Nicki Minaj chiarisce le accuse di transfobia e definisce la sua posizione

Le frasi contestate e il nuovo corso politico di Nicki Minaj
Le recenti prese di posizione di Nicki Minaj, sempre più vicina al movimento MAGA e all’area di Donald Trump, hanno innescato un acceso dibattito su diritti trans, linguaggio pubblico e responsabilità delle celebrità. Le sue affermazioni su identità di genere e minori hanno alimentato accuse di transfobia e polarizzato fan, attivisti e media.
Dalle frasi “se nasci maschio” agli attacchi sui social
Durante un evento di Turning Point USA, la rapper ha dichiarato che “se nasci maschio, sii maschio”, frase letta da molte persone trans come delegittimante. Poco dopo, su X ha ironizzato sui “bambini trans”, attaccando il governatore della California Gavin Newsom e associando l’agenda pro-trans a una minaccia per i minori. Dopo i Grammy Awards 2026 ha poi insinuato, con termini volgari, che Chrissy Teigen non sarebbe una “donna biologica”, intensificando le accuse di bullismo e transfobia.
Questi episodi hanno consolidato l’immagine di una star allineata alla destra culturale statunitense, pronta a usare un linguaggio aggressivo verso figure pubbliche e comunità marginalizzate per rafforzare il proprio nuovo posizionamento politico.
Avvicinamento a Trump e impatto sull’immagine pubblica
La svolta filorepubblicana di Nicki Minaj si è concretizzata con visite alla Casa Bianca, strette di mano con il presidente e presenze in eventi dell’orbita MAGA. Questa vicinanza ha trasformato la rapper in una testimonial informale di temi identitari cari alla base trumpiana, dalla critica al “politically correct” alla battaglia contro i programmi scolastici inclusivi. Per una parte del pubblico la scelta rafforza l’aura di artista “contro”, per altri segna un tradimento dei valori Lgbtq+ che per anni hanno supportato la sua carriera.
L’adozione del linguaggio tipico dei talk show conservatori sposta la sua figura da semplice intrattenitrice a opinion leader di riferimento per una platea politicamente polarizzata, con conseguenze dirette sulla percezione internazionale del suo brand artistico.
La difesa di Nicki Minaj: adulti liberi, limiti per i minori
Nell’ultima intervista al podcast di Katie Miller, ex portavoce di Mike Pence, la rapper ha respinto le accuse di transfobia, presentandosi come difensora dei bambini. Ha ribadito di sostenere pienamente la libertà degli adulti di modificare il proprio corpo, opponendosi però con forza a percorsi di transizione medica per i minorenni.
La linea rossa sui percorsi di transizione per under 18
Nel podcast, Nicki Minaj ha spiegato di non permettere neppure alla ipotetica figlia diciassettenne un intervento estetico, estendendo il ragionamento alle chirurgie legate alla disforia di genere. A suo dire, il cervello non sarebbe “completamente sviluppato” e il rischio suicidario aumenterebbe per chi affronta certe procedure prima dell’età adulta. Il messaggio è in linea con la retorica conservatrice che chiede moratorie o divieti sui trattamenti per minori, ma ignora spesso la distinzione tra supporto psicologico, terapie ormonali e interventi chirurgici, che i protocolli clinici regolano in modo molto più graduale e prudente.
L’insistenza sull’idea di proteggere i bambini si salda a una campagna politica più ampia contro medici, scuole e famiglie che seguono linee guida scientifiche riconosciute.
“Nessun problema con gli adulti trans”: una difesa parziale
La rapper ha affermato di essere “la più grande sostenitrice” del diritto degli adulti a fare ciò che vogliono col proprio corpo, ribadendo di non giudicare le persone trans maggiorenni. Tuttavia, la sua narrazione associa l’affermazione di genere in età evolutiva a un rischio quasi automatico, senza riferimento a studi peer-reviewed, équipe multidisciplinari o standard internazionali di cura. Questa impostazione consente alla cantante di respingere formalmente l’etichetta di transfoba, pur mantenendo una comunicazione che alimenta stigma e sospetto verso le famiglie con figli trans.
Nella comunicazione politica, questa formula – sostegno agli adulti, allarme sui minori – è diventata uno strumento efficace per spostare l’attenzione dal rispetto dell’autodeterminazione alla narrazione emergenziale.
Reazioni, responsabilità pubblica e nodo dell’autorevolezza
Le parole di Nicki Minaj hanno sollevato interrogativi sul ruolo delle star nel dibattito sanitario e sull’impatto di messaggi semplificati su temi clinici complessi. Organizzazioni Lgbtq+, psicologi e attivisti hanno contestato la legittimità di interventi così tranchant da parte di chi non ha competenze mediche specifiche.
Critiche dalla comunità Lgbtq+ e richiami agli esperti
Attivisti e associazioni ricordano che i percorsi per minori con disforia di genere sono regolati da protocolli severi, valutazioni psicologiche prolungate e decisioni condivise tra équipe mediche e famiglie. Le dichiarazioni della rapper vengono giudicate fuorvianti perché mescolano chirurgie rare in età pediatrica con il comune supporto psicologico o sociale. Viene inoltre evidenziata l’ipocrisia di chi si dichiara difensore dei bambini dopo aver rivolto insulti ai figli di altre celebrità, come nel caso dei post sui figli di Cardi B. Per molte realtà Lgbtq+, il messaggio è chiaro: l’ultima parola deve spettare a medici, psicologi e linee guida scientifiche, non a influencer politici o popstar.
Impatto su opinione pubblica, algoritmi e spazi mediatici
Le uscite di Nicki Minaj alimentano traffico social, polarizzazione e copertura da parte di testate e piattaforme come Google News e Google Discover, dove la convergenza tra gossip, politica e diritti civili genera alto engagement. Tuttavia, l’enfasi su frasi choc rischia di oscurare la voce di clinici e famiglie direttamente coinvolte nei percorsi di transizione dei minori. Per un’informazione responsabile diventa cruciale contestualizzare le parole delle celebrità, distinguere tra opinioni personali e dati validati e segnalare quando lo storytelling spettacolare entra in conflitto con le evidenze scientifiche.
La discussione sulla tutela dei minori trans mostra così il corto circuito tra logiche di visibilità digitale e qualità del dibattito pubblico.
FAQ
Perché le frasi di Nicki Minaj sono considerate transfobiche?
Perché riducono l’identità di genere al sesso assegnato alla nascita, delegittimano le esperienze trans e usano un linguaggio che rafforza stereotipi e sospetti sui percorsi di affermazione, soprattutto quando coinvolgono minori.
Cosa sostiene la rapper sui minori trans in concreto?
Afferma che nessun minorenne dovrebbe accedere a chirurgie o interventi medici legati all’identità di genere, paragonandoli alla chirurgia estetica e invocando una protezione generalizzata dei bambini, senza distinguere tra diversi tipi di trattamenti.
Qual è la posizione degli esperti sui percorsi di transizione dei minori?
Le principali linee guida internazionali prevedono valutazioni psicologiche approfondite, interventi graduali, forte coinvolgimento delle famiglie e prudenza sulle chirurgie, che nei casi pediatrici sono rare e attentamente regolamentate.
Che ruolo ha la politica nelle sue recenti dichiarazioni?
L’avvicinamento alla destra trumpiana rende le sue parole coerenti con una campagna più ampia contro programmi scolastici inclusivi e cure di affermazione di genere per minori, trasformando un dibattito sanitario in scontro ideologico.
Come reagiscono le comunità Lgbtq+ alle sue uscite pubbliche?
Molte associazioni parlano di danno reputazionale e di rischio per i giovani trans, chiedendo che la narrazione venga riequilibrata con dati scientifici e testimonianze dirette, e criticano la legittimazione data dai grandi media.
Qual è la fonte principale delle polemiche analizzate?
Le critiche e ricostruzioni citate derivano da un articolo pubblicato su Biccy.it, che ha raccolto dichiarazioni, tweet e reazioni mediatiche intorno al recente caso Nicki Minaj.




