Fao avverte rischio catastrofe alimentare globale prolungata dalla crisi nello stretto di Hormuz
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Stretto di Hormuz, perché la crisi minaccia l’agroalimentare mondiale
Una prolungata chiusura dello Stretto di Hormuz rischia di trasformare l’attuale crisi di approvvigionamento in una catastrofe agroalimentare globale.
A lanciare l’allarme sono gli economisti della Fao, tra cui David Laborde e il capo economista Maximo Torero, insieme al Fondo Monetario Internazionale e al segretario generale Onu Antonio Guterres.
L’area, cruciale per il transito di fertilizzanti, pesticidi, carburanti e input chimici, incrocia i fronti della guerra in Medio Oriente e delle tensioni energetiche, con ripercussioni immediate sui Paesi più poveri.
Secondo le stime, tra il 20 e il 45% delle esportazioni mondiali di input agroalimentari essenziali dipende da questo collo di bottiglia marittimo, con effetti già visibili sui prezzi e sull’insicurezza alimentare globale.
In sintesi:
- Dal 20 al 45% degli input agroalimentari mondiali passa dallo Stretto di Hormuz.
- Almeno 45 milioni di persone in più sono esposte a insicurezza alimentare.
- I prezzi dei fertilizzanti potrebbero aumentare del 15-20% nella prima metà del 2026.
- Molti raccolti nell’emisfero nord sono già persi, soprattutto in Asia e Africa.
Nel loro podcast, David Laborde e Maximo Torero avvertono che l’attuale crisi logistica potrebbe degenerare in spirale inflazionistica entro fine anno.
La dipendenza di intere regioni da importazioni di fertilizzanti e input energetici rende il sistema agroalimentare vulnerabile: alcune nazioni fungono da “granai per l’export” mentre la produzione viene assorbita dagli allevamenti intensivi, ad altissimo consumo di concimi chimici.
La Fao richiama gli effetti a catena già visti dopo il Covid-19: shock logistici, rincari di fertilizzanti e carburanti, compressione dei redditi agricoli, aumento della fame nei Paesi a basso reddito.
L’Onu sollecita tutte le parti in conflitto a garantire la libertà di navigazione, mentre la Commissione europea studia un quadro temporaneo di sostegno per agricoltura, pesca e trasporti a corto raggio interni all’Unione.
Crisi dei fertilizzanti e nuovi rischi per fame e inflazione globale
La direttrice del Fondo Monetario Internazionale, Kristalina Georgieva, ha stimato che la guerra in Medio Oriente abbia aggravato l’insicurezza alimentare per almeno 45 milioni di persone, portando a oltre 360 milioni il numero di individui che soffrono la fame.
Il nodo critico sono i fertilizzanti azotati.
Chiusure di fabbriche e caro-gas hanno fatto schizzare i costi di produzione: secondo Argus Media, il prezzo dell’urea mediorientale è salito del 70% in poche settimane.
L’urea, principale concime chimico al mondo (46% di azoto), è essenziale per i raccolti di grano e cereali. Qatar e Iran forniscono circa il 45% della produzione globale di urea da gas naturale e oggi circa un terzo del commercio mondiale risulta fermo.
Hanno sospeso o ridotto la produzione impianti in Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Iran, Giordania e Qatar.
La Fao avverte che, a differenza del petrolio, il comparto fertilizzanti non dispone di riserve strategiche internazionali coordinate. Molti contratti prebellici sono stati congelati per “forza maggiore”, alimentando ulteriore volatilità.
Per la prima metà del 2026, la Fao prevede un rincaro medio dei fertilizzanti tra il 15% e il 20%.
“Una loro diminuzione significativa richiederebbe da 4 a 8 settimane dopo la riapertura”, spiega Maximo Torero, giudicando “improbabile che i prezzi tornino ai livelli di febbraio 2026 prima del terzo trimestre, se non addirittura entro fine anno”.
L’ultimo indice dei prezzi alimentari Fao, relativo a marzo, risulta ancora stabile grazie alle ampie scorte di cereali, ma le pressioni sono in crescita da aprile e dovrebbero intensificarsi a maggio.
Un ulteriore aumento dei prezzi dei concimi comprimerebbe i margini degli agricoltori, riducendo i raccolti e innescando nuove ondate di inflazione alimentare, con possibili rialzi dei tassi di interesse e rallentamento della crescita globale.
Raccolti già compromessi e finestre d’intervento sempre più strette
“Se lo Stretto di Hormuz si riaprisse immediatamente, l’impatto sarebbe positivo ma incompleto e disomogeneo”, avverte Maximo Torero.
Molti agricoltori devono già compiere scelte drastiche: cambiare colture in funzione della disponibilità di fertilizzanti, oppure ridurre le semine e destinare più superfici ai biocarburanti, incentivati dai prezzi elevati del petrolio.
Questa riconversione ridurrebbe però l’offerta alimentare globale.
Le differenze regionali sono marcate. Nell’emisfero nord la stagione di semina è già in corso: “è troppo tardi”, spiega Torero, per recuperare i raccolti in India, Bangladesh, Pakistan, Sri Lanka, Sudan, Kenya, Somalia, Turchia e Giordania, tutti fortemente dipendenti dai fertilizzanti del Golfo e già afflitti da insicurezza alimentare.
Una parziale via d’uscita riguarda i secondi raccolti in Asia: potrebbero ancora essere salvati se i fertilizzanti arriveranno entro 4-6 settimane.
Se lo stallo nello Stretto di Hormuz dovesse prolungarsi, la Fao suggerisce di attivare rapidamente canali finanziari multilaterali per i Paesi più esposti.
Secondo Torero, i meccanismi di compensazione della bilancia dei pagamenti del Fondo Monetario Internazionale e la “Finestra per gli shock alimentari” andrebbero utilizzati per garantire accesso urgente ai fertilizzanti, evitando una corsa ai sussidi che distorcerebbe la concorrenza.
La Fao ha già redatto una graduatoria di priorità basata sui calendari colturali e sui fabbisogni di concimi dei singoli Paesi. In parallelo, Fondo Monetario Internazionale, Agenzia Internazionale dell’Energia e Banca Mondiale avvertono che l’impatto della guerra è globale e “fortemente asimmetrico”, colpendo soprattutto i Paesi importatori di energia a basso reddito.
FAQ
Perché lo Stretto di Hormuz è cruciale per i fertilizzanti?
È cruciale perché tra il 20% e il 45% delle esportazioni mondiali di fertilizzanti, pesticidi e input agroalimentari essenziali transita proprio attraverso questo passaggio marittimo strategico.
Quanto stanno aumentando i prezzi globali dei fertilizzanti?
Stanno aumentando sensibilmente: la Fao prevede un rincaro medio del 15-20% nella prima metà del 2026, con punte maggiori per l’urea mediorientale.
Quali Paesi rischiano maggiormente l’insicurezza alimentare?
Rischiano maggiormente India, Bangladesh, Pakistan, Sri Lanka, Sudan, Kenya, Somalia, Turchia e Giordania, tutti fortemente dipendenti dai fertilizzanti del Golfo.
In quanto tempo potrebbero scendere i prezzi se lo Stretto si riapre?
Potrebbero diminuire significativamente solo dopo 4-8 settimane dalla piena riapertura, necessario per riavviare la produzione e riprogrammare le spedizioni globali.
Qual è la fonte delle informazioni riportate nell’articolo?
È derivata da una elaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborate dalla nostra Redazione.

