Gomorra Le Origini svela volti inediti: i personaggi che cambiano le regole del crimine di Napoli
Indice dei Contenuti:
Protagonisti oltre Savastano
Gomorra – Le Origini si apre su una Napoli del 1977 dove il futuro boss è ancora un ragazzo, ma la scena non appartiene solo a lui. Accanto al quindicenne Pietro Savastano (Luca Lubrano), cresciuto senza genitori e affamato di riscatto, si muove una cerchia di coetanei che ne accompagna l’ascesa e ne misura l’ambizione. Manuele Caputo (Mattia Francesco Cozzolino), sveglio e risolutivo, è la mente pratica del gruppo; Lello Caputo (Antonio Del Duca) sogna il calcio e una via d’uscita dalla strada. Toni (Junior Rancel Rodriguez Arcia), generoso e spericolato, e Fucariello (Antonio Incalza), orfano irrequieto, completano la banda, sospesa tra piccoli colpi e bisogno di appartenenza.
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Il modello da imitare per Pietro è Angelo ‘A Sirena (Francesco Pellegrino), carismatico gestore di una bisca e di un negozio di abbigliamento “americano” per conto dei Villa: bello, audace, magnetico, simbolo di un riscatto possibile ma incatenato alle logiche dei clan. Accanto a lui orbitano Mimì (Antonio Buono), Tresette (Ciro Burzo) e ‘A Macchietta (Luigi Cardone), amici e satelliti di un carisma che attira e divora.
Sullo sfondo, figure destinate a riscrivere gli equilibri: Michele “’O Santo” Villa (Renato Russo), erede ambizioso; Don Antonio Villa (Ciro Capano), vecchia guardia del centro storico; Corrado Arena (Biagio Forestieri), re del contrabbando rispettato in tutta la città. Tasselli di un mosaico in cui le scelte dei ragazzi diventano destino.
Clan e potere nella Napoli del ’77
Nel 1977 i clan di Secondigliano si contendono il quartiere con metodi opposti e obiettivi comuni: controllo del denaro, della forza lavoro di strada, delle alleanze nel centro storico. Il baricentro è la famiglia Villa, dove la frattura generazionale diventa strategia: Michele “’O Santo” Villa (Renato Russo) spinge verso un crimine moderno, liquido, capace di scalzare i vecchi riti, mentre Don Antonio Villa (Ciro Capano) difende gerarchie, patti e silenzi.
Tra bische clandestine e boutique “americane”, Angelo ‘A Sirena (Francesco Pellegrino) è il volto seducente del sistema: fa cassa, crea consenso, funge da ponte tra i soldi che girano e i ragazzi che sognano. Ma il suo magnetismo ha un prezzo: obbedienza a ordini che restringono il campo d’azione, amicizie—Mimì (Antonio Buono), Tresette (Ciro Burzo), ‘A Macchietta (Luigi Cardone)—usate come scudo e leva.
Nel sottobosco, il contrabbando resta la rendita che decide gli equilibri: Corrado Arena (Biagio Forestieri), “re” delle bionde, tratta da pari con tutti e apre varchi insperati. Le carceri, infine, alimentano dottrine e catene di comando: ‘O Paisano (Flavio Furno) predica una camorra senza padroni, mentre la sorella Anna (Veronica D’Elia) traduce le idee in rete operativa. In questo scacchiere, ogni alleanza è temporanea e ogni successo esige un pegno.
FAQ
- Qual è il contesto temporale della serie? La storia è ambientata nella Napoli del 1977, tra periferia e centro storico.
- Chi guida gli equilibri criminali? La famiglia Villa, divisa tra la visione moderna di Michele ’O Santo e la tradizione di Don Antonio.
- Qual è il ruolo di Angelo ’A Sirena? È intermediario carismatico tra i soldi dei clan e la manovalanza giovanile del quartiere.
- Perché il contrabbando è decisivo? Grazie a Corrado Arena, il traffico di sigarette finanzia alleanze e sposta i rapporti di forza.
- Che peso ha il carcere nella narrazione? Le idee di ‘O Paisano nascono a Poggioreale e, tramite Anna, diventano strategia sul territorio.
- Come si inserisce Pietro Savastano? Osserva i clan e misura il potere, attratto dal modello di Angelo ’A Sirena e dal sistema dei Villa.
- Qual è la fonte giornalistica citata? I dettagli sui personaggi e sul contesto provengono dall’approfondimento pubblicato da Sky su Gomorra – Le Origini.
Figure femminili tra sogni e riscatto
Nel cuore della Napoli borghese emerge Imma Ajeta (Tullia Venezia), quindicenne determinata, figlia di gioiellieri, divisa tra liceo, conservatorio e l’idea di studiare in America. Crede nel merito, ma scopre presto la distanza tra opportunità e condizioni di partenza, in una città spezzata tra corso principale e periferie.
Lungo l’altra riva della stessa realtà, Annalisa Magliocca (Fabiola Balestriere), futura Scianel, vive un matrimonio segnato dalla violenza con un uomo intoccabile. Giovane madre, tiene insieme dignità e sopravvivenza con gesti minimi e lucidità feroce, mentre l’amicizia con Imma diventa spazio di respiro, complicità e resistenza silenziosa.
Le due traiettorie si specchiano: il talento di Imma si misura con i limiti sociali; la durezza di Annalisa si tempra nell’attesa di un riscatto possibile. In questa geografia morale, la scelta non è tra bene e male, ma tra strumenti di protezione e margini di libertà. Ogni gesto – una lezione, una prova in conservatorio, una fuga dai soprusi – pesa come una mossa in una città governata da clan, dove il prezzo della sicurezza è sempre negoziato.




