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Nivolumab sottocutaneo in Italia: cosa cambia per pazienti e ospedali
A Roma, il 4 maggio 2026, è stata annunciata la disponibilità in Italia della formulazione sottocutanea di nivolumab, immunoterapia sviluppata da Bristol Myers Squibb. La decisione segue l’approvazione di Aifa per molteplici tumori solidi dell’adulto e tre nuove indicazioni nel carcinoma del colon-retto metastatico dMMR/MSI-H e nel carcinoma uroteliale non resecabile, metastatico e muscolo-invasivo in adiuvante. La nuova somministrazione richiede pochi minuti, contro i 30-60 minuti dell’infusione endovenosa, riducendo tempi di permanenza in ospedale e impatto organizzativo sui day hospital oncologici. L’obiettivo è migliorare qualità di vita dei pazienti, semplificare il percorso di cura e aumentare l’efficienza del Servizio sanitario nazionale, mantenendo la stessa efficacia clinica dimostrata negli studi registrativi europei.
In sintesi:
- Nivolumab sottocutaneo riduce i tempi di somministrazione a pochi minuti rispetto all’infusione endovenosa.
- Aifa approva nuove indicazioni in carcinoma del colon-retto dMMR/MSI-H e carcinoma uroteliale.
- Gli studi CheckMate mostrano non inferiorità clinica e vantaggi in sopravvivenza e controllo di malattia.
- Benefici per pazienti, caregiver e Ssn grazie a minore invasività e migliore organizzazione ospedaliera.
Nuova formulazione sottocutanea e risultati degli studi clinici
La formulazione sottocutanea di nivolumab è stata approvata da Aifa per molteplici tumori solidi in monoterapia, come mantenimento dopo combinazione endovenosa con ipilimumab e in associazione con chemioterapia o cabozantinib. Richiede pochi minuti, evita cannule e cateteri venosi, semplificando l’accesso alle cure.
Come ricorda Paolo Ascierto, dell’Istituto nazionale tumori Irccs Fondazione Pascale di Napoli, negli ultimi 15 anni l’immuno-oncologia ha rivoluzionato la storia naturale di molti tumori e questa formulazione rappresenta un ulteriore passo verso terapie più sostenibili per pazienti e strutture. La Commissione europea ha approvato nel giugno 2025 il nivolumab sottocutaneo sulla base dello studio CheckMate‑67T, che ne ha dimostrato la non inferiorità rispetto alla formulazione endovenosa sia per parametri farmacocinetici sia per tasso di risposta obiettiva.
In ambito gastrointestinale, il carcinoma del colon-retto ha registrato in Italia 41.700 nuovi casi nel 2025. Per il sottogruppo metastatico dMMR/MSI‑H, circa il 4% dei pazienti, Aifa ha riconosciuto piena innovatività alla combinazione di nivolumab con sole 4 dosi di ipilimumab in prima linea.
Impatto clinico su colon-retto, carcinoma uroteliale e qualità di vita
Sara Lonardi, dell’Istituto oncologico veneto Irccs di Padova, evidenzia che lo studio CheckMate 8HW ha mostrato una superiorità della duplice immunoterapia rispetto alla sola monoterapia: la combinazione nivolumab più quattro somministrazioni a basse dosi di ipilimumab riduce il rischio di progressione del 31%. Il follow-up a 4 anni indica che 4 pazienti su 5 restano liberi da progressione, con profilo di tossicità favorevole e possibilità, dopo la fase di combinazione, di passare alla formulazione sottocutanea di nivolumab.
Nel carcinoma uroteliale muscolo-invasivo, tumore della vescica ad alta incidenza (29.100 nuove diagnosi stimate nel 2025 in Italia), Aifa ha approvato nivolumab in monoterapia adiuvante in pazienti con espressione tumorale di PD‑L1 ≥1%, ad alto rischio di recidiva dopo chirurgia radicale e non eleggibili a chemioterapia a base di cisplatino. Fabio Calabrò, dell’Irccs Istituto nazionale tumori Regina Elena di Roma, sottolinea che lo studio CheckMate‑274 ha mostrato una sopravvivenza mediana libera da malattia superiore a 4 anni e mezzo, con riduzione del 42% del rischio di recidiva o morte rispetto al placebo.
Per il carcinoma uroteliale non resecabile o metastatico, nivolumab è stato inoltre approvato in combinazione con chemioterapia a base di cisplatino e gemcitabina. Nello studio CheckMate‑901, questa strategia ha ridotto il rischio di morte del 22%, con sopravvivenza globale mediana di 21,7 mesi vs 18,9 mesi con sola chemioterapia. Circa il 22% dei pazienti ha ottenuto una risposta completa radiologica, con durata mediana oltre i 3 anni: è la prima chemio‑immunoterapia a dimostrare un miglioramento così rilevante rispetto allo standard cisplatino-based.
Prospettive future: più tempo e nuovi standard di cura
La modalità sottocutanea ha ricadute concrete sulla quotidianità. Francesco De Lorenzo, presidente Favo, evidenzia il minore impatto psicologico dell’iniezione rispetto all’infusione, la riduzione dei tempi di attesa e il vantaggio per pazienti con accessi venosi difficili. Per il Ssn, significa alleggerire il carico di lavoro e liberare risorse nei day hospital, favorendo un maggiore tempo di ascolto e informazione.
Alessandro Bigagli, Senior Medical Head di Bristol Myers Squibb Italia, lega queste innovazioni alla campagna “Più tempo. Adesso”, che propone il tempo come valore riconquistabile grazie a prevenzione, ricerca e immuno‑oncologia. La nuova formulazione e le estensioni di indicazione di nivolumab consolidano un cambio di paradigma: non solo cura delle fasi metastatiche, ma anche intervento precoce in setting adiuvante, con l’obiettivo di prolungare sopravvivenza e qualità di vita.
FAQ
Che cos’è nivolumab sottocutaneo e in quali tumori è approvato in Italia?
È un immunoterapico anti‑PD‑1 somministrato per via sottocutanea, approvato da Aifa in molteplici tumori solidi, colon‑retto dMMR/MSI‑H e carcinoma uroteliale.
Quanto tempo richiede la somministrazione di nivolumab sottocutaneo rispetto all’endovena?
Richiede pochi minuti, contro i 30-60 minuti tipici dell’infusione endovenosa, riducendo sensibilmente la permanenza in ospedale e l’occupazione delle poltrone di terapia.
Quali benefici ha mostrato la combinazione nivolumab più ipilimumab nel colon-retto dMMR/MSI-H?
Ha ridotto del 31% il rischio di progressione rispetto a nivolumab in monoterapia, con circa l’80% dei pazienti liberi da progressione a 4 anni di follow‑up.
In che modo nivolumab ha cambiato lo standard di cura del carcinoma uroteliale?
In adiuvante riduce del 42% recidiva o morte; in prima linea metastatica, in combinazione con cisplatino‑gemcitabina, riduce il rischio di morte del 22%.
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