Missile su base italiana a Erbil, Crosetto rassicura mentre cresce l’allarme per attacchi nello stretto di Hormuz

Stretto di Hormuz, Crosetto rilancia il multilateralismo guidato anche dall’Italia
Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha indicato oggi in Senato, a Roma, una via multilaterale per affrontare la crisi nello Stretto di Hormuz, nodo strategico per l’energia globale.
Parlando dopo l’intervento della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, Crosetto ha escluso che una singola nave italiana possa risolvere la situazione, ma ha rivendicato per l’Italia un ruolo di facilitatore tra Paesi anche reciprocamente ostili.
La tensione nell’area, in un contesto di guerra in corso in Medio Oriente, minaccia le rotte di approvvigionamento energetico mondiali, con possibili effetti sistemici in particolare sulla Cina, tra i principali importatori di greggio che transitano dallo stretto.
In sintesi:
- L’Italia punta a un’azione multilaterale sullo Stretto di Hormuz, non a un intervento solitario.
- Crosetto: crisi di Hormuz è questione globale che coinvolge energia e stabilità economica mondiale.
- Possibile impatto pesante sulla Cina in caso di blocco prolungato delle rotte energetiche.
- Richiamo all’Onu e ad altri meccanismi multilaterali oggi marginalizzati nel dibattito.
Secondo Crosetto, la soluzione alla vulnerabilità dello Stretto di Hormuz passa da un “multilateralismo che mette d’accordo gli interessi di quasi tutti”, inclusi Paesi che non si parlano da anni.
L’obiettivo, ha sottolineato il ministro, è garantire la continuità delle forniture energetiche globali, con particolare attenzione alla dipendenza di economie come quella cinese dalle rotte del Golfo.
“Non è una nave italiana che risolve il problema di Hormuz”, ha puntualizzato, spiegando che Roma lavora per aggregare “più nazioni possibile” in un quadro condiviso di sicurezza marittima, compatibile con la guerra in corso nella regione.
L’Italia come facilitatore nel dossier Hormuz e ruolo della Cina
Nel suo intervento, Crosetto ha richiamato l’effetto leva che un eventuale blocco di Hormuz avrebbe su scala globale, citando in particolare la Cina.
Ha ricordato che il colosso asiatico, spesso percepito come strutturalmente solido, conta *“più di 250 milioni di persone che ogni mattina sanno cosa fanno di lavoro quel giorno”*, evidenziando come un’interruzione degli approvvigionamenti energetici possa amplificare la crisi economica mondiale.
In questo scenario, il ministro ha collocato l’Italia tra gli “attori che mettono insieme tutte le energie di tutto il mondo”, con un ruolo politico-diplomatico più che militare nel Mediterraneo allargato e nel Golfo.
Per Crosetto, lo stretto non è un dossier circoscritto a Stati Uniti, Israele, Paesi del Golfo o all’Italia, ma una sfida per “il mondo”.
La scelta non si riduce alla sola opzione di “minare o sminare Hormuz”: la posta in gioco è la capacità della comunità internazionale di ripristinare strumenti collettivi credibili di gestione delle crisi marittime, in un quadro di forte frammentazione geopolitica.
Il richiamo esplicito all’Onu – “di cui non parliamo neanche più” – segnala la volontà del Governo di rimettere al centro forum multilaterali spesso marginalizzati, combinandoli con nuove coalizioni ad hoc per la sicurezza delle rotte energetiche.
Scenari futuri per sicurezza energetica e diplomazia multilaterale
La linea esposta da Crosetto apre uno scenario in cui l’Italia punta a valorizzare il proprio peso diplomatico nelle missioni marittime internazionali, con possibili sviluppi su nuovi mandati condivisi nello Stretto di Hormuz.
Una gestione multilaterale della crisi potrebbe ridisegnare gli equilibri tra potenze occidentali, Paesi del Golfo e attori asiatici come la Cina, costretti a cooperare per preservare le catene energetiche globali.
In prospettiva, la tenuta delle rotte di Hormuz diventerà banco di prova per l’efficacia di un multilateralismo rinnovato: un laboratorio di governance globale della sicurezza marittima, destinato a incidere su prezzi dell’energia, stabilità dei mercati e capacità dell’Europa di difendere i propri interessi strategici senza rinunciare alla cornice onusiana.
FAQ
Perché lo Stretto di Hormuz è così strategico per l’energia mondiale?
È strategico perché attraverso lo stretto transita una quota significativa del petrolio e del gas mondiale, soprattutto dal Golfo Persico verso Asia ed Europa, rendendolo un collo di bottiglia energetico globale.
Qual è il ruolo specifico dell’Italia nella crisi dello Stretto di Hormuz?
L’Italia agisce come facilitatore politico-diplomatico, promuovendo una risposta multilaterale e coordinata, piuttosto che un intervento militare solitario, e partecipando alle iniziative internazionali di sicurezza marittima nel Mediterraneo allargato e nel Golfo.
In che modo un blocco di Hormuz influenzerebbe l’economia cinese?
Influenzerebbe pesantemente riducendo le forniture di energia, aumentando i costi di importazione, aggravando le pressioni su produzione industriale, occupazione e stabilità sociale di centinaia di milioni di lavoratori cinesi.
Che ruolo potrebbe avere l’Onu nella gestione della sicurezza a Hormuz?
Potrebbe avere un ruolo decisivo nel fornire un quadro legale condiviso, varare missioni marittime con mandato multilaterale, coordinare sforzi diplomatici tra Stati rivali e garantire maggiore legittimità alle operazioni di sicurezza.
Quali sono le fonti utilizzate per questo approfondimento sulla crisi di Hormuz?
Sono state utilizzate, in modo affermativo e integrato, elaborazioni congiunte di fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, opportunamente rielaborate dalla nostra Redazione.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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