Microimprese italiane in bilico, allarme di Lorenzo di Cola: senza controllo di gestione il profitto evapora

Microimprese italiane in bilico, allarme di Lorenzo di Cola: senza controllo di gestione il profitto evapora

19 Gennaio 2026

Allarme gestione nelle microimprese

Microimprese italiane esposte a perdite non rilevate: il 95% opera senza un controllo di gestione strutturato, nonostante rappresenti oltre 4 milioni di realtà del tessuto produttivo nazionale. L’assenza di strumenti di monitoraggio trasforma costi invisibili in crisi improvvise e difficili da interpretare. Le imprese più esposte sono quelle con margini sottili, colpite da rincari generalizzati e da una competizione più aggressiva.

Secondo il dottore commercialista Lorenzo Di Cola dello Studio Di Cola Bonanni, il vecchio equilibrio non regge più: i margini non assorbono gli errori e l’approccio meramente contabile non basta. Serve un controllo reale su processi, costi e performance, altrimenti l’aumento dei volumi può amplificare le perdite.

L’allarme riguarda settori diffusi – ristorazione, produzione alimentare, ricettività, servizi – in cui la crescita dell’operatività senza misure di efficienza porta a bruciare cassa. L’assenza di indicatori, procedure e deleghe genera una gestione a vista: si lavora di più ma si capisce meno, mentre i costi di materie prime e personale erodono la redditività fino a comprometterla.

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Casi reali e radici culturali della crisi

Un caso emblematico citato da Lorenzo Di Cola riguarda un’azienda alimentare con quasi 50 dipendenti e oltre 2 milioni di euro di ricavi che produceva in perdita sistematica. Ogni confezione di un prodotto chiave generava circa 2 euro di passivo tra materie prime e costo del personale. Più aumentavano i volumi, più il conto economico scivolava in rosso.

La fotografia si ripete in filiere diverse: ristorazione, ricettività, servizi. L’assenza di analisi di marginalità per linea e di indicatori operativi rende invisibili i prodotti “a perdere”, fino a trasformarli in zavorre finanziarie.

La pandemia ha agito da lente: lo stop produttivo ha permesso ad alcune imprese seguite dallo Studio Di Cola Bonanni di rivedere il catalogo, scoprendo articoli in perdita secca che assorbivano cassa senza creare valore.

Le radici sono culturali. Le piccole realtà familiari – oltre 820.000 unità – vivono sull’operatività dell’imprenditore, priva di procedure, deleghe e misurazioni. Si lavora troppo e si controlla troppo poco.

Mancano strumenti per costruire KPI, budget, analisi costi-ricavi per centro e per prodotto; l’aumento dell’intensità operativa, in questo assetto, amplifica gli errori.

Anche le partnership “di prestigio” possono nascondere trappole: una fornitura proposta a 10 centesimi con materia prima a 17 avrebbe generato perdite certe, senza visibilità sul marchio del produttore, smentendo l’idea che il volume basti a compensare margini negativi.

Una piattaforma per democratizzare il controllo di gestione

Lo Studio Di Cola Bonanni prepara una piattaforma digitale pensata per microimprese e autonomi: un sistema guidato che porta il controllo di gestione fuori dall’élite delle aziende strutturate. L’obiettivo è tradurre dati operativi in indicatori leggibili, individuare prodotti in perdita e segnalare rischi prima che diventino crisi di liquidità.

Il modello integra funzioni essenziali: categorizzazione di costi e ricavi per linea/prodotto, alert su scostamenti, cruscotti di marginalità, budget e previsioni di cassa. L’approccio è “consulenza virtuale”: procedure guidate, checklist operative e report automatici riducono l’asimmetria informativa che penalizza i piccoli.

La leva competitiva è l’accessibilità economica. Non un servizio premium, ma un abbonamento sostenibile per il 95% del tessuto produttivo, con setup semplificato e integrazione ai software contabili.

Il percorso suggerito da Lorenzo Di Cola parte da tre passaggi pratici: mappatura dei costi diretti e del tempo uomo, attribuzione per centro di profitto, eliminazione o riprezzamento dei prodotti in perdita.

Il sistema fornisce KPI minimi: margine industriale per SKU, break-even, rotazione del magazzino, produttività per addetto.

L’obiettivo non è sostituire il commercialista, ma abilitare decisioni quotidiane basate su numeri: capire cosa produrre, quanto produrre e a che prezzo, riducendo l’errore strategico e preservando cassa.

FAQ

  • Perché le microimprese necessitano di controllo di gestione?
    Per individuare prodotti in perdita, prevenire crisi di liquidità e orientare prezzi e volumi con dati oggettivi.
  • Cosa offre la piattaforma proposta dallo Studio Di Cola Bonanni?
    Cruscotti di marginalità, budget, previsioni di cassa, alert su scostamenti e procedure guidate per l’analisi.
  • Quanto è complesso l’avvio per una microimpresa?
    È previsto un setup semplificato con integrazione ai gestionali contabili e checklist passo-passo.
  • Quali KPI sono considerati indispensabili?
    Margine per prodotto, break-even, rotazione magazzino, produttività per addetto e analisi costi diretti.
  • In che modo aiuta a evitare accordi commerciali dannosi?
    Confronta prezzo offerto, costo materia prima e costo lavoro, segnalando margini negativi prima della firma.
  • La piattaforma sostituisce il consulente?
    No, lo integra: rende quotidiana la misurazione e facilita decisioni tempestive dell’imprenditore.
  • Qual è la fonte giornalistica citata?
    L’analisi e le dichiarazioni provengono da Lorenzo Di Cola, Studio Di Cola Bonanni, come riportato nell’articolo di riferimento.

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