Naike Rivelli condannata per diffamazione contro Barbara D’Urso, ecco perché

Confermata la condanna a Naike Rivelli per diffamazione a Barbara D’Urso
La Corte d’Appello di Torino ha confermato la condanna per diffamazione a carico di Naike Rivelli, figlia di Ornella Muti, per alcuni video pubblicati nel 2019 su Instagram contro la conduttrice televisiva Barbara D’Urso.::
Il caso nasce da clip in cui Rivelli commentava in modo denigratorio la carriera e la vita privata di D’Urso, alludendo a presunti “favoritismi” interni a Mediaset.::
Nel 2024 il Tribunale di Alessandria aveva già emesso una condanna in primo grado, ora integralmente confermata in secondo grado.::
La decisione chiarisce perché, per i giudici, quelle dichiarazioni non rientrino nel diritto di critica, ma configurino lesione della reputazione di una figura televisiva nota a livello nazionale.
In sintesi:
- La Corte d’Appello di Torino conferma la condanna per diffamazione di Naike Rivelli.
- I video incriminati risalgono al 2019 e furono pubblicati su Instagram.
- Rivelli dovrà pagare multa e spese processuali, respinta la tesi di semplice critica.
- Per i giudici le frasi hanno leso reputazione professionale e personale di Barbara D’Urso.
Le motivazioni della condanna e il ruolo della Corte d’Appello
Nel 2024 il Tribunale di Alessandria aveva condannato Naike Rivelli a una multa di 800 euro, riconoscendo la diffamazione almeno in uno dei due episodi contestati.::
Secondo l’accusa, sostenuta dal pubblico ministero Andrea Ratti, i video non potevano essere qualificati come semplice “critica televisiva”, poiché contenevano affermazioni gratuite e offensive, prive di base fattuale, rivolte alla persona e alla reputazione di Barbara D’Urso.::
In uno dei passaggi chiave, Rivelli sosteneva, rivolgendosi alla conduttrice: “Voci di corridoio dicono che lei ha un amante a Mediaset, voci di corridoio lo dicono. Ma chi sarà, è vero? Ce l’hai l’amante a Mediaset? Chi sa chi è l’amante di Barbara D’Urso alzi la mano”.::
I legali di D’Urso avevano denunciato l’uso di “espressioni sessiste e locuzioni di irripetibile volgarità”, ritenute finalizzate a screditare sia l’immagine professionale sia la sfera personale della conduttrice, e non sorrette da interesse pubblico né da un reale intento satirico.
Implicazioni sul rapporto tra social, critica e diffamazione
La conferma in Appello della condanna a Naike Rivelli ribadisce un principio sempre più centrale nell’era dei social: la visibilità online non attenua le responsabilità penali rispetto alla diffamazione.::
Il caso mette in evidenza il confine, spesso sottovalutato, tra legittima critica – anche aspra – e attacco personale fondato su illazioni, soprattutto quando coinvolge figure note come Barbara D’Urso e realtà editoriali di primo piano come Mediaset.::
Per influencer, opinionisti e personaggi pubblici, la sentenza rappresenta un monito: il linguaggio usato sulle piattaforme digitali deve rispettare i limiti posti dalla tutela della reputazione, indipendentemente dal tono ironico o provocatorio rivendicato a posteriori.
FAQ
Perché Naike Rivelli è stata condannata per diffamazione?
La condanna deriva da video su Instagram del 2019, in cui Rivelli attribuiva a Barbara D’Urso un presunto amante in Mediaset, con toni ritenuti lesivi della reputazione.
Che cosa ha deciso la Corte d’Appello di Torino sul caso Rivelli?
La Corte d’Appello di Torino ha confermato integralmente la condanna di primo grado, riconoscendo la natura diffamatoria delle frasi rivolte a Barbara D’Urso.
Qual è stata la pena inflitta a Naike Rivelli in primo grado?
In primo grado il Tribunale di Alessandria ha inflitto a Naike Rivelli una multa di 800 euro per uno degli episodi contestati.
Il diritto di critica giustifica affermazioni come quelle di Rivelli?
Nel caso concreto i giudici hanno escluso il diritto di critica, perché le espressioni sono state considerate gratuite, volgari e prive di adeguato interesse pubblico.
Quali sono le fonti utilizzate per la ricostruzione di questo caso?
L’analisi è stata elaborata dalla Redazione su base informativa derivata congiuntamente da Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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