei consumatori europei.
In sintesi:
- Il Parlamento UE chiede alla Commissione di applicare il Digital Markets Act con maggiore durezza.
- Indagini più rapide, multe più alte e nessuna interferenza dei paesi terzi nella regolazione europea.
- Sanzioni a Apple e Meta giudicate troppo basse rispetto al potere dei gatekeeper.
- Nuovo fronte regolatorio possibile su smart TV, sistemi operativi e assistenti virtuali domestici.
Multe insufficienti e pratiche dei big tech ancora fuori linea
Nel documento approvato, il Parlamento europeo critica l’attuale livello di enforcement del Digital Markets Act. Le recenti sanzioni contro Apple (500 milioni di euro) e Meta (200 milioni di euro) vengono considerate troppo contenute rispetto al potere economico dei gruppi coinvolti e all’impatto delle violazioni sui mercati digitali europei.
Questa posizione contrasta con la lettura più ottimistica della Commissione europea, che a fine aprile aveva rivendicato risultati incoraggianti nell’attuazione del DMA.
I deputati evidenziano invece come i piccoli operatori continuino a subire pratiche discriminatorie e restrizioni che soffocano l’innovazione e riducono la libertà di scelta degli utenti. Viene citata l’auto preferenza di Google nei risultati di ricerca, le schermate di consenso di TikTok basate su pattern comportamentali che orientano le decisioni degli utenti, gli ostacoli di Microsoft all’accesso ai servizi concorrenti e l’uso ancora attivo, da parte di Booking.com, delle clausole di parità tariffaria espressamente vietate dal DMA.
Il Parlamento chiede quindi alla Commissione di utilizzare senza esitazioni l’intero arsenale previsto dal regolamento: indagini formali, decisioni di non conformità, ordini correttivi e sanzioni proporzionate al fatturato globale, con l’obiettivo di rendere realmente dissuasivo il quadro sanzionatorio.
Smart TV e nuovi gatekeeper: il prossimo banco di prova del DMA
Un passaggio cruciale della risoluzione riguarda il mercato delle smart TV e dei dispositivi connessi. Il Parlamento europeo segnala l’accesso limitato ai servizi audiovisivi e chiede alla Commissione europea di monitorare con particolare attenzione i comportamenti dei provider di sistemi operativi per televisori intelligenti e degli assistenti virtuali domestici.
La preoccupazione è già stata formalizzata a fine marzo dalla Association of Commercial Television and Video on Demand Services in Europe, che ha chiesto la designazione come gatekeeper dei principali fornitori di piattaforme per smart TV e assistenti vocali.
Se Bruxelles dovesse accogliere questa linea, il perimetro del Digital Markets Act si estenderebbe oltre i tradizionali ecosistemi mobile e web, investendo direttamente produttori di televisori, piattaforme di streaming e sviluppatori di assistenti integrati nei dispositivi domestici. Ne deriverebbero nuove regole su preinstallazioni, posizionamento delle app, condizioni di accesso alle interfacce e raccolta dei dati di visione, con ricadute immediate sulla concorrenza tra broadcaster tradizionali, OTT globali e operatori emergenti.
FAQ
Cosa chiede il Parlamento europeo sulla applicazione del Digital Markets Act?
Il Parlamento europeo chiede indagini più rapide, verifiche sistematiche di conformità e sanzioni più elevate per i gatekeeper che eludono o aggirano il Digital Markets Act.
Perché le multe a Apple e Meta sono considerate troppo basse?
Lo sono perché, secondo i deputati, 500 e 200 milioni non incidono realmente sui modelli di business di Apple e Meta.
Quali pratiche di Google, Microsoft, TikTok e Booking preoccupano l’UE?
Preoccupano auto preferenza nei risultati, schermi di consenso manipolativi, ostacoli ai servizi concorrenti e clausole di parità tariffaria vietate dal DMA.
Perché le smart TV potrebbero diventare un nuovo fronte regolatorio europeo?
Perché i sistemi operativi per smart TV e assistenti virtuali possono controllare accesso, visibilità e condizioni economiche dei servizi audiovisivi concorrenti.
Quali sono le principali fonti alla base di questa analisi sul Digital Markets Act?
La ricostruzione deriva da una elaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborate dalla Redazione.



