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Influencer italiani, pochi cambiano codice Ateco ma il fatturato cresce
In Italia, a un anno dall’introduzione del nuovo codice Ateco per gli influencer, solo il 2,5% dei circa 40mila professionisti ha effettuato il passaggio, nonostante un incremento medio dei fatturati.
L’analisi, condotta da Fiscozen e Kolsquare tra 2024 e 2025, fotografa un mercato dominato da uomini, giovani e con community di dimensioni ridotte, concentrato soprattutto su relazioni personali, moda, beauty, fitness e food.
La ricerca evidenzia perché la migrazione al nuovo inquadramento fiscale resti limitata, come si distribuiscono i guadagni per genere e specializzazione e quali piattaforme e settori attirano più investimenti in sponsorizzazioni social.
Il quadro che emerge chiarisce chi guadagna davvero, dove si concentra la domanda dei brand e perché il settore rimane ibrido tra influencer “puri”, content creator e altre attività digitali.
In sintesi:
- Solo il 2,5% degli influencer ha adottato il nuovo codice Ateco specifico.
- Fatturato medio 2025: 24.038 euro per influencer, 39.947 euro per marketing e creator.
- Il 74% è nano o micro-influencer, con engagement superiore alle altre fasce.
- Instagram è la piattaforma dominante; moda, integratori e beauty guidano gli investimenti.
Numeri reali del lavoro da influencer tra fisco, guadagni e community
Secondo il database Fiscozen (oltre 5mila partite Iva analizzate), nel 2024 il fatturato medio degli influencer era di 21.502 euro: 20.378 per le donne (34% del totale, età media 34 anni) e 22.627 per gli uomini (età media 32 anni).
Nel 2025 il dato sale a 24.038 euro (+11,8%), con 21.840 euro per le donne e 26.237 per gli uomini.
Nei codici Ateco relativi a influencer marketing, agenzie, social media manager e content creator, il fatturato medio 2025 raggiunge 39.947 euro, +23% sul 2024: è l’incremento più alto tra tutti i codici considerati.
Solo il 2,5% dei professionisti ha migrato al nuovo codice Ateco, in prevalenza donne (51%), età media 31 anni, con fatturato medio di 34.521 euro (31.649 per le donne, 37.393 per gli uomini).
Per Elena Battistini, commercialista partner di Fiscozen, i fatturati medi relativamente contenuti riflettono un ecosistema composto soprattutto da piccole community e attività secondarie: “Il 2,5% che ha fatto la migrazione, con oltre 10mila euro in più di media, è ragionevole pensare riguardi influencer ‘puri’”.
La nuova classificazione fiscale, pur chiarendo il perimetro professionale, fatica però a tenere il passo con un mercato ancora ibrido e in rapida evoluzione.
Nano e micro-influencer dominano, brand e settori più redditizi sui social
L’analisi di Kolsquare ha esaminato 5.377 influencer italiani sponsorizzati almeno 12 volte in un anno, per 6.689.721 contenuti. Il 74% rientra nelle fasce nano (1.000-10.000 follower) e micro (10.000-100.000 follower.
Questi segmenti registrano gli engagement rate medi più alti: 7,7% per i nano e 4,6% per i micro, confermando la maggiore reattività delle community di nicchia.
Le celebrity oltre 1 milione di follower realizzano invece il numero medio di sponsorizzazioni annue più elevato (52,5), rimanendo la fascia privilegiata per la massima reach.
I settori più frequentati dagli influencer sono relazioni, amici e famiglia (25,8%), abbigliamento e accessori (22,8%), sport e fitness (21,1%), seguiti da food e ristoranti (12,9%).
Su Instagram, le storie rappresentano l’83,6% dei contenuti ma con reach più bassa; reel e post garantiscono visibilità e interazioni più qualificate e sono il veicolo principale delle sponsorizzazioni, che restano comunque solo il 3,1% del totale.
Giovanni Spinelli, country manager di Kolsquare Italia, sottolinea: “La presenza organica è essenziale per fiducia e valore a lungo termine per i brand”, indicando in autenticità, etica e costanza gli asset centrali per le collaborazioni durature.
Dove vanno i budget dei brand e come cambierà il mercato
Lo studio ha censito 16.753 brand che hanno sponsorizzato contenuti social in Italia nell’ultimo anno. Instagram è usato dal 93% delle aziende, seguito da TikTok (79%), YouTube (69%), Facebook (54%) e LinkedIn (34%).
Dominano i video brevi e i contenuti generati dagli utenti, formati percepiti come più autentici e adatti alle piattaforme mobile-first.
Nella moda, integratori/cibi salutari e beauty emergono i maggiori investimenti: Shein guida con 41.398 contenuti sponsorizzati e 1.084 creator coinvolti, segue Prozis (11.925 contenuti, 624 creator) e YesStyle (5.900 contenuti, 834 creator), poi Sheglam, Volgo Italia, Aboca, Degusta box, Temu, FGM04 e Koro.
I migliori engagement rate per contenuti sponsorizzati si registrano nei viaggi e turismo, con picchi fino al 19,2% contro una media del 3,9% (4,4% per i contenuti organici).
Questo spinge i brand verso strategie ibride: collaborazioni con celebrity per la reach e con nicchie altamente coinvolte per conversioni e fedeltà. Per gli influencer italiani, la vera leva competitiva resta la capacità di coltivare comunità attive e credibili nel lungo periodo.
FAQ
Quanti sono oggi gli influencer con codice Ateco specifico in Italia?
Attualmente hanno effettuato la migrazione al nuovo codice Ateco solo il 2,5% dei circa 40mila influencer italiani complessivi.
Qual è il reale guadagno medio annuo di un influencer italiano nel 2025?
Nel 2025 il fatturato medio annuo degli influencer con partita Iva è pari a 24.038 euro, con forti differenze per genere e nicchia.
Perché nano e micro-influencer sono così ricercati dai brand?
Nano e micro-influencer offrono engagement rate medi del 7,7% e 4,6%, superiori alle celebrity, risultando ideali per campagne mirate e community di nicchia.
Quali piattaforme social concentrano la maggior parte degli investimenti dei brand?
Instagram è usato dal 93% dei brand, seguito da TikTok (79%) e YouTube (69%), con forte preferenza per video brevi e contenuti UGC.
Da quali fonti è stata ricavata l’analisi sul mercato degli influencer italiani?
L’analisi deriva da una elaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, opportunamente rielaborate dalla nostra Redazione.

