Iran sfida USA e Regno Unito con missili verso Diego Garcia, base strategica nell’Oceano Indiano

Escalation Iran-Stati Uniti-Israele, colpito l’impianto nucleare di Natanz
Gli Stati Uniti e Israele hanno preso di mira questa mattina il complesso di arricchimento nucleare di Natanz, nel centro dell’Iran, secondo l’Organizzazione per l’energia atomica della Repubblica islamica. L’attacco, riportato dall’agenzia Tasnim, si inserisce in una fase di forte escalation militare che vede coinvolti Iran, Stati Uniti, Israele e i loro alleati. Le autorità iraniane affermano che non vi siano perdite di materiale radioattivo, mentre sul piano regionale Teheran conferma il lancio di due missili balistici contro la base anglo-americana di Diego Garcia, nell’Oceano Indiano. In parallelo, l’aumento del prezzo del petrolio per la guerra contro l’Iran costringe United Airlines a tagliare i voli meno redditizi, mentre Washington tenta di raffreddare i mercati autorizzando temporaneamente la vendita di petrolio iraniano già in navigazione.
In sintesi:
- Iran: confermato attacco Usa-Israele contro il sito nucleare di Natanz, nessuna fuga radioattiva segnalata.
- Teheran rivendica lancio di missili su Diego Garcia, dimostrando capacità balistiche oltre i 2.000 km.
- La guerra contro l’Iran spinge il greggio verso 100 dollari e costringe United Airlines a ridurre capacità.
- Washington sblocca la vendita di 140 milioni di barili di petrolio iraniano già in mare per calmierare i prezzi.
Missili, nucleare e petrolio: la nuova fase dello scontro con l’Iran
L’Organizzazione per l’energia atomica dell’Iran accusa esplicitamente Stati Uniti e Israele di aver colpito il complesso di arricchimento di Natanz, fulcro del programma nucleare iraniano. In una nota diffusa da Tasnim, Teheran parla di “criminali attacchi” e precisa che *“non è stata segnalata alcuna perdita di materiale radioattivo”* nell’area interessata.
Parallelamente, l’agenzia Mehr riferisce che Teheran ha lanciato due missili balistici contro la base congiunta anglo-americana di Diego Garcia, a circa 3.810 km dall’Iran, definendo l’operazione *“un passo significativo nel confronto con gli Stati Uniti”*. Il mese scorso il ministro degli Esteri Abbas Araghchi aveva sostenuto che la gittata dei missili iraniani fosse limitata a 2.000 km: il nuovo lancio indica un potenziale aumento delle capacità missilistiche.
Secondo il Wall Street Journal, uno dei missili lanciati verso Diego Garcia avrebbe avuto un malfunzionamento, mentre il secondo sarebbe stato intercettato da una nave da guerra americana tramite un sistema SM-3. Non è stato precisato il momento esatto dell’attacco.
Nel frattempo, le Forze di Difesa Israeliane (Idf) riferiscono di una nuova ondata di missili lanciati dall’Iran verso il territorio israeliano, dichiarando su Telegram che i sistemi di difesa sono attivi per intercettare la minaccia.
L’escalation militare ha effetti immediati sui mercati. Il greggio è risalito intorno ai 100 dollari al barile nelle ultime tre settimane. L’amministratore delegato di United Airlines, Scott Kirby, stima che il prezzo possa toccare i 175 dollari e non ridiscendere a 100 prima della fine del 2027. Con i livelli attuali, il conto carburante della compagnia crescerebbe di 11 miliardi di dollari nel 2024, costringendo alla riduzione dei voli sulle rotte meno redditizie, pur senza tagli di personale o di investimenti.
Per contenere le tensioni sull’offerta energetica globale, il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent annuncia un’autorizzazione “a breve termine, mirata e circoscritta” alla vendita del petrolio iraniano già in navigazione e soggetto a sanzioni. Circa 140 milioni di barili, finora assorbiti a basso prezzo dalla Cina, verranno immessi rapidamente sul mercato mondiale per “alleviare le temporanee tensioni sull’offerta causate dall’Iran” e, come afferma Bessent, *“utilizzeremo i barili iraniani contro Teheran per mantenere bassi i prezzi, mentre proseguiamo l’Operazione Epic Fury”*. L’autorizzazione non copre nuove produzioni né ulteriori acquisti.
Prospettive e rischi futuri per sicurezza energetica e stabilità regionale
L’attacco a Natanz, l’azione missilistica su Diego Garcia e la nuova pioggia di missili verso Israele indicano un conflitto che si estende su più livelli: nucleare, missilistico e energetico. La scelta di Washington di sbloccare temporaneamente il petrolio iraniano già in mare è un segnale che la priorità, nel breve termine, è evitare uno shock prolungato sui prezzi dell’energia, che colpirebbe economie e trasporti globali.
Resta però aperta la questione della sicurezza a lungo termine degli impianti nucleari iraniani, del controllo sulla gittata effettiva dei missili di Teheran e del rischio di un ulteriore allargamento geografico del conflitto, dall’Oceano Indiano al Mediterraneo orientale. La capacità delle diplomazie occidentali e regionali di contenere questa spirale di ritorsioni determinerà, nei prossimi mesi, sia la stabilità del Medio Oriente sia la traiettoria dei prezzi energetici mondiali.
FAQ
Cosa è accaduto all’impianto nucleare iraniano di Natanz?
Secondo l’ente atomico iraniano, l’impianto di Natanz è stato attaccato da Stati Uniti e Israele, senza rilascio di materiale radioattivo.
Perché il lancio di missili iraniani verso Diego Garcia è rilevante?
È rilevante perché dimostra una gittata missilistica iraniana oltre i 3.800 km, superiore al limite di 2.000 km finora dichiarato.
Come la guerra contro l’Iran incide sulle compagnie aeree?
Incide facendo schizzare i costi del carburante: United Airlines prevede 11 miliardi di dollari aggiuntivi e taglia le rotte meno redditizie.
Cosa comporta l’autorizzazione Usa alla vendita di petrolio iraniano?
Comporta l’immissione rapida sul mercato globale di circa 140 milioni di barili iraniani, già in mare, per ridurre le tensioni sui prezzi.
Quali sono le fonti originali e come è stato elaborato questo articolo?
L’articolo deriva da una elaborazione congiunta di contenuti Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborati dalla nostra Redazione.
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Michele Ficara Manganelli ✿
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