Governo Meloni rilancia rientro pensionati in Italia con nuove agevolazioni

Ddl FdI sui pensionati esteri: cosa prevede, per chi e perché
Il nuovo ddl 1495 di Fratelli d’Italia, presentato in Senato, punta a far rientrare in Italia i pensionati italiani residenti fuori dall’Unione europea, offrendo un’aliquota Irpef sostitutiva e forfettaria del 4 per cento. L’agevolazione è riservata a chi trasferisce la residenza fiscale in piccoli comuni italiani sotto i 3mila abitanti, con l’obiettivo di garantire maggiori entrate fiscali e contrastare lo spopolamento delle aree interne. Il provvedimento, all’esame della commissione Finanze e Tesoro, è stato illustrato in audizione il 24 febbraio da Inps, Anci, Anpci e Uncem, che ne hanno valutato sostenibilità finanziaria e platea potenziale di beneficiari.
In sintesi:
- Aliquota Irpef sostitutiva del 4 per cento per pensionati italiani rientrati da Paesi extra-Ue.
- Obbligo di residenza in piccoli comuni con meno di 3mila abitanti per ottenere l’incentivo.
- Inps: misura non genera effetti negativi per la finanza pubblica nazionale.
- Criticità su esclusione dei pensionati con trattamenti in regime internazionale pro rata.
Come funziona l’incentivo fiscale e chi può beneficiarne
Il ddl 1495, depositato il 15 maggio 2025 dal senatore Domenico Matera (FdI) e successivamente sottoscritto dalla senatrice Anna Maria Fallucchi, introduce nel Tuir il nuovo articolo 24-quater. La proposta prevede una fiscalità fortemente premiante per i titolari di pensione italiana che risiedono da almeno cinque anni in Paesi extra-Ue e scelgono di rientrare, stabilendo la residenza in comuni con popolazione non superiore a 3mila abitanti.
L’aliquota Irpef sostitutiva del 4 per cento si applicherebbe a tutti i redditi non già tassati in Italia, inclusi quelli prodotti all’estero e quelli erogati da istituti previdenziali italiani, per i primi quindici periodi d’imposta successivi al trasferimento. L’obiettivo dichiarato è duplice: riportare in Italia redditi oggi tassati (o non tassati) fuori confine e orientare tali rientri verso territori fragili, afflitti da spopolamento e riduzione dei servizi essenziali, senza generare minori entrate per l’Erario.
Sul piano tecnico, il provvedimento si inserisce accanto al già esistente articolo 24-ter del Tuir, che disciplina altre forme di imposta sostitutiva per soggetti con redditi prodotti all’estero, creando però possibili sovrapposizioni per i pensionati in regime di totalizzazione internazionale.
I numeri Inps, il nodo dei regimi internazionali e le criticità da correggere
In audizione, il direttore Inps Gianfranco Santoro ha illustrato il quadro statistico. Nel 2025 le pensioni erogate in regime internazionale sono state 675mila, in crescita dell’1,3 per cento dopo anni di calo fino al 2024. I pensionati nati in Italia con pensione in regime nazionale pagata all’estero sono circa 35mila, con un esborso complessivo di 846 milioni su 1,1 miliardi totali, pari al 71 per cento del monte pensioni all’estero. L’importo medio annuo netto è vicino a 2mila euro per il regime internazionale, contro circa 24mila euro per il regime nazionale.
La platea con redditi oltre 25mila euro rappresenta il 27 per cento del totale e tre trattamenti su quattro di questa fascia sono erogati in Paesi extra-Ue, target centrale del ddl FdI. Al contrario, il 45 per cento dei trattamenti rientra nella no tax area (fino a 8.500 euro annui), con impatto tributario ridotto. Sul fronte geografico, tra il 2018 e il 2025 sono aumentati gli espatri verso Spagna (+75 per cento), Portogallo (+141 per cento) e Tunisia (+255 per cento), mentre calano sensibilmente gli spostamenti verso Stati Uniti (-40 per cento), Australia (-51,9 per cento) e Canada (-51,7 per cento).
Secondo Santoro, alla luce di questi dati, “si può affermare che la disposizione non produce effetti negativi per la finanza pubblica”, perché gli effetti positivi di gettito della tassazione agevolata compenserebbero i rientri che sarebbero comunque avvenuti. Tuttavia, l’Inps segnala una criticità: la formulazione attuale sembrerebbe escludere i pensionati con trattamenti liquidati pro rata in regime di totalizzazione internazionale, oggi potenzialmente destinatari dell’imposta sostitutiva di cui all’articolo 24-ter Tuir.
Per evitare incertezze applicative, l’istituto raccomanda di chiarire esplicitamente nel testo se l’intento del legislatore sia includere anche questa categoria, integrando il perimetro soggettivo del nuovo 24-quater.
Prospettive per i piccoli comuni e scenari futuri di concorrenza fiscale
Se approvato nella versione attuale, il ddl FdI potrebbe trasformare alcuni piccoli comuni sotto i 3mila abitanti in poli di attrazione per pensionati italiani oggi residenti in Paesi extra-Ue, soprattutto per i trattamenti medio-alti. L’effetto combinato, tra redistribuzione territoriale della popolazione anziana e incremento del gettito Irpef, andrebbe monitorato nel medio periodo per misurare l’impatto reale su servizi locali, mercato immobiliare e sistemi sanitari regionali.
Un ulteriore elemento da valutare riguarda la concorrenza fiscale internazionale: la fine o la revisione di regimi agevolati in Paesi come il Portogallo potrebbe spingere nuovi flussi di rientro verso l’Italia, rendendo il 4 per cento sostitutivo un fattore competitivo. La sfida sarà conciliare equità fiscale, sostenibilità delle finanze pubbliche e attrattività per pensionati spesso ancora economicamente attivi sui territori, ad esempio tramite consumo locale, investimenti immobiliari o microimprenditorialità.
FAQ
Chi può accedere all’aliquota Irpef sostitutiva del 4 per cento?
Possono accedere i titolari di pensione italiana residenti da almeno cinque anni in Paesi extra-Ue che trasferiscono la residenza fiscale in Italia, in un comune con popolazione non superiore a 3mila abitanti.
Per quanti anni dura l’agevolazione fiscale prevista dal ddl 1495?
L’agevolazione fiscale al 4 per cento, secondo il testo del ddl, si applica per i primi quindici periodi d’imposta successivi a quello in cui il trasferimento della residenza fiscale diviene efficace.
I pensionati con trattamento in regime internazionale pro rata sono inclusi?
Attualmente, secondo l’Inps, sembrerebbero esclusi dalla lettera del testo. L’istituto suggerisce di chiarire l’inclusione dei pensionati in regime di totalizzazione internazionale integrando esplicitamente il perimetro soggettivo dell’articolo 24-quater.
Quali pensioni all’estero sono oggi più rilevanti per l’Erario italiano?
Risultano più rilevanti le pensioni in regime nazionale pagate all’estero, che rappresentano circa il 71 per cento degli importi complessivi, con un importo medio annuo di circa 24mila euro, rispetto ai trattamenti in regime internazionale pro rata.
Da quali fonti è stata elaborata l’analisi su ddl pensioni e Inps?
L’analisi è stata elaborata sulla base di informazioni derivate congiuntamente dalle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, opportunamente rielaborate dalla nostra Redazione.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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