Influenza aviaria a Milano, valutazione dell’epidemiologo su rischi reali, contagi e misure di prevenzione

Influenza aviaria H9N2 a Milano, cosa sappiamo davvero del primo caso europeo
Il primo caso europeo di influenza aviaria H9N2 in un essere umano è stato identificato in Lombardia, su un giovane poco più che ventenne arrivato da un Paese africano. Il paziente, atterrato all’aeroporto di Malpensa con febbre alta e tosse, è oggi ricoverato in isolamento al San Gerardo di Monza, in condizioni stabili. Le autorità sanitarie lombarde e il ministero della Salute hanno confermato che l’infezione è stata verosimilmente contratta all’estero da un animale e che non esistono, allo stato attuale, evidenze di trasmissione tra esseri umani. Gli epidemiologi, tra cui Massimo Ciccozzi del Campus Bio-Medico di Roma, sottolineano che il ceppo H9N2 è a bassa patogenicità e che il rischio per la popolazione generale resta molto basso, pur richiedendo un monitoraggio attento in un’ottica di One Health globale.
In sintesi:
- Primo caso umano europeo di influenza aviaria H9N2 identificato in Lombardia su un giovane adulto.
- Infezione contratta all’estero da animale, nessuna evidenza di trasmissione interumana documentata.
- Tutti i contatti in Lombardia tracciati e negativi: nessun ulteriore caso accertato.
- Epidemiologi: rischio per la popolazione molto basso, ma necessario monitoraggio One Health.
Il caso clinico lombardo e la risposta del sistema sanitario
Secondo l’epidemiologo Massimo Ciccozzi, l’H9N2 è un ceppo a bassa patogenicità, raramente riscontrato nell’uomo: tra il 1999 e il 2007 sono stati documentati non più di sei casi, tutti nel Sud-Est asiatico, l’ultimo a Hong Kong. Il giovane paziente arrivato in Lombardia presenta diverse comorbidità pregresse, elemento che può aver favorito il quadro clinico.
L’assessore al Welfare lombardo Guido Bertolaso ha chiarito che, una volta sbarcato a Malpensa con “sintomi di tipo influenzale con febbre molto alta e tosse”, il ragazzo è stato rapidamente intercettato, isolato e trasferito al San Gerardo di Monza. Tutti i contatti stretti in regione sono stati individuati, visitati e sottoposti a tipizzazione virologica: “non è stato accertato alcun caso di contaminazione fino ad oggi”, ha precisato Bertolaso.
Per quanto riguarda il volo, le autorità aeroportuali e la compagnia aerea sono state allertate, e le poche persone che hanno avuto contatti ravvicinati con il paziente sono risultate negative ai test. Per Enrico Di Rosa, presidente della Società Italiana d’Igiene (SItI), la capacità del servizio sanitario di riconoscere tempestivamente il caso, confermare la diagnosi e completare il contact tracing “è un segnale positivo per la sanità italiana e, in particolare, per quella lombarda”.
Implicazioni globali, differenze con H5N1 e prospettive di sorveglianza
Il caso lombardo si inserisce in un quadro internazionale in cui l’attenzione è puntata soprattutto sull’influenza aviaria H5N1 negli Stati Uniti. Come precisa ancora Massimo Ciccozzi, i casi americani “sono dovuti all’H5N1, un ceppo diverso da questo”, perlopiù collegato agli allevamenti intensivi.
Una mutazione ha consentito “il passaggio del virus dal pollame ai mammiferi (mucche)”, con ripercussioni su latte e uova. La trasmissione avviene attraverso le secrezioni e le feci degli uccelli migratori – in particolare anatre e oche – che contaminano gli allevamenti intensivi, favorendo il salto di specie dal pollame ai bovini e poi all’uomo per contatto diretto con animali infetti.
Anche nel caso di H5N1, virus ad alta patogenicità, “non c’è trasmissione interumana”, ricorda Ciccozzi. Per H9N2, meno aggressivo e senza documentata diffusione tra persone, il rischio attuale viene definito “veramente molto, molto, molto basso”. Il caso italiano, tuttavia, conferma quanto la salute globale sia interconnessa: in poche ore di volo, patogeni tipici di altri continenti possono raggiungere Europa e Italia, imponendo una sorveglianza continua su animali, ambiente e uomo secondo l’approccio One Health.
FAQ
Cos’è il virus dell’influenza aviaria H9N2 negli esseri umani?
H9N2 è un virus influenzale aviario a bassa patogenicità, raramente riscontrato nell’uomo, generalmente associato a quadri respiratori lievi o moderati e a esposizione diretta a volatili infetti.
Il caso di H9N2 in Lombardia può generare un focolaio umano?
No, al momento non esistono evidenze di trasmissione interumana di H9N2. Tutti i contatti lombardi del paziente sono risultati negativi ai test virologici eseguiti dalle autorità sanitarie.
Qual è la differenza tra influenza aviaria H9N2 e H5N1?
H9N2 è un ceppo a bassa patogenicità con casi umani sporadici; H5N1 è ad alta patogenicità, coinvolge allevamenti intensivi e bovini, ma anch’esso senza comprovata trasmissione interumana sostenuta.
Cosa possono fare i cittadini per proteggersi dall’influenza aviaria?
È sufficiente adottare igiene accurata delle mani, consumare carne e uova ben cotte, evitare contatti diretti con volatili malati e seguire le indicazioni delle autorità sanitarie nazionali.
Da quali fonti provengono le informazioni su questo caso di influenza aviaria?
Le informazioni derivano da una elaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, opportunamente rielaborate dalla nostra Redazione.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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