Il 74% dei lavoratori che usa l’IA chiede ai chatbot, non ai colleghi

31 Luglio 2026

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La notizia in sintesi

  • MyIQ rileva che il 74% preferisce chiedere ai chatbot anziché ai colleghi.
  • L’intelligenza artificiale aumenta autosufficienza, ma può indebolire relazioni e apprendimento nei team.
  • La Gen Z appare più esposta alla percezione di disconnessione dall’ambiente professionale.
  • Dirigenti e risorse umane sono chiamati a preservare il confronto umano.

(Riassunto generato con AI)

IA sul lavoro e relazioni tra colleghi

MyIQ, piattaforma di valutazione cognitiva, segnala che l’adozione dei modelli generativi nei luoghi di lavoro sta cambiando il modo in cui i dipendenti cercano risposte: circa il 74% degli utilizzatori di strumenti di intelligenza artificiale preferisce rivolgersi a un chatbot anziché a un collega. Il fenomeno riguarda la routine aziendale e si collega alla crescente gestione individuale di dubbi, problemi e attività operative.

Nelle ultime rilevazioni citate, l’IA viene percepita come una soluzione immediata, disponibile e priva dell’esposizione personale che può accompagnare una domanda rivolta a un membro del team. Il vantaggio di rapidità, però, pone un tema organizzativo: il confronto diretto non serve soltanto a ottenere una risposta, ma contribuisce anche alla circolazione delle competenze e alla coesione professionale.

La questione interessa in particolare dirigenti e responsabili delle risorse umane, chiamati a conciliare efficienza tecnologica e qualità delle relazioni. Il punto non è contrapporre persone e automazione, ma stabilire quando la consulenza umana debba restare prioritaria.

I dati tra autonomia e isolamento professionale

Il quadro delineato da MyIQ trova riscontro in altri sondaggi. Una rilevazione di Adobe nel settore business indica che il 68% dei dipendenti si sente più a proprio agio nel fare domande banali a un modello generativo piuttosto che a un collega. È un segnale rilevante perché le richieste apparentemente semplici sono spesso parte del confronto quotidiano che costruisce fiducia nei gruppi di lavoro.

L’analisi di Workday evidenzia inoltre una differenza generazionale: la Gen Z ha una probabilità 12 volte superiore rispetto alla Gen X di sentirsi completamente disconnessa dal proprio ambiente di lavoro. Il dato non attribuisce questa condizione esclusivamente all’intelligenza artificiale, ma colloca l’uso dei chatbot in un contesto già segnato da fragilità relazionali.

Secondo i dati riportati, circa un adulto su tre dichiara di soffrire la solitudine, mentre sul lavoro la quota è pari a un dipendente su cinque. Lo scarso coinvolgimento può tradursi in assenteismo, turnover più alto e minore produttività; Gallup stima le perdite globali in circa 10.000 miliardi di dollari all’anno.

Allo stesso tempo, i benefici operativi restano concreti. L’inchiesta di ZDNET riferisce che il 71% degli intervistati si sente più autosufficiente grazie agli strumenti generativi e il 62% dichiara maggiore sicurezza nelle decisioni prese in autonomia. Nel lavoro da remoto, gli agenti IA riducono del 35% la percezione della sindrome dell’impostore e alleggeriscono il carico mentale nelle attività asincrone.

Questi elementi mostrano una doppia dinamica: l’IA può sostenere la capacità individuale di lavorare, ma non sostituisce automaticamente lo scambio di esperienza che avviene tra colleghi. Per le organizzazioni, misurare soltanto la velocità di esecuzione rischia quindi di offrire una lettura incompleta dell’impatto.

La sfida delle regole per l’uso umano dell’IA

La conseguenza più concreta riguarda la progettazione delle politiche interne. Diversi ricercatori suggeriscono linee guida chiare per individuare i casi nei quali l’intervento di una persona deve rimanere centrale, soprattutto quando la domanda richiede esperienza, contesto aziendale o confronto professionale.

Tra le ipotesi indicate vi è anche la configurazione di assistenti virtuali capaci di indirizzare l’utente verso un collega esperto prima di fornire una risposta automatica. Un simile approccio può preservare i vantaggi dell’automazione senza trasformare l’efficienza individuale in isolamento.

Il futuro dell’IA sul lavoro dipenderà quindi non solo dalla qualità degli strumenti, ma dalle regole con cui aziende e team decideranno di usarli.

FAQ

Quanti lavoratori preferiscono i chatbot ai colleghi?

Sì, secondo l’indagine di MyIQ, circa il 74% dei lavoratori che usa IA preferisce porre quesiti ai chatbot invece che ai colleghi.

Perché i dipendenti scelgono l’intelligenza artificiale?

Sì, i dati di Adobe indicano che il 68% si sente più a proprio agio nel rivolgere domande banali a un modello generativo.

Quale generazione si sente più disconnessa?

Sì, l’analisi di Workday rileva che la Gen Z ha una probabilità 12 volte maggiore della Gen X di sentirsi completamente disconnessa.

L’IA migliora l’autonomia dei lavoratori?

Sì, l’inchiesta di ZDNET riporta che il 71% degli intervistati si percepisce più autosufficiente e il 62% più sicuro nelle decisioni autonome.

Come è stata verificata questa analisi?

Sì, il contenuto nasce da un’analisi approfondita e da una verifica incrociata della nostra Redazione su numerose fonti, tra cui Hardware Upgrade.

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