Medici di famiglia in fuga in 18 regioni italiane colpisce carenza grave di oltre 5700 professionisti

Italia senza medici di famiglia: numeri, cause e rischi entro il 2028
In Italia, secondo l’ultimo report della Fondazione Gimbe, mancano oggi oltre 5.700 medici di famiglia, una carenza diffusa in almeno 18 Regioni e Province autonome.
Tra il 2019 e il 2024 i medici di medicina generale sono scesi da 42.009 a 36.812 unità, mentre la popolazione invecchia rapidamente e accumula malattie croniche.
Il problema si concentra soprattutto in grandi Regioni come Lombardia, Veneto, Campania, Emilia-Romagna, Piemonte, Toscana e Lazio, e rischia di aggravarsi entro il 2028 per effetto dei pensionamenti e di una programmazione formativa inadeguata.
Perché sta accadendo? Secondo il presidente Nino Cartabellotta, scelte politiche sbagliate, parametri che sottostimano le reali carenze e minore attrattività della professione hanno aperto una crisi strutturale della medicina generale, con ricadute dirette sull’accesso alle cure e sulle liste d’attesa ospedaliere.
In sintesi:
- Dal 2019 al 2024 persi 5.197 medici di famiglia, con forti squilibri regionali.
- Entro il 2028 andranno in pensione 8.180 medici, sostituiti solo in parte.
- Over 65 e malattie croniche in aumento rendono insostenibile l’attuale massimale di assistiti.
- Gimbe chiede una riforma organica per rendere di nuovo attrattiva la medicina generale.
Carenze, numeri regionali e impatto su cure e assistenza territoriale
Il report della Fondazione Gimbe fotografa una carenza media di 1.383 assistiti per medico di famiglia al 1 gennaio 2025, con forti differenze territoriali: si va dai 1.153 assistiti del Molise ai 1.533 della Lombardia.
Formalmente il massimale fissato dall’accordo collettivo è di 1.500 pazienti per ciascun medico, estendibile a 1.800 e, tramite deroghe locali, anche oltre, come avviene nella Provincia autonoma di Bolzano (fino a 2.000 assistiti).
L’innalzamento del rapporto “ottimale” da un medico ogni 1.000 residenti a uno ogni 1.200, confermato dall’accordo del gennaio 2026, secondo Nino Cartabellotta è “un espediente che sottostima la carenza di medici di famiglia sulla carta”. Aumentando il rapporto, infatti, cresce il numero di cittadini costretti a rimanere senza medico prima che un territorio venga dichiarato “zona carente” e si possa bandire un nuovo incarico.
Le Regioni più in difficoltà sono Lombardia (-1.540 medici), Veneto (-747), Campania (-643), Emilia-Romagna (-502), Piemonte (-463), Toscana (-394) e Lazio (-358). Non risultano carenze ufficiali in Basilicata, Molise e Sicilia, ma la media regionale nasconde spesso criticità locali.
Nel frattempo, l’Italia invecchia: nel 2025 gli over 65 erano quasi 14,6 milioni e più della metà conviveva con almeno due patologie croniche. Le proiezioni Istat indicano che nel 2035 gli over 65 saliranno al 30% della popolazione (17,36 milioni) e gli over 80 al 9,3% (5,39 milioni).
“L’invecchiamento e l’aumento delle malattie croniche generano bisogni assistenziali molto più complessi rispetto al passato”, spiega Cartabellotta. In questo scenario, un massimale di 1.500 pazienti “riduce il tempo da dedicare ai singoli assistiti, aumenta i carichi di lavoro e peggiora accessibilità e qualità delle cure”.
Pensionamenti, formazione insufficiente e riforma necessaria entro il 2028
Secondo la Fimmg, tra il 2025 e il 2028 ben 8.180 medici di medicina generale avranno raggiunto o raggiungeranno l’età pensionabile (70 anni, salvo deroghe), con picchi che vanno dai 10 medici in Valle d’Aosta ai 1.147 in Campania.
Il ricambio generazionale non è garantito. Tra il 2014 e il 2017 le borse di studio ministeriali per il Corso di Formazione Specifica in Medicina Generale si sono attestate intorno alle 1.000 unità l’anno, troppo poche rispetto ai pensionamenti previsti.
Dopo l’aumento fino a 4.362 borse nel 2021, i numeri sono nuovamente scesi: circa 2.600 nel 2023 e 2024, fino a 2.228 nel 2025. In diverse Regioni, inoltre, parte dei posti rimane scoperta per mancanza di candidati: Provincia autonoma di Bolzano e Valle d’Aosta registrano un -60%, le Marche -49%, la Provincia autonoma di Trento -38%, il Piemonte -29%.
Anche se tutte le borse finanziate tra il 2022 e il 2025 fossero assegnate e completate e tutti i medici andassero in pensione a 70 anni, al 2028 resterebbe comunque un gap stimato in oltre 2.700 medici di famiglia.
“A questa crisi della medicina generale bisognerebbe rispondere con una riforma organica, capace di rendere la professione più attrattiva”, avverte Cartabellotta, criticando la moltiplicazione disordinata di norme e micro-interventi. “Senza una visione d’insieme Governo e Regioni continueranno a tamponare l’emergenza, mentre cresce il numero di persone senza medico di famiglia”.
La scadenza del 30 giugno 2026, fissata per l’attuazione della riforma dell’assistenza territoriale, si avvicina senza che il ruolo del medico di famiglia sia stato definito con chiarezza. Intanto, l’ospedale assorbe gran parte della domanda inevasa sul territorio, con inevitabile aumento delle liste d’attesa.
FAQ
Quanti medici di famiglia mancano oggi in Italia secondo Gimbe?
Secondo le stime aggiornate della Fondazione Gimbe, in Italia mancano oltre 5.700 medici di medicina generale rispetto al fabbisogno.
Quali Regioni italiane soffrono maggiormente la carenza di medici di famiglia?
Le Regioni con le carenze più significative sono Lombardia, Veneto, Campania, Emilia-Romagna, Piemonte, Toscana e Lazio.
Quanti medici di famiglia andranno in pensione entro il 2028?
Secondo la Fimmg, tra il 2025 e il 2028 raggiungeranno l’età pensionabile circa 8.180 medici di medicina generale.
Quanti pazienti può seguire al massimo un medico di famiglia?
Formalmente ogni medico di famiglia può seguire fino a 1.500 assistiti, elevabili a 1.800 e oltre con specifiche deroghe regionali.
Da quali fonti sono stati elaborati i dati su medici di famiglia e carenze?
I dati sono derivati da una elaborazione congiunta di fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborate dalla Redazione.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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